Domenica, 08 Ottobre 2017 11:19

La “lotta” contro i falsi miti nella poesia visiva di Elena Marini

Elena Marini alla presentazione della mostra Elena Marini alla presentazione della mostra

di Andrea Capecchi

Pistoia – Siete pronti per la Rivoluzione?

L'interrogativo si pone a conclusione del percorso di visita della mostra “La lotta poetica continua”, nuova personale di Elena Marini ospitata presso lo Studio 38 Contemporary Art Gallery di corso Amendola.

Ed è proprio una necessaria “rivoluzione”, non tanto politica, quanto culturale e di costume, che le opere dell'artista e poeta visivo suggeriscono al visitatore, attraverso immagini dirette e d'impatto costruite a partire dalla tecnica del collage.

Ritagliando e riprendendo foto tratte da cartelloni pubblicitari e riviste commerciali dagli anni Settanta ad oggi, Elena Marini dà vita ai suoi SPOT, una sorta di “ready-made all'incontrario” dove il senso e il significato originario dell'immagine vengono reinterpretati, spesso stravolti e completamente rovesciati, con l'aggiunta di singole parole o brevi testi che creano un nuovo legame interpretativo tra la parola e l'immagine. L'opera diventa così il risultato di una iniziale destrutturazione e di una successiva “ricostruzione” secondo la sensibilità dell'artista; una sensibilità che l'osservatore può condividere o meno, ma con la quale è inevitabilmente chiamato a confrontarsi.

Con “La lotta poetica continua” Elena Marini torna ad affrontare il tema della critica, ora più polemica e diretta, ora più sarcastica e sottile, ai falsi miti della società contemporanea, una società “appariscente, consumistica, pornografica” dove l'individuo si confonde nella massa e perde la propria identità.

Ed ecco, allora, il “romanticismo fatto a pezzi” delle immagini pubblicitarie dove la figura femminile diventa strumento di consumo e di commercio, interprete di una bellezza artefatta e ingannevole; un volto di donna tirato e quasi trafitto da spilli, accompagnato da un lapidario “è la moda” che troppo spesso ci costringe all'omologazione e alla vana ricerca del successo; e poi “la società dei perdenti” e “il mondo salvato dai poeti”, metafore di un uomo che, nonostante tutto, non può rinunciare alla sua spinta creativa, oltrepassando le barriere e i limiti imposti da un certo modello sociale.

Una mostra efficace, che stimola riflessione e curiosità interpretativa, ponendo il visitatore di fronte a situazioni non metafisiche, ma di stringente quotidianità, di fronte alle quali è difficile rimanere perfettamente indifferenti.

 

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