Martedì, 10 Aprile 2018 15:48

Un Marino da scoprire: al Museo Marini in mostra sessanta opere inedite dell'artista pistoiese

Un momento dell'inaugurazione della mostra con i curatori (a sinistra) e il sindaco Tomasi (a destra) Un momento dell'inaugurazione della mostra con i curatori (a sinistra) e il sindaco Tomasi (a destra)

di Andrea Capecchi

Pistoia – Al Museo Marini di Pistoia apre i battenti una nuova collezione semipermanente, allestita in quattro sale espositive, dedicata a un Marino Marini insolito e tutto da scoprire.

Sessanta opere, che coprono cronologicamente buona parte dell'esperienza artistica di Marini, nelle quali il maestro pistoiese si mostra ancora più “innamorato” dei colri e della forma, liberando la propria creatività e dando vita a nudi, personaggi circensi e quadri di action painting.

Un “viaggio nell'anima” artistica di Marini, dalle prime acqueforti, realizzate come studente dell’Accademia di Brera negli anni 1917-1918 alle opere che siglano gli ultimi anni della sua vita, al centro di una parabola simbolica, gioiosa e colorata che vedono l'artista riconciliarsi con il mondo, ballare e divertirsi con i giochi di equilibrio, i salti e le acrobazie del mondo circense.

Nelle opere della nuova esposizione, provenienti dal ricco patrimonio di proprietà della Fondazione Marini e in gran parte mai esposte al pubblico, rivive tutta l’essenza del pensiero di Marino Marini, figurativo, astratto, pittorico, scultoreo, materico e sensibile. Un percorso, fatto di sogni e verità, poetica e tecnica, che il maestro rappresenta coerentemente con la funzione sperimentale del linguaggio dell’arte e delle sue molteplici espressioni tendendo in maniera costante al punto di coincidenza tra tradizione e modernità.

Il nuovo allestimento è curato da Ambra Tuci, coordinatrice di eventi, e Francesco Burchielli, responsabile della collezione della Fondazione Marino Marini.

“Con questa iniziativa, che si inserisce nel solco delle molte attività promosse dalla Fondazione negli ultimi mesi, anche in concomitanza con l'anno di Pistoia Capitale della Cultura – hanno sottolineato i due curatori – il Museo Marini vuole rinnovarsi, valorizzarsi e rendere visibili al pubblico alcuni capolavori di Marino fino ad oggi giacenti in deposito. Grazie al rinnovamento delle sale il Museo può contare su un nuovo spazio da dedicare a mostre semipermanenti come questa che, oltre a permettere la visione di opere altrimenti confinate al buio dei magazzini, approfondisce e arricchisce l'arte di Marino, evidenziando la complessità di questo maestro del Novecento e i suoi molteplici legami con artisti e correnti del secolo scorso”.

La mostra ha il merito di mettere in luce il talento proteiforme dell’artista e la presenza, sin dagli albori, di quei semi che nel corso della carriera si evolveranno, coltivati dall’amore per l’opera plastica e l’indagine della materia viva attraverso il colore, e si consolideranno come i capisaldi della poetica mariniana. Marino non abbandona i temi scoperti e trattati a quindici anni ma li sviluppa e li eleva a tratti distintivi nel corso della sua prolifica attività.

I primi studi, realizzati intorno agli anni Venti, denotano le capacità di un giovane disegnatore che si misurava con il genere figurativo e l’uso del chiaroscuro, spinto dal primo desiderio di esplorare la verità dell’esistenza. Inizia così il viaggio di Marino alla ricerca della storia dell'umanità, l’artista si sperimenta con quel sentimento dell'arte, quella sensibilità che lui stesso definiva improvvisa e inaspettata. Sono i primi esempi di quelle figure pittoriche e piccole sculture in terracotta che poi troveranno la loro espressione più matura nella creazione della Pomona, simbolo di fertilità e prosperità. Nel gruppo dei nudi il visitatore ha l’opportunità di confrontarsi con il volto e il talento pittorico di Marino Marini, conosciuto più come scultore. Nella produzione dell'artista assume un ruolo dominate l’attività che testimonia la passione per il colore e la grafica, alla base di quel gioco di commistioni tra i diversi linguaggi artistici che tanto attraeva il maestro.

A testimonianza poi del genio pittorico di Marino e delle sue immancabili relazioni con lo scenario internazionale, in una sala è esposta una sequenza di 24 composizione astratte, parte di un più numeroso corpo di opere, complessivamente quasi il doppio, dipinte nella primavera del 1960. Marino cede alla tentazione dell’astrazione e svela alcuni tratti insoliti e poco conosciuti della sua arte.

Se nella figura del Cavaliere e del Cavallo, in ogni epoca del percorso di Marino, si ravvisa la ricerca della storia dell'umanità, nelle composizioni e nelle scomposizioni delle opere che evidenziano l’influenza che l'artista subì dall’action painting, negli anni Sessanta al ritorno dal viaggio da New York, emerge la ricerca e l’affermazione del colore e della materia. Una texture di sovrapposizioni che il maestro, consapevole di vivere culturalmente in un momento storico, caratterizzato da grandi invenzioni, considerava uno strumento di conoscenza, un mezzo per raggiungere la sostanza più intima delle immagini e dell’impulso espressivo della sua parabola artistica.

La tecnica cara a Jackson Pollock, che fa colare vernice e colori su una tela di ampie dimensioni e che libera una tensione o un’emozione in maniera spontanea, sotto la guida del subconscio, piace a Marino tanto da decidere di portare a casa l’esperienza dell’action painting e rivisitarla nelle sue composizioni astratte. La tecnica espressionista statunitense approda così a Pistoia grazie al pennello di Marino, che attribuisce alla semplificazione, alla stilizzazione delle immagini e dei segni, alle composizioni scomposte animate da energia e materia, il compito di scavare nella verità e trovare l’essenziale nel punto di equilibrio e di fusione tra immagine e luce. Come Pollock, Marino danza intorno al colore alla ricerca di una forma e di uno stato d’animo.

Nell’ultima sala della mostra, Marino si confronta con la giostra di giocolieri e danzatrici: è la fase conclusiva della propria visione del mondo, che firma “Circo Marino” e rappresenta lo specchio in cui riflette se stesso al termine della vita artistica e umana. Il clima gioioso si intensifica nelle ultime sei opere datate 1978 tra cui “Il Circo” e “Giocoliere a cavallo”. E’ in questi lavori che il maestro appare felice, sereno, spensierato: Marino ritrova la pace nei colori accesi, in contrasto, e nelle forme che lo aiutano a fermare il tempo.

“Una mostra da vedere e consigliata a tutti, pistoiesi e non – ha commentato il sindaco Alessandro Tomasi, presente all'inaugurazione – che testimonia ancora una volta l'impegno della Fondazione Marino Marini per valorizzare il museo, le sua attività, il suo patrimonio artistico e, più in generale, la straordinaria opera del nostro illustre concittadino. Siamo soddisfatti e orgogliosi di poter promuovere simili iniziative, che certificano un consolidamento e una crescita culturale della città, anche dopo la fine dell'anno di Pistoia Capitale”.

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