Sabato, 02 Dicembre 2017 15:30

Scuderie del Quirinale, in mostra un Picasso “inedito”

Pablo Picasso, "Il flauto di Pan" Pablo Picasso, "Il flauto di Pan"

di Andrea Capecchi

Roma – Un Picasso inedito e tutto da scoprire quello in mostra alle Scuderie del Quirinale per l'esposizione “Picasso tra Cubismo e Classicismo”.

La mostra raccoglie un centinaio di capolavori esposti e scelti dal curatore Olivier Berggruen, in collaborazione con Anunciata von Liechtenstein, con prestiti di musei e collezioni eccellenti, dal Musée Picasso e dal Centre Pompidou di Parigi alla Tate di Londra, dal MoMa e dal Metropolitan Museum di New York al Museum Berggruen di Berlino, dalla Fundació Museu Picasso di Barcellona al Guggenheim di New York.

Con il cubismo Picasso inizia a smantellare la tradizionale separazione tra le diverse tecniche artistiche, fondendo in un'unica opera elementi propri della costruzione pittorica e scultorea. L'artista ottenne la sua “estetica della discontinuità” attraverso varie tecniche di assemblage, modi diversi per decontestualizzare gli oggetti dai loro spazi abituali, creando relazioni incongrue e offrendo così associazioni metaforiche.

La mostra inizia proprio dalla decostruzione della figura umana attuata da Picasso durante il periodo trascorso a Parigi negli anni tra il 1914 e il 1918. L'artista adotta un linguaggio di superfici piatte e articolate che ricorda l'art deco, con un uso intenso e innovativo del colore. Tali sperimentazioni hanno un seguito significativo nel corso del soggiorno a Roma, dove il maestro spagnolo perfeziona e rinnova la propria arte. È grazie all'amicizia con il drammaturgo e poeta Jean Cocteau e alla relazione sentimentale con la ballerina russa Olga Khochlova che l'artista si trasferisce a Roma a più riprese a partire dal 1917.

Il periodo trascorso in Italia risulta decisivo nella formazione di Picasso, che si concentra sullo studio della figura umana e dà vita a quella che la critica ha definito la “fase neoclassica” della sua produzione artistica. Fino alla prima metà degli anni Venti realizza ritratti di personaggi della Commedia dell'Arte, come il celebre Arlecchino, e della compagnia dei “Balletti Russi” di Sergej Djagilev, che ha più volte occasione di seguire.

Tuttavia Picasso, pur associato al clima artistico e culturale delle Avanguardie di inizio Novecento, non resta impassibile di fronte al contatto con l'arte classica.

Durante la visita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli l'artista osserva con meraviglia i marmi della collezione Farnese, rimanendo colpito dal contenuto mitologico e dal gigantismo delle figure, che suscita in lui un vero e proprio pathos. La lezione dei modelli classici è riscontrabile in parte nella produzione pittorica dell'artista nei primi anni Venti, con l'abbandono dello stile del "neo primitivismo" per abbracciare un linguaggio di emozioni depurate, come nel capolavoro "Il flauto di Pan" (1923), la cui monumentalita, benché priva degli aspetti allegorici e narrativi dei dipinti precedenti, ricorda le figure seminude e ieratiche dell'arte classica romana.

Al secondo piano, la mostra propone una retrospettiva completa sul soggiorno italiano di Picasso a Roma e Napoli. Sono qui raccolti appunti, documenti, fotografie, disegni preparatori, manifesti e opuscoli, a testimonianza della straordinaria stagione creativa che l'artista spagnolo attraversò in tale occasione, restando affascinato da alcuni aspetti della cultura italiana e rielaborandoli secondo la propria sensibilità.

 

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