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Giovedì, 05 Marzo 2015 01:00

Le opere di Jacques Lipchitz donate a Prato, esposte a Palazzo Pretorio

da sinistra Michel Semff , Simone Mangani, Marzia Faietti, Rita Jacopino, Matteo Biffoni da sinistra Michel Semff , Simone Mangani, Marzia Faietti, Rita Jacopino, Matteo Biffoni Foto di Andrea Dami

di Andrea Dami

Prato – Jacques Lipchitz, considerato il primo scultore cubista, nacque in Lituania a Druskieniki nel 1891. Dopo aver ottenuto il diploma in Arti visive, nel 1909 va a Parigi.

Nel 1913 conosce Diego Rivera che fa sia il suo ritratto, sia quello di Amedeo Modigliani secondo la visione, o se preferite, la tematica cubista. Gli presenta anche Pablo Picasso e diventeranno amici.

Espone al Salon d’Automne del Grand Palais e il suo lavoro incontra apprezzamenti anche da parte dello scultore Auguste Rodin. Così procede nella sua intensa attività artistica, dai bronzi alle sculture di legno “smontabili”, dai gessi ai “trasparenti” (che realizza con cartone e cera ricoperti di bronzo) e conosce nuovi amici e nuovi galleristi con i quali inizia un rapporto di lavoro. Insomma, come qualcuno ha detto: “diventa uno dei protagonisti della nascita e dello sviluppo del nuovo linguaggio nella Parigi delle prime due decadi del Novecento.

Nel 1917 collabora con Picasso, Braque e Apollinaire alla rivista “Nord-Sud” e in quell’anno Modigliani lo ritrae insieme alla moglie. È nel 1930 che Lipchitz rivela un vero interesse per la scultura pubblica, ma nel 1940, quando i tedeschi occupano Parigi, Lipchitz, di origine ebraica, si trasferisce a Tolosa e dopo un anno emigra a New York dove continua il suo lavoro di scultore, esprimendo anche “la disperazione per il trauma della Seconda guerra mondiale”.

Le mostre si susseguono come le commissioni. Nel 1954 viene presentata al MoMa di New York un’ampia retrospettiva del suo lavoro, mentre nel 1958 una grande mostra itinerante viaggia per l’Europa e così molti potranno “vedere” l’opera di Jacques Lipchitz. Nel 1961-62 visita l’Italia e inizia a lavorare presso la Fonderia Tommasi di Pietrasanta, che diventa così il suo secondo studio. Continuano le mostre e i lavori di Lipchitz, anche di grandi dimensioni, ed è nel 1972 che vengono esposte, in una grande mostra, alcune sue opere al Metropolitan Museum of Art di New York, ma nel maggio del 1973 muore a Capri.

I disegni e i gessi che aveva sempre tenuto con sé passarono alla Jacques and Yulla Lipchitz Foundation di New York e, grazie al suo presidente avv. Hanno Mott, figlio della signora Yulla Lipchitz, e alla mediazione del collezionista Giuliano Gori, ben 21 sculture in gesso, un bronzo e 43 disegni della collezione sono stati donati alla città di Prato e da oggi li possiamo ammirare al Museo di Palazzo Pretorio. Questo evento “arricchisce l’offerta del Museo pratese – ha detto il sindaco di Prato Matteo Biffoni – ma soprattutto si dà vita a un progetto congiunto di alto livello che apre la porta a una collaborazione tra istituzioni. Un’esperienza che continueremo a ripetere”.

I gessi, che l’artista Lipchitz ha sempre conservato con cura, documentano, insieme ai disegni, il suo lungo percorso artistico che va dagli anni del Cubismo alle tendenze surrealiste, alle forme dell’ultima fase della sua produzione, che possiamo definire “classiche”. Insomma com’è stato scritto e possiamo vedere: è “un incontro degli opposti, spontaneità e completezza, energia formale della tradizione e impeto sperimentale”.

Nelle sale del Museo pratese è visibile (fino al 3 maggio 2015) questo progetto espositivo dal titolo: “Jacques Lipchitz a Monaco, Firenze e Prato. Disegni per sculture 1910-1972”, percorso che continua a Firenze, agli Uffizi, sia nella Sala Detti del Gabinetto Disegni e Stampe, sia nella Sala del Camino al Piano Nobile, che si compone di 62 opere, tra disegni, acqueforti e un interessante taccuino di schizzi (che sono stati esposti a Monaco, alla Staatliche Graphische Sammlung). Due mostre nel segno di uno dei protagonisti del nuovo linguaggio figurativo sviluppatosi nella Parigi dei primi del Novecento.

“Le tre donazioni delle opere di Lipchitz al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, alla Staatliche Graphische Sammlung di Monaco e al Museo Palazzo Pretorio di Prato – ha evidenziato Marzia Faietti, direttrice del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi – mostrano una tale complementarietà nella sezione della grafica che non poteva non essere sottolineata in occasione della mostra fiorentina”. Il lascito al Gabinetto Disegni e Stampe risponde alle caratteristiche della storica collezione universalmente nota per gli autori più antichi, che nasce intorno al 1665 quando Leopoldo de’ Medici (fratello del granduca Ferdinando II e futuro cardinale) incarica Filippo Baldinucci di ordinare, classificare e accrescere la propria raccolta di disegni, anche di artisti contemporanei, documentando aspetti rilevanti dell’arte non solo italiana, in particolare verso la grafica degli scultori e questo ci porta all’oggi, all’opera di Jacques Lipchitz.

“Se oggi possiamo accogliere una serie di opere di questo grande artista, ciò si deve anche al contributo fondamentale dell’amico Kosme de Barañano, che ha fatto della sua professione di storico dell’arte una fusione perfetta di passione e grande professionalità – come ha scritto Giuliano Gori sul catalogo (“Jacques Lipchitz, sculture e disegni”, Silvana Editoriale) –. Le opere di Jacques Lipchitz in Toscana, oltre a essere un patrimonio pubblico inestimabile, saranno anche una traccia per raccontare alle generazioni future la storia del Novecento, i suoi avvenimenti artistici e l’evoluzione della cultura sulla quale abbiamo costruito il nostro presente”.

A Prato – Palazzo Pretorio – la mostra è visitabile tutti i giorni dalle ore 10.30 alle 18.30 (ingresso libero). Martedi chiuso.

A Firenze – Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi – la mostra è aperta tutti i giorni dalle ore 8.15 alle 18. Lunedi chiuso.

 

 

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