Venerdì, 08 Dicembre 2017 20:35

Volti contro la pena di morte: intervista a Daniele Capecchi

Un'immagine della mostra di Daniele Capecchi Un'immagine della mostra di Daniele Capecchi

di Andrea Capecchi

Firenze – Una personale di dieci ritratti di personaggi più o meno noti contro la pena capitale.

Con la mostra “Pietro Leopoldo contro la pena di morte: da Sacco e Vanzetti a Liu Xiaobo” il pittore pistoiese Daniele Capecchi ha segnato un nuovo, significativo passo nella propria esperienza artistica, proponendo una galleria di ritratti di personaggi storici più o meno noti al grande pubblico, legati dal tema, putroppo ancora attuale, dell'applicazione della pena di morte.

Per Capecchi è stata l'occasione non solo per celebrare con una nuova personale la Festa della Toscana (che ricorre proprio nell'anniversario dell'abolizione della pena capitale e della tortura nel codice penale toscano ad opera del granduca Pietro Leopoldo), ma anche per misurarsi con uno stile diverso nella ritrattistica finora eseguita.

L'esposizione si è tenuta dal 30 novembre al 6 dicembre presso il Teatro della Compagnia di Firenze, con il patrocinio del Consiglio Regionale della Toscana e del Comune di Pistoia, il sostegno della Fondazione Caript e la collaborazione con la sessantaduesima edizione del Premio Letterario Internazionale Ceppo Pistoia. Il catalogo della mostra è edito da Settegiorni.

Una personale che parte da Pietro Leopoldo e arriva a Liu Xiaobo...

Il filo tematico della mostra è la pena di morte, rappresentata da personaggi che purtroppo ne sono rimasti vittime o ne sono sopravvissuti dopo anni di prigionia e di lotta contro il braccio della morte. Ma l'aspetto più significativo, che ci deve invitare alla riflessione, è che tutti questi personaggi sono stati condannati ingiustamente e si sono rivelati in seguito innocenti.

La mostra unisce volti noti e altri praticamente sconosciuti.

Al di là di figure note come il cinese Liu Xiaobo, premio Nobel per la Pace nel 2010, o gli italiani Sacco e Vanzetti, o ancora l'attivista afroamericano Abu Jamal, mi è interessato ricercare e portare all'attenzione del pubblico persone comuni, oggi viventi e non, la cui esistenza è stata profondamente segnata dalla condanna a morte, in alcuni casi eseguita, in altri convertita nel carcere a vita o nella grazia.

C'è però anche un forte messaggio di speranza.

Ho voluto inserire fra i ritratti anche quelli di Ray Krone o Kirk Bloodsworth, che dopo lunghi anni di battaglie legali per dimostrare la propria innocenza sono usciti dal braccio della morte e sono stati rimessi in libertà, iniziando poi importanti campagne per l'abolizione della pena di morte.

Dieci uomini legati da un filo rosso, come il colore dominante dei ritratti.

Ho scelto il rosso perchè è un colore fortemente simbolico, che evoca lo spargimento di sangue provocato dalla pena di morte (anche se dai suoi sostenitori viene presentata all'opinione pubblica come una soluzione “rapida e indolore”). Inoltre ben si adattava alla nuova tecnica che ho utilizzato: è una pittura più rapida e marcata, con pennellate veloci e rabbiose, con l'acrilico poggiato direttamente sulla tela.

Alla base di tutto c'è comunque una coerente convinzione personale.

Non mi sarei messo a dipingere questi ritratti se non fossi stato profondamente convinto del messaggio che intendo lanciare con queste opere. Ritengo che la pena di morte sia una punizione disumana per chi la subisce, una forma di vendetta dello Stato contro un supposto assassino che talvolta si rivela innocente. Sono favorevole alla sua abolizione: compito dello Stato non è giustiziare, ma assicurare una giustizia efficace e reale.

Saresti disposto a esporre questi o altri dipinti in Paesi dove vige tuttora la pena di morte?

Non ho nè lo spessore nè lo spirito per considerarmi un artista politicizzato, non mi piacciono le forme di boicottaggio che danneggiano le persone molto prima che i governi. Ci andrei e cercherei di impormi con questi temi, poi magari mi cancellano la mostra o mi arrestano! Ma se sono coerente con il mio pensiero, mi sento in dovere morale di fare un tentativo per sensibilizzare il pubblico su questo argomento.

Una mostra pensata per questa occasione ma dal significato universale. Hai in mente sviluppi futuri?

A breve dovrei portare questa mostra anche a Pistoia in collaborazione con il Premio Ceppo, visto che l'idea è nata e si è sviluppata insieme a Fabrizio Iacuzzi, presidente dell'Accademia del Ceppo. Comunque esiste l'idea concreta di portare questa esposizione in tour in altre città della Toscana e non solo.

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