Lunedì, 23 Ottobre 2017 12:17

Siena celebra il grande artista Ambrogio Lorenzetti

nella foto il quadro che raffigura San Benedetto nella foto il quadro che raffigura San Benedetto foto di Andrea Dami

dall'inviato Andrea Dami

Siena – Ambrogio Lorenzetti oggi a Siena è di casa, come lo fu circa dal 1290 quando vi nacque e divenne pittore come il fratello Pietro detto il Vecchietta, perché più anziano di alcuni anni rispetto ad Ambrogio, probabilmente nato a Castiglione d’Orcia alla fine del Duecento.

Di Ambrogio non si conosce la data certa della sua nascita, ma conosciamo quella della sua prima opera Madonna col Bambino (Museo d’Arte sacra di San Casciano Val di Pesa) del 1319, come riporta l’iscrizione sulla tavola, oltre ai documenti che testimoniano l’incarico di dipingere su tavola o ad affresco numerosi lavori. Sappiamo che nel 1324 entra in possesso di una casa a Siena grazie alle gabelle pagate, mentre nel 1343 acquista un pezzo di terra lavorativa presso la curia di Bibbiano, per arrivare al fatidico 1348, un triste anno perché infuria la peste. Il 9 giugno di quell’anno Lorenzetti farà testamento pensando alla moglie e alle tre figlie. Ma in una nota in calce si apprende che l’eredità (morte anche le figlie) è andata alla Compagnia della Vergine Maria, come aveva indicato l’artista nelle sue ultime volontà e che la suddetta Compagnia, già nel corso dell’anno, mette a “pigione” sia la casa di Ambrogio, sia le altre proprietà.

Oggi, senza ombra alcuna, possiamo dire che fu, come dimostrano chiaramente le opere esposte nella bellissima mostra a lui dedicata nelle sale di Santa Maria della Scala (piazza Duomo), uno degli artisti più grandi dell’Europa trecentesca. Ecco l’importanza di questa esposizione senese curata da Alessandro Bagnoli, Roberto Bartalini e Max Seidel e del corposo catalogo (SilvanaEditoriale) documento veramente prezioso sull’opera di Lorenzetti che lo scultore, orafo, architetto Lorenzo Ghiberti definisce a buon ragione: “huomo di grande impegno” e soprattutto “dotto”, “nobile disegnatore”, “molto perito nella teorica di detta arte”.

La mostra “Ambrogio Lorenzetti” è stata preceduta sia da un’intensa attività di ricerca, sia da importanti campagne di restauro, che hanno permesso agli studiosi Bagnoli, Bartalini e Seidel di ricostruire la straordinaria attività di Lorenzetti nella sua Siena, anche perché nella città si conserva quasi il settanta per cento delle opere (oggi) conosciute del pittore. Questa mostra è anche l’occasione di vedere quelle che furono prodotte proprio per alcune chiese della città, appartenenti al Musée du Louvre, alla National Gallery di Londra, alle Gallerie degli Uffizi, ai Musei Vaticani, allo Städel Museum di Francoforte, alla Yale University Art Gallery e che vanno a completare il percorso artistico di Ambrogio Lorenzetti. Le potremo ammirare fino al 21 gennaio 2018, per cui affrettiamoci ad organizzare la visita e, se viaggerete con Trenitalia (biglietto direzione Siena), avrete diritto alla riduzione sull’ingresso.

Ambrogio Lorenzetti era conosciuto soprattutto per gli affreschi del Palazzo Pubblico di Siena, le Allegorie e gli Effetti del Buono e del Cattivo Governo in città e nel suo contado (sappiamo che la data del pagamento per i dipinti eseguiti nella sala della Pace è del 1338), le cui immagini si trovano anche sui libri di storia. Una grande opera ad affresco che, oltre ad essere un meraviglioso manifesto dell’etica politica della città di Siena nella tarda età comunale e in specie del governo senese dei Nove, anticipa il modo di rappresentare il “mondo” che lo circondava, disegnando gli uomini intenti al lavoro dei campi, alla costruzione delle case, ma anche gli eventi atmosferici come la rappresentazione di una tempesta nella quale, come scrive il Ghiberti, spiccava la “grandine folta e poi i campi innevati… dando un effetto che possiamo definire “realistico”.

Rimanendo rapito da questo antico “paesaggio” senese, mi torna alla mente il “verismo” del paesaggio, o meglio della “natura” che gli orientali rappresentavano sui loro paraventi; certamente è rappresentazione mistica, opposta alla visone di Ambrogio, che però potrebbe essere stato stimolato a prestare maggiore attenzione alla natura, al suo paesaggio senese e questo lo possiamo ipotizzare dai contatti che stavano avvenendo tra il mondo dell’antica Toscana e quello della lontana Cina e lo possiamo vedere in quelle due figure (teste) di orientali che partecipano al Martirio di sei francescani, nella basilica di San Francesco a Siena. Penso al viaggio di Marco Polo, contemporaneo di Ambrogio, che con il padre Niccolò e lo zio Matteo giunse nel Catai e a quelli che prima di lui attraverso la “via della seta” arrivarono in quel “mondo” lontano, portando, ma anche riportando a casa, immagini, usi e costumi.

Guardando il grande affresco nella sala della Pace non dobbiamo dimenticare che il nostro pittore Ambrogio Lorenzetti, oltre a dipingere, partecipava personalmente all’attività politica della sua città, come attestano alcuni documenti del tempo.

Come non citare Giorgio Vasari, che nel 1568 dice di Ambrogio: “più tosto di gentiluomo e di filosofo che artefice”, confermando che fu un fine intellettuale in grado di esprimere al meglio tanto i vari aspetti del reale quanto i più elaborati concetti teologici e questo ci porta alle opere esposte in Santa Maria della Scala. Ne cito alcune: il ciclo di affreschi staccati della cappella di San Galgano a Montesiepi (Chiusdino), che furono strappati nel 1966 dal pistoiese Giuseppe Gavazzi e il polittico della chiesa di San Pietro in Castelvecchio a Siena, ricomposto e riunito con l’originaria cimasa raffigurante il Redentore benedicente; la Madonna che allatta il Bambino; Il miracolo delle navi granarie; il trittico di San Michele arcangelo che sconfigge il drago di Badia a Rofeno; Madonna col Bambino e i santi Pietro e Paolo; la Tempesta sulla città di Tana (resti del ciclo dedicato al francescano Pietro da Siena nel chiostro di San Francesco a Siena); la Maestà di Massa Marittima; I quattro Santi del Museo dell’Opera del Duomo di Siena; il trittico della Piccola Maestà.

L’esposizione “Ambrogio Lorenzetti”, in corso in Santa Maria della Scala, è la summa di un progetto eseguito “in più tappe”, che fu avviato nel 2015, come questo giornale riportò correttamente, con l’iniziativa “Dentro il restauro”, progetto mirato ad approfondire la conoscenza dell’attività dell’artista, ad una migliore conservazione delle sue opere e a favorirne l’avvicinamento da parte del pubblico grazie al contributo del MiBACT per Siena Capitale Italiana della Cultura 2015. Possiamo aggiungere che la ricerca è strumento di tutela. Quel 2015 fu creato anche un gruppo di lavoro composto da giovani storici dell’arte formatisi all’Università di Siena (stile figurativo, linguaggio iconografico, committenza, provenienza delle opere, conservazione).

Ricordo il cantiere di restauro “aperto” che fu fruibile da chi visitava il complesso di Santa Maria della Scala. I restauri sono proseguiti con l’apertura di altri due cantieri, il primo nella chiesa di San Francesco, volto al recupero degli affreschi dell’antica sala capitolare dei frati francescani senesi, e l’altro nella chiesa di Sant’Agostino, nel cui capitolo Ambrogio Lorenzetti dipinse un ciclo di storie di Santa Caterina e gli articoli del Credo.

"Con la mostra “Ambrogio Lorenzetti” – afferma il direttore del Santa Maria Daniele Pittèri –fortunatamente si sta abbandonando la logica delle grandi mostre blockbuster per abbracciare quella della riscoperta e della riflessione monografica sui grandi artisti del passato, per cui questa esposizione dedicata a Lorenzetti assume un valore che va oltre l’impatto dell’evento. Possiamo aggiungere quanto ha detto il sindaco Bruno Valentini. Questa mostra, oltre all’indubbio valore culturale, ha anche un valore civile, in particolare per una città come Siena che sta uscendo dalla crisi che l’ha investita nell’ultimo decennio e in generale in un momento in cui la riflessione sul “bene comune” è molto attuale. Ha un valore metodologico, perché gruppi di lavoro diversi, afferenti a istituzioni diverse (Comune, Università, Soprintendenza), hanno saputo lavorare in parallelo guidati da un obiettivo comune, rilanciando un livello di collaborazione istituzionale che è fondamentale per gestire grandi progetti. Ha un valore per il Santa Maria della Scala perché, grazie a questa mostra e agli investimenti dell’amministrazione comunale, si ripresenta sullo scenario nazionale come un museo a tutto tondo, con offerte temporanee e permanenti e con una dotazione infrastrutturale, soprattutto in termini di sicurezza, pressoché unica in Italia".

Il percorso espositivo della mostra è arricchito inoltre dalla presenza di un’audioguida in più lingue e da alcuni interventi videofilmati, sia di taglio informativo che di taglio suggestivo/narrativo. L’esposizione, promossa e finanziata dal Comune di Siena, gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, del patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e della Regione Toscana e può essere considerata tra le più importanti organizzate quest’anno nel nostro paese.

Curiosità tecniche: la realizzazione dell’allestimento a cura di Opera-Civita è stato progettato dallo studio Guicciardini & Magni Architetti. L’orario: lunedi, mercoledi e gioverdi dalle ore 10 alle ore 17; venerdi dalle ore 10 alle ore 19; sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 20. Martedi chiuso.

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