Martedì, 27 Febbraio 2018 10:00

La poesia nell'arte pittorica di Davide Puma

di Leonardo Cecconi

E' uno degli artisti più interessanti dell'intero panorama nazionale, ma vanta moltissimi ammiratori oltreoceano.

Davide Puma non ha seguito un iter accademico, ma si è approcciato all'arte da una decina di anni, seguendo le orme del fratello e divenendo, in breve tempo, un potente pittore contemporaneo. Come scrive sul sito personale, la natura e la riflessione del posto dell’uomo nell’universo sono al centro del suo lavoro; le sue tele sono immediatamente riconoscibili, sia per l’intensità dei soggetti, per la delicata cromia dei colori e per il particolare uso di spatola e pennello. “Mi sono approcciato al mondo della pittura a 34 anni, quando sono entrato in un momento di crisi personale ed ho iniziato a valutare una nuova strada per la mia vita. Mio fratello dipingeva da anni e vedendo che lui viveva con la pittura ho preso in considerazione questa strada, quindi è stata una passione venuta come esigenza di una via di fuga e un qualcosa che riuscisse a mettermi a mio agio nel mondo. Ho deciso di iscrivermi all’Accademia Balbo di Bordighera, dove ho incontrato fortunatamente il maestro Enzo Consiglio, che di fatto è stato il mio traghettatore e che, a distanza di anni, viene ancora a trovarmi per vedere i miei lavori. Fatta questa accademia per un anno, avevo anche l’esigenza di guadagnare e crearmi il mercato. Fin da piccolo l’artista figurativo era mio fratello e nonostante avessi delle capacità, ero molto più portato ed interessato verso la scrittura, la poesia e la musica, ma l’arte la seguivo in maniera anche più importante di mio fratello. Io giravo musei, mostre, gallerie e compravo libri di arte e appena si è creata la possibilità di questa nuova via, tutto si è immagazzinato velocemente ed è venuto fuori in maniera molto potente. La mia prima mostra è arrivata tre anni dopo il mio approccio alla pittura e molti si sono sorpresi di come, in poco tempo, abbia maturato la capacità di trattare il corpo umano e un tipo di sgrammatura pittorica che, solitamente, richiedono esperienza e tempo. Di natura sono ambizioso, quindi non mi bastava campare di pittura, ma volevo mettermi in rapporto con un mercato importante dell'arte senza considerare che, vista l'età, avevo anche bisogno di lottare contro il tempo. La mia veloce maturazione artistica ha stupito anche me, ma è frutto di tanto lavoro, perché ogni giorno dedicavo otto/dieci ore alla pittura. Adesso che il linguaggio pittorico è assimilato, credo di aver maggior bisogno di poesia, di visualizzare”.

L'impatto dei sui quadri, i particolari soggetti e le loro dimensioni, sono un qualcosa di estremamente riconoscibile e fin da subito l'artista sanremese ha ottenuto straordinari consensi. Con riferimenti artistici a grandi pittori del passato come Piero della Francesca o Felice Casorati, fino ad arrivare al contemporaneo norvegese Odd Nerdrum. “Per me è stato un divenire, ogni quadro ha portato ad altri quadri e pian piano ho capito il mio potenziale. Nella prima mostra ho un quadro, per me molto importante e che adesso tengo in studio, che mi ha messo sullo stesso piano degli artisti con cui avevo iniziato ed ho capito che potevo relazionarmi con una visione più ambiziosa. Si chiama “Io sono qui” ed è il ritratto di una ragazza a petto nudo, in maniera frontale ed in una posa molto classica, come i nudi di Caserati o le pose di Giacometti o Piero della Francesca. Il titolo era anche per mettere un punto e a capo, un punto cardinale della mia consapevolezza e per dire a chi non aveva creduto in me, che quel quadro era un mostrarsi e dimostrare le mie capacità. Fondamentalmente uso olio su tela. Quando ho iniziato, ho avuto l'esigenza di creare materia nella mia pittura ed in maniera spontanea ho iniziato a lavorare con la spatola, un attrezzo che nessuno ti può insegnare; devi sperimentare, lavorare sulla tela e trovare un proprio linguaggio, più del pennello che ha comunque dei codici stabiliti. Questo attrezzo mi ha dato la possibilità di personalizzare molto la pittura, con segni sopra i soggetti, evitando la riga e facendo vibrare la figura. Da un anno a questa parte, ho sentito l’esigenza di orchestrare la mia pittura e ogni luogo del quadro mi suggerisce l’attrezzo da usare; lavoro con le dita, la carta, i pennelli, i cutter ed ogni attrezzo può diventare un qualcosa per creare segni e vibrazioni. Metto, tolgo, gratto e diventa tutto più vibrante, perchè oggi è questo che sento di voler manifestare. Il mio limite è forse quella di preferire opere di grandi dimensioni, ma probabilmente è un'ambizione pittorica. I grandi quadri mi colpiscono maggiormente, mi fanno entrare dentro l'opera ed è una conseguenza dei nostri tempi, dove tutto deve essere quasi urlato con una potenza maggiore. Forse è un sinonimo di violenza, che ti deve colpire, mentre i piccoli quadri, che sono quelli dei grandi maestri, creano maggiore poesia. Ma ho esigenza del quadro che ti deve portare dentro, cosi come i giardini e cosi come le mie mucche, che sono quasi a dimensione naturale, perché voglio che si percepisca una presenza autentica”.

 

I suoi soggetti spaziano tra mucche volanti a grandezza naturale, cavalli, pesci, corpi, volti, ma negli ultimi tempi l'ispirazione a dipingere giardini magici. La scorsa estate infatti, Puma ha installato una personale conversazione con i luoghi della bellezza, tra Bordighera e Ventimiglia ed ha avuto una nuova fonte d'ispirazione. “In agosto ho dipinto in quattro luoghi speciali della mia zona, in musei, giardini ed una atelier storica. Sono capitato a lavorare ai Giardini Hanbury, tra i più grandi di Europa e che si trovano alla frontiera con la Francia. Mi hanno dato uno spazio dove ho lavorato nel mese di settembre ed inevitabilmente sono rimasto stimolato dalla vegetazione, perchè i giardini sono una sinfonia di forme e colori; ho capito che questa mia pittura fatta di cromatiche, segni, molto articolata, poteva avere una nuova via in questo soggetto. Adesso porto avanti questo progetto che mi ha regalato subito grandi consensi, ma lavoro anche su altro, visto che ho sempre bisogno di nuovi soggetti. I liguri sono chiusi caratterialmente ed inizialmente ho trovato poca apertura nei miei confronti da parte degli artisti locali, che successivamente si sono dimostrati molto generosi nella condivisione delle loro idee. Ho cercato di cogliere qualcosa da ognuno di loro, per poi conoscere il contemporaneo Velasco Vitali, che ha una pittura materica molto forte e dal quale ho tratto ispirazione, perchè ho capito che poteva essere un linguaggio molto utile per me; alla fine l'artista è una sorta di alambicco, che mescola e tira fuori un'essenza”.

Negli ultimi anni ha realizzato mostre personali a livello internazionale e ha partecipato a fiere d'arte in Europa e negli Stati Uniti, lavorando con gallerie d'arte in Italia, a Parigi, Londra, Ginevra e in Giappone (Kyoto). “I miei maggiori acquirenti sono gli americani, anche perchè ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare con gallerie estere o che che lavoravano con il mercato estero. Le mie prime gallerie sono state a Parigi e St. Paul de Vence, poi San Gimignano, Positano, una galleria di Londra e poi del Giappone. La vita sceglie il tuo percorso ed ho avuto la fortuna di sorpassare la crisi del mercato italiano, quella che c’è tuttora; questo mi ha messo nella condizione di avere un ritmo di vendite e consensi, quindi essere maggiormente stimolato per cercare nuove strade per la mia pittura. Il Giappone è un mercato molto difficile, molto nazionalista ed a meno che non tu sia una grande firma, anche storicizzata, non riesci ad avere vita facile. Francia e Londra sono mercati molto aperti ed esiste un linguaggio molto internazionale”.

 

“In questo momento ho una fila di progetti -termina il pittore sanremese- che ancora non hanno una data. Sto lavorando ad una mostra importante, con un catalogo che sarà una sorta di monografia dei miei lavori e sono stato invitato alla biennale di St. Paul de Vence, in Francia. Ho un progetto con Sara Taglialagamba della Fondazione Pedretti e proprio qui, avrò una personale nel 2019. Il professor Carlo Pedretti aveva visto un mio lavoro ed ha voluto incontrarmi; mi ha chiesto se poteva utilizzare una mia immagina per un suo libro sulla Battaglia di Anghiari e mi ha proposto di aprire la fondazione con una mia mostra, quindi sono rimasto senza parole. Per me la figura di Leonardo da Vinci è sempre stata di grandissima ispirazione e questa cosa l'ho trovata molto significativa”.

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