Martedì, 13 Novembre 2018 18:43

Sacha Naspini presenta “Le case del Malcontento” alla Fondazione Tronci

Lo scrittore Sacha Naspini Lo scrittore Sacha Naspini

Pistoia – Un mondo complesso di inganni, segreti e rivelazioni nell'ultimo romanzo di Sacha Naspini.

Le voci di Valentina Santini e Marco Leporatti, con l'introduzione di Giuseppe Previti per un'organizzazione di Diana Fantacci sono gli ingredienti che fanno da corollario alla presentazione del libro di Sacha Naspini "Le case del Malcontento" domenica 18 novembre ore 17 presso la Fondazione Luigi Tronci di Pistoia.

Associazione Culturidea, Amici della San Giorgio e del Giallo hanno scelto ancora una volta la Fondazione per dare voce e animare i personaggi di un romanzo che già molto fa parlare di sé.

Il libro comincia con la mappa del paese in cui la storia si evolve. A ogni casa viene attribuito un nome: Domenico, Alvise e Iolanda, Giovanna, Bar Due Porte, Piera, Emilio, Tabaccheria, Divo e Mirella, Niccodemo, Don Lauro, Achille, Renato, Bianciardi, Samuele Radi, Adelaide, Adele. Ognuno di questi nomi, insieme ad altri, prende le sembianze di uno dei narratori. Ogni capitolo comincia con un nome e quel nome racconta, e fa avanti e indietro col passato. Ogni nome si racconta e racconta un pezzo della vita di un altro. Ognuno conosce un segreto, e crede di tenere nascosti i propri, solo che a Le Case ciò è impossibile; il peso di ogni dolore o segreto è per forza di cose condiviso, e quasi mai per solidarietà; e condiviso per inevitabilità, per somma di fattori. Chi ha fatto del male lo ha fatto per causa di un altro paesano. Chi è stato fortunato, per timore che gli altri lo scoprissero, non ha goduto della propria fortuna. Chi ha tradito non ha potuto tenerlo nascosto, chi non ha mai tradito può passare per un traditore. Chi spia dalle finestre non sa di essere spiato. Chi ha ammazzato qualcuno può credere di farla franca. Chi è morto non lo è.

Naspini disegna un mondo bianco e grigio, un tessuto maledetto di inganni e segreti destinato a implodere su stesso, lo fa con un meccanismo narrativo bellissimo e molto preciso, mediante l’uso di un linguaggio che pesca dal dialetto, un linguaggio che usa suoni e tagli che spiazzano, che vanno a segno.

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