Venerdì, 21 Settembre 2018 16:45

I trent'anni del Centro Pecci: un po' inventario, un po' inventore

di Guendalina Ferri

Prato – Una linea del tempo, dal 1988 ad oggi.

È questo che i visitatori del centro per l’arte contemporanea Pecci si troveranno davanti da domani, nella prima sala della mostra “Il museo immaginato”.

La mostra è proprio un modo per ripercorrere i primi 30 anni del museo pratese. E anche un po’ di più: all’inizio della timeline si trova l’immagine del plastico del museo così come Enrico Pecci lo pensò e progettò, in memoria di suo figlio Luigi. “Il museo immaginato, appunto – sottolinea Cristiana Perrella, direttrice del museo dallo scorso marzo, che nel curare la mostra per i 30 anni si è trovata di fronte a una prima, bella sfida. – Volevamo dare l’idea del museo che racconta se stesso, proponendo una selezione delle opere che nel corso del tempo hanno fatto parte della collezione”.

Prima dell’esposizione vera e propria – che comprende opere, per citarne solo alcuni, di Anish Kapoor, Michelangelo Pistoletto, Alberto Burri, Superstudio, Lucio Fontana – si entra nella grande stanza che ospita la linea del tempo e tutta una serie di dati sui primi 30 anni del Pecci. Un racconto fatto di numeri e parole.

Tra le iniziative collaterali c’è l’installazione, prevista per domattina alle 11 alla ex fabbrica Campolmi, di un’opera di Loris Cecchini, che rimarrà stabilmente a Prato. E sempre l’artista sarà al centro di un curioso workshop rivolto principalmente agli studenti dell’Accademia di Belle Arti e delle facoltà scientifiche di Firenze: un dialogo con lo scienziato pratese Luca Bindi, sul tema della struttura della materia.

Non solo un racconto del passato, quindi, ma anche la volontà di andare avanti proponendo qualcosa di nuovo.

“Quando si parla di musei di arte contemporanea, è sempre bene chiedersi: siamo più inventario o più invenzione? – sottolinea Irene Senesi, presidente del Centro. – Certo, siamo una delle collezioni più importanti d’Italia. Ma vogliamo anche essere innovativi”.

In questa prospettiva, il trentennale è stato colto come l’opportunità per il Centro di aprirsi ancora di più alla città e alla regione. Mentre l’ingresso al museo resta gratuito per i residenti in Toscana la prima domenica dal mese (con orario 10-14), ci si prepara ad aprire nuovi spazi per accogliere i visitatori. Un nuovo bar bistrò e un teatro all’aperto da 950 posti, restaurato e già tornato in uso durante l’estate per il programma di concerti “Pecci Summer Live”; le sale didattiche e il CID, centro di documentazione e biblioteca. Tutto questo si aggiunge alle realtà già esistenti all’interno del Centro: il cinema, con programmazione giornaliera più rassegne e festival, un ristorante di alta cucina e la libreria. Una sorta di nuova piazza cittadina, pronta ad accogliere non solo i visitatori delle mostre.

Il trentennale come “anno della maturità”, conclude Sanesi, un momento per fare il punto e guardare al futuro. E magari per riscoprire il passato. “Come il giornalista Riccardo Tempestini, che conosce da tempo e molto bene il museo – racconta la direttrice Perella – e che stamani, osservando le foto sulla linea del tempo, ha borbottato: ‘Tante di queste cose non me le ricordavo più’. Il senso di questa mostra sta anche in queste parole”.

Articoli correlati (da tag)