Sabato, 21 Ottobre 2017 12:55

“Una vita in Italia”: in mostra al Museo Marini la scultura di Kenjiro Azuma

Kenjiro Azuma e Marino Marini negli anni Cinquanta Kenjiro Azuma e Marino Marini negli anni Cinquanta

di Andrea Capecchi

Pistoia – Per la prima volta il Museo Marini ospita l'arte del grande sculture giapponese Kenjiro Azuma, in un raffronto con l'opera del suo modello e maestro Marino Marini.

Una mostra fortemente voluta da Mami Azuma, figlia dell'artista venuto a mancare lo scorso anno, che ha inteso rendere omaggio alla memoria del padre, con partiocolare attenzione aila sua vicenda umana e artistica, ai rapporti con Marino e allo stretto legame con l'Italia e Milano, sua autentica città “adottiva”.

Mami Azuma, la madre Shizuyo Azuma e Maria Teresa Tosi, direttrice della Fondazione Marino Marini, tre donne, amiche ed estimatrici del filo che unisce Marino e Azuma, si ritrovano e rendono omaggio all’arte giapponese intrisa di concetti e temi mariniani. Un nuovo parallelismo, un inedito raffronto dedicato all’arte contemporanea che fa tornare azuma “a casa”, nell’Italia accogliente, ospitale, e nella Milano centro vivace di arte e sperimentazione che sin dagli anni Cinquanta indicò allo scultore giapponese la strada per il futuro, con gli strumenti, la visione, l’amicizia, l’anima dell’arte italiana interpretata dai colori e dalle forme di Marino.

Dopo Aurelio Amendola e l’artista e amico catalano Juan Mirò, si apre il terzo atto della ricca programmazione con la quale la Fondazione, in collaborazione con il Comune di Pistoia, celebra al Museo Marini l’amore per l’arte internazionale nella cornice di Pistoia Capitale italiana della Cultura. Dal 21 ottobre fino al 7 gennaio 2018 sarà possibile ammirare una selezione di opere di Kenjiro Azuma che testimonia, ripercorre e racconta “Una vita in Italia” trascorsa dall'artista. L’allievo più talentuoso di Marini che diventa assistente e poi maestro, la cui vicenda biografica e artistica è presentata attraverso un percorso cronologica che si intreccia, non a caso ma per scelta, con l’arte e il linguaggio dell’artista pistoiese.

La mostra, curata da Ambra Tuci e Francesco Burchielli, è realizzata con il contributo di Fondazione Alta Toscana e si avvale del testo critico di Marco Bazzini.

“Gli bastò sfogliare una monografia di Marino in una libreria di Tokyo – ricorda Mami a proposito del padre – per capire che l’arte italiana sarebbe stata una delle linee guida della sua vita. Fu in quel momento, con la determinazione che contraddistingueva un ventenne orientale, che decise di partire per Milano, nel 1956, attraversare il pianeta e solcare i cieli con un volo lungo 56 ore e rendersi protagonista di una identità artistica che avrebbe segnato profondamente il suo destino. Vedendo le opere di Marino, Kenjiro scopre non solo il suo maestro, ma anche l’Italia, in un momento storico in cui, anche a causa delle difficoltà linguistiche, le telefonate internazionali erano mediate dal centralinista dell’allora compagnia telefonica”.

Nel mettere a confronto per la prima volta il lavoro dei due artisti, la mostra “Una vita in Italia” esalta l’amicizia, la sintonia, il pensiero comune. “Marino – ha aggiunto Maria Teresa Tosi – ha spinto Azuma a leggere dentro di sé, a esprimere se stesso e la sua filosofia orientale, a tirar fuori la propria identità. È in quest’ottica che la Fondazione Marino Marini presenta alcune delle sculture più significative di Kenjiro Azuma che variano per tipologia e natura dalle prime più tradizionali a quelle più emblematiche del suo lavoro; opere che, nella loro sintesi, con i loro pieni e i loro vuoti, esprimono quello che per l’artista veramente esiste d’importante nella vita, il modo di convivere”.

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