Giovedì, 14 Dicembre 2017 17:43

A Bologna la “mostra sospesa” di Orozco, Rivera e Siqueiros

Un'opera esposta sulla rivoluzione messicana Un'opera esposta sulla rivoluzione messicana

Bologna – Palazzo Fava ospita una mostra dedicata ai tre maggiori esponenti del “muralismo” messicano.

Doveva essere inaugurata il 13 settembre del 1973 a Santiago del Cile, come testimonianza di solidarietà e amicizia da parte di una nazione vicina come il Messico, arrivata alla democrazia dopo una rivoluzione sanguinosa e sostenuta da una nuova forma di espressione popolare fondata sull’idea post romantica della libertà: il muralismo.

Ma due giorni prima il generale Augusto Pinochet ruppe gli indugi ed effettuò il golpe che lo mantenne al potere nei diciassette anni successivi. E così, i quadri di José Clemente Orozco, Diego Rivera e David Alfaro Siqueiros vennero imballati in fretta e furia e imbarcati su un aereo dell’Aeroméxico insieme alla vedova e i due figli dell’ex presidente Salvador Allende. Nessuno vide neanche uno di quei quadri inediti e la collezione ritornò nei musei messicani da dove provenivano.

Per questo, da allora, diventò per tutti “la exposición pendiente”, la “mostra sospesa”, simbolo allo stesso tempo di arte popolare e di lotta per la democrazia.

La mostra, aperta fino al prossimo 18 febbraio 2018 negli spazi espositivi di Palazzo Fava, propone 68 opere tra le più significative della pittura muralista messicana, riconosciute patrimonio nazionale messicano e appartenenti al Museo Carrillo Gil, al Museo Nacional de Arte e al Museo de Veracruz. La collezione, che è patrimonio nazionale messicano per il suo alto valore artistico e i contenuti sociali, arriva per la prima volta in Europa. "E' una mostra che ha un fascino assolutamente unico perché alla sua indubbia bellezza si aggiunge il valore storico legato ad un periodo estremamente critico per tutta l'America Latina", spiega Fabio Roversi Monaco, Presidente della Fondazione Genus Bononiae-Musei nella Città.

Alla base dell'esperienza artistica dei tre autori vi era la presa di coscienza che l'arte dovesse trattare temi sociali, ma soprattutto infondere fiducia nel progresso. Il muralismo messicano, infatti, produsse opere politico-ideologiche, con l'obiettivo di creare una nuova identità nazionale. Nel Manifesto per gli artisti d'America, scritto da Siqueiros nel 1921, si proclamava la necessità di "creare un'arte monumentale ed eroica, umana e pubblica, con l'esempio diretto e vivente dei nostri grandi maestri e le straordinarie culture dell'America pre-ispanica".

Si tratta dunque di una forma d'arte visiva realizzata su superfici murarie, di forte impatto visivo e di notevole valenza ideologica, rivolta alla collettività che la ospita, in grado di essere fruita da larghi strati di popolazione, sulla scia degli esiti culturali della rivoluzione messicana.

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