Giovedì, 05 Ottobre 2017 15:27

“Il Cinquecento a Firenze”: un viaggio affascinante tra i maestri del Rinascimento

Una sala della mostra a Palazzo Strozzi Una sala della mostra a Palazzo Strozzi

di Andrea Capecchi

Firenze – Un'affascinante retrospettiva sui grandi maestri del Cinquecento fiorentino e non solo.

La mostra “Il Cinquecento a Firenze”, inaugurata a Palazzo Strozzi lo scorso 21 settembre e visitabile fino al prossimo 21 gennaio 2018, offre al visitatore una panoramica esauriente sulla pittura e la scultura nella Firenze medicea del pieno Rinascimento.

Tra i protagonisti di questa fervida stagione, tra le più importanti nella storia dell'arte italiana, si annoverano artisti come Michelangelo, Pontormo, Rosso Fiorentino, Giambologna e Vasari, insieme a tanti altri “minori” – ma non per questo meno significativi – interpreti della maturità artistica raggiunta dal Rinascimento fiorentino.

Le opere esposte, poco più di settanta, sono poste in dialogo e in relazione grazie a un allestimento ben curato e a pannelli esplicativi che consentono al visitatore di compiere un percorso cronologico attraverso le varie fasi di un periodo così ricco e complesso.

Una rapida ricognizione sullo sviluppo del Rinascimento a Firenze introduce alla seconda sala, vero cuore della mostra, che presenta grandi tavole e pale d'altare del primo Cinquecento. Sono dipinti maestosi, che stupiscono e affascinano per la vivacità dei colori, le linee morbide dei panneggi che si armonizzano con le sfumature, il realismo drammatico nella rappresentazione dei personaggi. Quattro opere, tutte sullo stesso tema sacro, catturano l'occhio del visitatore: sono le quattro Deposizioni di Vasari, Bronzino, Rosso Fiorentino e Pontormo. Quest'ultima, scelta come immagine di copertina della mostra, spicca per le stupende sfumature e alternanze tra i colori azzurro, rosso e rosa in tutte le loro tonalità, per le linee nette che delimitano i contorni delle figure umane, per l'espressività drammatica e il realismo che pervadono la scena.

Si prosegue poi attraverso quelle opere che risentono in maniera diretta dello spirito della Controriforma e dei provvedimenti presi dal Concilio di Trento sul nuovo assetto delle chiese cattoliche e sulla nuova funzione didattica assunta dalle immagini sacre. A dominare la scena sono pale d'altare con soggetto prevalente la crocifissione, in cui scompaiono le scene affollate, le poche figure sacre assumono un significato didascalico e il Cristo trionfante diventa simbolo della Chiesa rinnovata.

La quarta sala è dedicata alla ritrattistica ufficiale con autori i pittori fiorentini del secondo Cinquecento, che presentano una certa varietà di stili con alcune anticipazioni della ritrattistica barocca. Da segnalare gli interessanti lavori di Alessandro Allori, per anni attivo alla corte di Francesco I dei Medici e testimone del vivace clima culturale promosso a Firenze dal mecenatismo del granduca.

La riscoperta del mondo classico e il fascino esercitato dai modelli greci e latini rappresentano una costante nell'arte rinascimentale, che a Firenze raggiungono piena maturazione con le sculture del Giambologna e i dipinti di Jacopo Zucchi, veri e propri “trionfi” di allegorie e miti classici.

La mostra è conclusa dagli esiti seicenteschi della pittura fiorentina, che in questo periodo è attenta alle influenze e alle avanguardie provenienti da altre scuole italiane come quella emiliana e quella romana. Su questo scenario si staglia l'Annunciazione di Jacopo da Empoli, testimonianza dell'incontro fra la pittura devota e “popolare” tipica dell'età della Controriforma e la ricerca di nuove forme di armonia e luminosità, sotto l'influenza dell'opera caravaggesca.

 

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