Venerdì, 07 Settembre 2018 14:08

Al Centro Pecci, "Codice colore": le opere di Alessandro Grassi

Al Centro Pecci, "Codice colore": le opere di Alessandro Grassi foto Andrea Dami

di Andrea Dami

Prato – “Codice colore: opere della collezione di Alessandro Grassi”.

E' una ricca esposizione di opere di uno dei collezionisti d’arte contemporanea più significativi nella stagione del cosiddetto ritorno all’espressività pittorica e della ripresa figurativa che il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci – Fondazione per le arti contemporanee in Toscana ci presenta fino al 2 dicembre 2018, in concomitanza con il trentesimo anniversario della sua apertura avvenuta nel 1988.

Alessandro Grassi all’inizio acquistò opere della Transavanguardia, “perché è stato un momento di passaggio. Prima compravo qualche quadro gironzolando per le gallerie… la vera passione nasce forte negli anni Ottanta”. Poi allargò il proprio interesse per la pittura postmoderna prevalentemente dell’area tedesca e nordamericana. Negli anni Novanta si è appassionato a grandi artisti internazionale avviando, parallelamente alla pittura, un’importante raccolta di fotografia. Negli stessi anni ha sostenuto, inoltre, la giovane pittura italiana.

Nella mostra, curata da Stefano Pezzato, possiamo ammirare una selezione di opere della collezione Grassi (stimata in circa settecento “pezzi” di oltre duecentottanta artisti, di cui un centinaio di carattere fotografico) insieme ad alcuni prestiti sia del MART di Rovereto, sia di privati, “per delineare un percorso significativo seppure sintetico – scrive il curatore – che ha cercato di rispecchiare interessi e criteri del collezionista”, che vide i natali nel 1942 a Prato e poi la crescita a Milano.

Nell’esposizione delle opere possiamo individuare tre sezioni, ovviamente interconnesse tra loro. La prima è dedicata al colore, come recita il titolo della mostra, che “è stato sempre molto presente nella mia vita – scrive Grassi –, tanto è vero che nella scelta delle opere è proprio il colore, prima di qualsiasi altra cosa – della bellezza e della pittura, dell’interesse per il tema trattato – l’elemento determinante”, infatti vi troviamo tele di Mario Schifano, di Luigi Ontani, di Keith Haring e Andy Warhol.

Nella seconda possiamo ammirare opere che accesero l’interesse di Grassi, come due tele di Sandro Chia caratterizzate dal dinamismo espressivo impregnato di primitivismo, ma anche di esistenzialismo, o quella di Mimmo Paladino che affronta il tema sacro della crocifissione associandola a simbologie arcaiche su frammenti cromatici. Interessante il “ricamo” firmato Alighiero Boetti e Mimmo Paladino del 1989-91.

Ultima sezione: la fotografia. Dallo scatto di Timothy Greenfield-Sanders a quello di archeologia industriale di Bernd e Hilla Becher; dalla composizione fotografica di Gilbert & Georg agli scatti di strada di William Eggleston e di Stephen Shore.

Museo Luigi Pecci, viale della Repubblica, 277 – Prato.

L’orario di visita: tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 20; venerdi e sabato dalle ore 10 alle ore 23. Lunedi chiuso.

 

 

 

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