Martedì, 11 Settembre 2018 09:55

ll buddhismo e la poesia: i settant’anni di Roberto Carifi

di Tommaso Brunetti

Pistoia - “Nasco filosofo con una grande tensione verso la poesia".

 

"Una tensione, la mia, che si è poi sviluppata fino a rendermi filosofo, ma soprattutto poeta. La filosofia arriva fino ad un certo punto, da quel punto in poi c’è la poesia. La poesia parla del cielo, delle foreste degli uomini, fa un salto verso la verità”.

Sono queste le parole con cui sceglie di descriversi Roberto Carifi, poeta, filosofo e critico letterario nato a Pistoia settant’anni fa.

Elemento di spicco della cosiddetta corrente dell’ermetismo fiorentino ed unanimemente considerato uno degli esponenti più autorevoli della poesia italiana contemporanea, il filosofo pistoiese è stato autore di importanti raccolte di poesie, come “Ritratti dell’abbandono” e “Il segreto”, oltre che di interessanti traduzioni sia dal francese che dal tedesco.

Influenzato nei suoi componimenti giovanili dal pensiero di Martin Heidegger, Carifi in seguito a quello che colui definisce “l’incidente”, ovvero l’ictus che lo ha colpito nel 2004, ha sviluppato una diversa forma di sensibilità, fortemente improntata sul pensiero buddhista, che si può indubbiamente ritrovare all’interno delle sue raccolte più recenti, quale ad esempio “Tibet e il segreto”.

Un essere fortemente colpito dal dolore, quello che si ritrova all’interno dei componimenti del Carifi, che cerca disperatamente nuove forme di comunicazione per connettersi con la realtà che lo circonda. “

A dire il vero – ci ha confessato il filosofo pistoiese – mi sento un po’ cristiano e un po’ buddhista e credo che queste due influenze si riflettano entrambe nei miei versi”.

Altri elementi fondamentali che si possono ritrovare all’interno del pensiero del poeta sono la figura della madre, abbandonata dal marito quando il Carifi aveva soltanto tre anni ed il costante legame con la città di Pistoia, luogo natio mai abbandonato ed attuale città di residenza del poeta.

“In seguito all’incidente che mi ha colpito – ha dichiarato Carifi – avrei potuto ribellarmi alla malattia in molti modi, ad esempio entrando in depressione, ma non è ciò che mi è successo. Tale avvenimento ha anzi accentuato la mia appartenenza al dolore e ciò mi ha aiutato ad entrare in contatto con ciò che ci circonda”.

Elementi che potranno ulteriormente essere riscontrati nell’ultimo significativo lavoro del Carifi, una raccolta di circa 300 poesie che verrà pubblicata in ottobre dall’importante casa editrice “La Nave di Teseo”.

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