Giovedì, 26 Ottobre 2017 15:00

“Oltre il possibile”: il genio di Escher in mostra a Palazzo Blu

Un'immagine della mostra di Escher a Palazzo Blu (foto di Giovanni Fedi) Un'immagine della mostra di Escher a Palazzo Blu (foto di Giovanni Fedi)

di Andrea Capecchi

Pisa – Geometrie surreali, prospettive ipnotiche, architetture impossibili e paradossali: il mondo di Escher arriva in mostra a Palazzo Blu con una monografica che raccoglie tutti i capolavori dell'artista olandese.

Personalità eclettica, non ascrivibile a nessuna precisa corrente artistica, Maurits Cornelis Escher (1898-1972) rappresenta ancora oggi un artista sui generis, capace di tenere il pubblico incollato con lo sguardo sulle sue incisioni e xilografie, alla costante ricerca del particolare mutevole, dell'assurdo, del paradosso.

Una mente geniale che, seppur non confortata da brillanti conoscenze a livello teorico e matematico, è stata in grado di avvicinarsi alla rappresentazione del concetto di infinito nell'arte figurativa. Le serie di oggetti e animali in continua metamorfosi, i cicli infiniti, lo studio delle forme geometriche e dei loro limiti, la costruzione di figure caleidoscopiche tendenti ora all'infinitamente grande, ora all'infinitamente piccolo: tutti elementi ricorrenti nell'opera di Escher che senza dubbio continuano ad affascinare il pubblico e a creare ovunque meraviglia e stupore, come testimoniato anche dal vasto utilizzo editoriale e commerciale registrato dai suoi capolavori.

La mostra, allestita in nove sezioni secondo un ordine tematico, ricostruisce allo stesso tempo la vicenda biografica e artistica di Escher, introducendo il visitatore alle varie fasi di produzione, dalle opere giovanili a quelle della piena maturità e del successo.

Il giovane Escher, dopo gli studi in Olanda, compie numerosi viaggi in Italia e tra gli anni Venti e Trenta soggiorna per alcuni periodi in Toscana, lasciando come testimonianza le incisioni con le vedute paesaggistiche in bianco e nero delle città di Firenze, Siena e San Gimignano. Già iniziano a manifestarsi gli interessi di Escher per la rappresentazione degli spazi geometrici e i forti contrasti del chiaroscuro: attratto sempre di più dall'arte matematico-razionale di matrice ebraica, e stimolato dalla fioritura dei movimenti europei d'Avanguardia, il giovane incisore imprime una direzione sempre più precisa alla propria arte. Decisivo è il viaggio in Andalusia con la visita dell'Alhambra di Granada, dove entra in contatto con le geometrie, gli intrecci e le rappresentazioni aniconiche della cultura islamica.

Ne deriva un percorso artistico tra i più originali, arricchito dalle molteplici sfide che l'autore affronta, mettendosi alla prova e misurandosi con prove espressive di difficile rappresentazione. In primo luogo le serie delle metamorfosi, in cui diversi oggetti e animali cambiano colore e forma in uno sviluppo dagli esiti inaspettati, talvolta inquietanti e sconcertanti, come nella “Marcia dei rettili”, dove le lucertole prendono vita direttamente nello studio dell'artista. Domina questa sezione come il capolavoro “Metamorfosi II”, una striscia di quattro metri che combina diversi soggetti attraverso una serie di passaggi di impressionante virtuosismo tecnico e creativo. Per meglio evidenziare la costruzione e la composizione di quest'opera così particolare da parte di Escher, la mostra dedica una sala a una videoinstallazione circolare che illustra al visitatore, comodamente seduto al centro, le diverse fasi e i passaggi studiati dall'autore nella realizzazione della striscia.

Un'altra importante sezione è riservata alle geometrie e ai ritmi che Escher riprende in parte dalla tradizione decorativa islamica e medievale (interessante, in questo senso, l'accostamento con alcune decorazioni lapidee del romanico pisano), in parte dalla sua rivisitazione in senso artistico e poetico delle regole matematiche. Sono le incisioni dove l'artista olandese esplora i confini della geometria e cerca di oltrepassarne i limiti, in particolare nella ricerca dell'effetto di infinito: ne scaturiscono opere ipnotiche come “Sempre più piccolo”, “Limiti del cerchio” e “Il nastro di Moebius”.

La terza sezione che merita di essere segnalata, sia per i capolavori raccolti, sia per la fortuna che ha assegnato all'artista, è quella dedicata alle architetture fantastiche e paradossali. Le strutture architettoniche concepite da Escher sfidano le regole della prospettiva classica e giocano ad ingannare l'osservatore, attraverso deformazioni prospettiche e ambienti dove curve, linee, scale e pilastri si intersecano in modo cupo e suggestivo. Capolavori come “Relatività”, “Salita e discesa”, “Cascata” e “Belvedere” testimoniano la straordinaria abilità di Escher nel rendere credibili delle architetture altrimenti impossibili e irrealizzabili.

Ma Escher non è stato solo questo: la mostra di Palazzo Blu ha infatti il merito di compiere una ricognizione completa sull'artista e la sua opera, che include anche la ritrattistica, le vedute di paesaggio, i disegni preparatori, le nature morte, fino al celebre “Autoritratto in uno specchio sferico” che chiude idealmente l'esposizione.

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