Mercoledì, 30 Agosto 2017 10:14

Pistoia, torna a splendere dopo i restauri l'antica Chiesa del Tempio

Particolare dell'altare della Chiesa del Tempio Particolare dell'altare della Chiesa del Tempio

di Marta Meli

Pistoia - Tra i luoghi più caratteristici e remoti di Pistoia troviamo la Chiesa di San Giovanni Decollato in via del Nemoreto, meglio conosciuta come Chiesa del Tempio.

Tornata finalmente a splendere dopo più di vent’anni – a seguito dei lavori terminati (per gran parte) lo scorso luglio – l'antica Chiesa del Tempio si è mostrata nuovamente ai suoi cittadini con una presentazione ufficiale.

I progetti, i lavori di restauro e le vicende storiche (parzialmente inedite) sono stati esposti dall’architetto Simone Martini e dalla storica d’arte Giulia Anabasi, alla presenza del vescovo di Pistoia monsignor Fausto Tardelli e del sindaco Alessandro Tomasi.

Un hospitium è documentato fin dal XI secolo nella zona extraurbana, successivamente posto fra la prima e la seconda cerchia di mura. Esso fu donato nel 1111 all'abbazia di San Salvatore di Fonte Taona, passò poi all'ordine dei Templari dal quale prese il nome di Tempio. Nel 1573 i beni dello spedale furono trasferiti in commenda all'Ordine dei Cavalieri di Malta e nel XVII secolo l'edificio fu radicalmente trasformato. La chiesa era annessa a quella di San Pier Maggiore e poi della Santissima Annunziata. Con la soppressione dell'Ordine di Malta, per tutto il XIX secolo, gli edifici passarono a privati, fino a che nel 1902 vi fu aperto un oratorio dei Padri Salesiani, sostituiti nel 1907 dai Padri Stimmatini. Intorno al 1840 la chiesa ebbe cura d'anime, ma senza un proprio territorio, rimanendo compresa entro i limiti della parrocchia della Santissima Annunziata.

“Una delle perle preziose che Pistoia custodisce segretamente – ha detto il vescovo – adesso è possibile ammirare la riscoperta e la rinascita di questo luogo straordinario artisticamente e storicamente, che tornerà presto ad essere un luogo di culto e di santa messa”.

“È fondamentale guardare allo sviluppo della chiesa, e alla sua storia iconografica, dal periodo cinquecentesco fino ai giorni nostri – ha spiegato Giulia Anabasi – così da comprendere al meglio l’importanza che hanno avuto i restauri nella valorizzazione dell’antico complesso”.

Nel 1500 la Chiesa e il complesso edificato subirono le conseguenze della decadenza dell’Ordine di Malta, ma nel 1570 il potere si stabilizzò. Nel 1534, a Pistoia, avvenne un miracolo: la “Madonna del Rastrello” (il venerato affresco trecentesco raffigurato nell’antiportico della chiesa) - secondo una dichiarazione del 1666 - volse miracolosamente lo sguardo. Questo evento caratterizzò la storia dell’intero edificio, attirando l’attenzione delle varie cariche pubbliche, religiose e civili. Ancora oggi l’autore della “Madonna del Rastrello” resta a noi sconosciuto, ma sappiamo quasi con certezza che facesse parte del filone artistico, dai tratti morbidi e i tenui colori, nato nel 1350 nella cappella di San Jacopo.

Tra il 1599 e il 1600, con Antonio de Medici (a capo del Priorato pisano e della Commenda pistoiese), avvennero i primi restauri all’interno della chiesa. Da una pianta unica si passò ai due absidi, venne poi costruito l’antiportico (che chiudeva il passaggio su via Nemoreto), mentre all’interno vennero posizionati i primi tre altari realizzati in legno dorato e mattoni. Nello spazio adibito agli altari furono posizionate le tre tavole (presenti ancora oggi): una attribuita a Sebastiano Vini (di fine 1500 e che in origine si trovava sull’altare maggiore), la “Madonna col bambino” e la “Crocefissione”.

Le evoluzioni artistiche e decorative hanno continuato a susseguirsi nel tempo. Nel 1700 fu sostituito il soffitto a cassettoni, poi fu completamente restaurata la facciata e fu inserito un nuovissimo altare marmoreo policromo, presente ancora oggi, realizzato da Romolo Tortoli, un operatore minore facente parte della cerchia classicista di Massimiliano Soldani Benzi. Tra le altre opere maggiori presenti nella Chiesa del Tempio, troviamo la testa del San Giovanni, realizzata probabilmente tra il 1300 e il 1500, vivamente espressiva e finamente curata nel dettaglio (specie nella lunga barba e nei folti capelli ricciuti).

Fino al periodo di guerra, il Tempio fu il centro del mondo cattolico pistoiese, assieme al suo teatro (l’attuale cinema Roma). In seguito divenne il punto di riferimento dei giovani pistoiesi: un vero complesso di ritrovo e riunione, aperto a tutti, da sempre dedicato alla carità e all’accoglienza. Con la morte di Don Sirio, parroco della chiesa per 40 anni (dal 1954 al 1994), l’edificio non fu sconsacrato, ma comunque abbandonato. Nel tempo, l’umidità del terreno (verificatasi già nel 1700) e le ricostruzioni in cemento peggiorarono la condizione dell’edificio storico, aumentandone la necessità di restauro.

“Prima di intervenire con il restauro dobbiamo affidarci alla conoscenza, alla scoperta, alle analisi, alle indagini e allo studio approfondito delle origini e delle radici storiche – ha concluso Simone Martini – oltre agli attenti lavori strutturali e a quelli degli altari in stucco, sono state utilizzate tempere all’uovo che hanno soddisfatto pienamente le nostre aspettative, donando un tocco sopraffino all’incantevole bellezza dell’intero edificio, riemerso ad oggi in tutto il suo decoro”.

 

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