Venerdì, 06 Aprile 2018 15:19

Franco Guerzoni inaugura la personale “Chiedi alla polvere” alla Galleria Vannucci

"Piccola stanza", una delle opere più recenti di Franco Guerzoni (foto di Livia Fabiani) "Piccola stanza", una delle opere più recenti di Franco Guerzoni (foto di Livia Fabiani)

Pistoia - Sabato 7 marzo l'artista Franco Guerzoni sarà a Pistoia, per due eventi a lui dedicati fra letteratura e arte contemporanea.

Alle ore 18, presso la Galleria ME Vannucci (via della Provvidenza 6), Guerzoni inaugurerà la sua ultima personale, “Chiedi alla polvere”, curata da Silvia Evangelisti.

La mostra, che prende il titolo da un fortunato e importante romanzo di John Fante, racconta il percorso di un'artista di memorie dolci e struggenti. Di quelle piccole cose accantonate che la polvere della dimenticanza ricopre e che Guerzoni, con garbo e delicata confidenza, svela. Se sai chiedere alla polvere, la polvere risponde. Le sue tele racchiudono intime architetture che nessuno tempo potrà cancellare per il semplice fatto che ci appartengono. Sono architetture lievi ma importanti, delicate e sagge. Ricordano i muri di certe case vecchie, dove le crepe e le croste sono testimoni e testimonianze preziose, belle come lo sono le rughe delle donne, piene di vita dentro.

Guerzoni è un uomo d'arte e d'intrecci. Così la mattina alle ore 11, presso la sala Sinodale del Palazzo dei Vescovi, presenterà, nell'ambito del premio letterario Ceppo Pistoia, il suo ultimo libro “Oeuvre” con Silvia Evangelisti, Paolo Fabrizio Iacuzzi e Alberto Bertoni, e contestualmente il Tappeto/Opera “Motivi Vaganti”, proseguendo la via del dialogo fra l'Arazzo Millefiori e l'arte contemporanea iniziato lo scorso anno con il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto.

Questo evento nasce dalla solida e bella collaborazione con il Museo dell'antico Palazzo dei Vescovi, il premio letterario Ceppo, di cui la galleria è partner, e la galleria d'arte Antonio Verolino di Modena, che ha gentilmente prestato il tappeto.

Franco Guerzoni, modenese, all'inizio degli anni Settanta utilizza la fotografia come strumento di rappresentazione: del 1972 sono i suoi “Affreschi”, del 1973 le sue ”Archeologie” seguite dalle “Antropologie”, ricerca legata agli aspetti della stratificazione culturale e all'idea di “antico” come perdita. Negli anni Ottanta è impegnato nella realizzazione di grandi carte parietali che indagano l'idea di una geografia immaginaria, “Carte di viaggio”, “Grotteschi” e “La parete dimenticata”, alla fine degli stessi anni lavora sulla superficie intesa come profondità. Presenta “Decorazioni e rovine” in una sala personale alla Biennale di Venezia del 1990. Da allora continua, attraverso grandi cicli di opere, la sua indagine sul tempo e sulla poetica della rovina, una sorta di archeologia senza restauro.

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