Mercoledì, 24 Ottobre 2018 16:35

“Rigore e libertà”: gioielli come opere d'arte al Museo Marini

Gli organizzatori della mostra: Ambra Tuci, Maria Teresa Tosi e Marco Bazzini (foto di Andrea Capecchi) Gli organizzatori della mostra: Ambra Tuci, Maria Teresa Tosi e Marco Bazzini (foto di Andrea Capecchi)

di Andrea Capecchi

Pistoia - Il Museo Marino Marini promuove e organizza una mostra di rilievo internazionale dedicata all’arte del gioiello.

Un evento unico e inedito che raccoglie oltre 150 gioielli pensati come opere d’arte, realizzate dai tre più grandi maestri del panorama italiano: Mario Pinton, Francesco Pavan e Giampaolo Babetto.

Anelli, orecchini, collane, bracciali, spille pensati e realizzati come opere d’arte. Sculture da indossare e da ammirare, nate dal pensiero in evoluzione che raccontano il genio italiano nell’arte dell’oro. Protagoniste le forme, le funzioni e le caratteristiche del gioiello del ventesimo secolo. Una trama a tre fili, intessuta di “rigore e libertà” (da qui il titolo della mostra), che permetterà al pubblico di conoscere e scoprire i percorsi, le affinità e le relazioni fra i tre maestri padovani Giampaolo Babetto (1947), Francesco Pavan (1937), e continuando il viaggio a ritroso, sino alla nascita del gioiello, Mario Pinton (1919-2008), allievo quest’ultimo di uno speciale docente. E’ anche alla lezione di Marino Marini, quando insegnava all’Istituto Superiore Industrie Artistiche (ISIA) di Monza, che Pinton si ispirò nel rielaborare il gioiello come vera e propria opera d’arte. La mostra mette in luce per la prima volta la relazione tra Pinton e Marino Marini, autore di gioielli e opere d’arte realizzate con materiali preziosi.

L'esposizione, a ingresso gratuito, è curata da Marco Bazzini e troverà un prestigioso allestimento in cinque sale di Palazzo del Tau, al fianco dei capolavori di Marino Marini, dal 26 ottobre fono al 24 marzo 2019. Una mostra fortemente voluta dalla direzione del Museo Marini, con l'intento di mettere in luce un’inedita pagina di storia dell’arte italiana, che si dispiega dagli anni Cinquanta e attraversa oltre mezzo secolo di vita per raccontare la nascita e lo sviluppo del rapporto tra arte e gioiello.

Caratterizzata da due segni che si intrecciano, la semplicità e la qualità, impressi nell’opera di Mario Pinton e ripresi poi da Pavan e Babetto, la mostra si compone di un’ampia selezione di opere che raccolgono oltre 150 gioielli dai primi anni Cinquanta fino ai nostri giorni.

“Per la prima volta il Museo Marini ospita una mostra dedicata al gioiello come vera e propria forma d'arte – ha sottolineato la direttrice Maria Teresa Tosi – tenendo sempre presente il legame con l'opera di Marino Marini, che nella sua scultura ha spesso utilizzato il gioiello come parte integrante del lavoro artistico, in particolare nella raffigurazione delle Pomone. Il gioiello, infatti, non è un semplice monile a scopo ornamentale o un oggetto di carattere accessorio, ma diventa un'opera d'arte, e grazie ai tre maestri qui raccolti non è più considerato un prodotto di oreficeria, ma viene elevato a una dimensione artistica dotata di una propria autonomia e dignità. Questa mostra si pone inoltre in linea di continuità con quella dell'anno scorso dedicata a Mirò, a testimonianza della grande varietà e diversità di artisti che, in un modo o in un altro, sono stati influenzati dall'opera del maestro pistoiese”.

Gli elementi comuni che permettono di stabilire affinità e parallelismi tra Pinton, Pavan e Babetto sono la purezza della forma, un’idea della materia come ispiratrice del gesto artistico e un equilibrio delle proporzioni mediato dall’uso sapiente della geometria. “La mostra è un’occasione privilegiata volta a valorizzare in forma inedita la condivisione di caratteri tra i tre artisti – aggiunge il curatore Marco Bazzini - un percorso che non nega una marcata autonomia nei rispettivi lavori, per Francesco Pavan e Giampaolo Babetto, ma rileva ancora una volta il rapporto maestro e allievi, intercorso tra loro presso l’Istituto d’Arte Pietro Selvatico della città veneta”.

L’evento espositivo “Rigore e libertà” rivela un aspetto mai approfondito dalla critica e dalla storia dell’arte italiana, il rapporto tra Pinton e Marino Marini e come il maestro pistoiese abbia rappresentato una fonte di ispirazione nell’idea del gioiello come fare arte.

La mostra rientra nella programmazione di un ciclo di esposizioni che mira ad approfondire l’arte di importanti personalità che con il grande scultore pistoiese hanno condiviso amicizia o fondamentali momenti della loro ricerca artistica. “Nel corso della mostra - aggiunge Ambra Tuci, coordinatrice eventi della Fondazione Marino Marini - abbiamo organizzato un programma di attività legate ai contenuti della mostra che comprende visite e laboratori rivolti ad adulti e bambini, un’attività natalizia per i più piccoli ispirata alle opere d’arte e un campus invernale che coinvolgerà il pubblico nella storia dei cavalli preziosi di Marino”.

Nello specifico il cartellone di dicembre prevede per l’8 dicembre, nell’ambito della Festa dell’Immacolata, un’attività di gioco e costruzione di opere d’arte preziose ispirate alla mostra. I bambini saranno invitati a progettare e realizzare corone, scettri, bracciali, diademi e collane da mettere sotto l’albero. Altro appuntamento da mettere in agenda è in programma il 27 dicembre, quando il Museo Marino Marini ospiterà un vero e proprio campus invernale dalle ore 9 alle ore 13, volto a divertire e dare spazio alla fantasia e all’immaginazione per esplorare il mondo “dorato” di Marino.

 

Articoli correlati (da tag)