Lunedì, 06 Agosto 2018 11:13

"La stagione della memoria", Ciantelli nelle Sale affrescate

Una panoramica sula mostra Una panoramica sula mostra

di Andrea Dami

Pistoia – Si è aperta, nelle Sale affrescate del Palazzo comunale, la mostra di Alessandro Ciantelli.

Il sottotitolo è invitante: “Le stagioni della memoria”, perché di memoria “parlano” le tele di Ciantelli in un arco di tempo abbastanza vasto.

Ciantelli1È un’antologica, come si dice, che, oltre ad essere una carrellata sul lavoro che Ciantelli iniziò quasi cinquant’anni fa, è anche un momento di festa o, se volete, di riconoscimento per i suoi settant’anni compiuti.

Il lavoro di Alessandro Ciantelli è solare, pieno di vita. Ama la campagna che abita e ne fa il suo mondo che attraverso la tecnica pittorica vuol condividere con noi. Sarebbe meglio e anche più giusto dire: “vorrebbe” condividere perché, come la storia ci insegna, nessuno è profeta in patria…

Questa antologica, che l’Amministrazione comunale ha ospitato nelle Sale Affrescate, “è stata realizzata – ha scritto il Sindaco Alessandro Tomasi – da un qualificato gruppo di curatori (Andrea Baldinotti e Maurizio Tuci) che all’interno della vasta produzione dell’artista hanno operato un’oculata scelta di opere di cui il catalogo (Tipografia Artigiana – Pistoia) rende testimonianza e ragione”. Quindi è l’occasione per “ascoltare” i racconti colorati di questa “voce” fresca e aggiungerei anche pura, che ci narra dalle opere degli anni Ottanta com’era allora la “sua” campagna che Ciantelli realizza portando avanti le “lezioni” dei pittori pistoiesi storici, da Landini a Fabbri, passando per Cappellini, che in un certo senso “hanno marchiato di pistoiesità” tutti gli artisti che sono nati contemporaneamente a loro e successivamente – e lo dico in senso positivo e affettuoso –, proprio per i colori dei loro paesaggi, quei colori che generosamente sa offrire la terra pistoiese intrisa di sudore e di storia artistica e poi per quella successione di pennellate ora larghe, ora lunghe, talvolta brevi e piene di materia: oltre i macchiaioli, oltre gli impressionisti…

Ci ricorda nel 1988 l’architetto Giovan Battista Bassi che Ciantelli si è “fatto da sé”, aggiungendo: “non so quanto sia appropriato parlare di autodidattismo”, perché il suo lavoro si sviluppa “più per incantamento che per raziocinante scelta”, trasmigrando – come scrive ancora Bassi – “da una pur apprezzabile pittura di genere ad un modo di dipingere più colto, più ricco di avvertenze culturali allargate”. E qui, nelle stanze delle Sale Affrescate, è più che evidente.

Ciantelli2Ciantelli ci parla anche di uomini, ne fa dei trittici, divenendo sempre più enigmatico. Rileva e ci rivela un problema: la fine della “terra” che un tempo veniva coltivata? E con essa la fine di quegli uomini che non hanno più quella cultura contadina di un tempo? Sicuramente semplice ma onesta. Il segno pittorico si allarga a dismisura, diventa graffio, graffito… un urlo “muto”, si potrebbe dire. Di protesta! E poi i frammenti di intonaco (alla Sergio Beragnoli), un pezzo di stoffa… i ricordi che ritornano pesantemente, ma anche la campitura che perde “corpo”, “realtà”, divenendo altro. Pennellate dorate che chiamano ad un “vuoto”, diverso dall’assenza perché pieno di “sacro” – come dice Cristina Tuci nel catalogo che accompagna la mostra –, o forse non vogliono evocare neppure quel fondo antico, che è il mondo dei santi. E poi Giaccherino, un’opera di quest’anno, che appare da questo oro ancestrale come un possibile “percorso pittorico credibile e con l’atteggiamento che lo contraddistingue, di umiltà e duro lavoro – scrive la Tuci –, ne esplora nuove possibilità ed evoluzioni” e io aggiungo: ci lascia uno spiraglio alla riflessione. Invece per il critico Andrea Baldinotti è quel verde cupo che è insondabile e dice: «M’appare ora quello d’una natura solo sognata, nutrita della stessa misteriosa bellezza che, nella memoria, bagna le stampe giapponesi».

Ciantelli lavora e fortunatamente continua a farlo in un luogo, come è stato detto, “che non s’è mai allargato”, ma che gli ha permesso di “viaggiare” oltre l’orizzonte fisico, in quello che sconfina nella poesia… nei ricordi appunto e che timidamente si nasconde agli occhi dell’uomo che è privo di curiosità culturale.

La mostra: “Alessandro Ciantelli – le stagioni della memoria” ha il seguente orario: dal martedì al venerdì 10-12/17-19 e il sabato e la domenica: 10-13/16/18. Chiuso il lunedì.

Chiuderà il 26 agosto 2018

 

 

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