Martedì, 02 Gennaio 2018 11:03

Le “rivoluzioni” della pittura russa di inizio Novecento in mostra a Bologna

Vassilj Kandinskij, "Su bianco" Vassilj Kandinskij, "Su bianco"

di Andrea Capecchi

Bologna – Non solo rivoluzioni politiche, ma anche rivoluzioni artistiche nella storia della Russia di inizio Novecento.

Con la mostra “Revolucija: da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinskij” il Museo d'Arte Moderna di Bologna propone un interessante e avvincente viaggio alla scoperta della Avanguardie russe del secolo scorso e dei risultati artistici più significativi di questo periodo così fervido e intenso. L'esposizione è stata resa possibile dalla collaborazione in esclusiva con il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, dal quale provengono quasi tutte le settanta opere esposte.

La mostra illustra in maniera esauriente la grande stagione creativa della pittura russa di inizio Novecento, dal primitivismo di artisti come Larionov e Goncarova all'astrattismo di Kandinskij, fino alla definitiva affermazione del realismo socialista come espressione dell'ideologia del regime staliniano. Trenta anni in cui l'arte russa fu attraversata da stimoli, influenze e spinte innovative che andarono di pari passo con le trasformazioni politiche del Paese.

Le due rivoluzioni del 1905 e del 1917 ebbero forti riflessi anche nell'arte, così come i contatti degli autori russi con le Avanguardie parigine e la diffusione dei nuovi ideali artistici e compositivi di rottura radicale con la tradizione pittorica ottocentesca. La prima sezione della mostra, che funge da inquadramento generale della realtà russa in questo periodo storico, mette in risalto il diverso atteggiamento degli artisti russi di fronte al movimento rivoluzionario: da un generale sostegno alla lotta per la liberazione dall'autocrazia zarista si passa in alcuni casi, come per Chagall, a un progressivo distacco dal nuovo regime bolscevico e poi, con la presa del potere da parte di Stalin, a un'aperta critica alla nuova dittatura.

Gli ideali rivoluzionari del 1905 sono comunque ben presenti nella produzione artistica del periodo, come nel capolavoro di Ilija Repin “Il Manifesto del 1917” (scelto come immagine di copertina della mostra), in cui l'artista rappresenta la borghesia e i militari russi in festa per la concessione di una Costituzione di stampo liberale da parte del regime zarista.

Dall'affollata e animata “rivoluzione” di Repin, legata ancora a schemi post-impressionisti, si passa ai nudi femminili di Tatlin e al protocubismo di Altman, nel suo celebre ritratto della poetessa Anna Achmatova. Più legati all'arte tradizionale russa, ma rivisitata in chiave cubista e futurista, sono le opere di Natalia Goncarova, a cui la mostra dedica un'intera sala.

Si entra poi nel mondo affascinante ed enigmatico dell'astrattismo di Kandinskij e Malevich, protagonisti di una delle correnti d'avanguardia in assoluto più innovative e rivoluzionarie. È del 1920 "Su bianco", capolavoro di Kandinskij in cui l'artista opera una completa decostruzione delle figure, lasciando sulla tela morbide pennellate di colori tenui, con linee spezzate, onde, scacchiere, in una composizione che tuttavia ispira equilibrio e vitalità.

Chiudono la mostra due altre opere degne di menzione: "La passeggiata" di Marc Chagall, dipinto a tema autobiografico che unisce cubismo e fauvismo, e la “Vergine" di Kuzma Petrov Vodkin, interessante esempio di pittura a tema sacro che rompe con la tradizione ieratica delle icone russe, consegnando all'osservatore un volto di Maria profondamente vivo e umano.

Articoli correlati (da tag)

Liberamente