Domenica, 09 Dicembre 2018 14:43

Paesaggi e miti dell'antico Giappone in mostra a Bologna

Una delle silografie di Hokusai presenti alla mostra Una delle silografie di Hokusai presenti alla mostra

di Andrea Capecchi

Bologna - La natura, il monte Fuji, la vita delle geishe, le gesta eroiche dei samurai del passato.

Immagini a stampa di un Giappone antico, esotico e lontano, ma allo stesso tempo così vicino, sono presentate nella mostra “Hokusai Hiroshige: oltre l'Onda” in corso al Museo Civico Archeologico di Bologna.

Attraverso le opere dei due più grandi maestri dell'arte giapponese nel primo Ottocento, Katsushika Hokusai e Utagawa Hiroshige, l'esposizione evidenzia la straordinaria fioritura delle silografie policrome, dette “ukiyoe” (cioè “immagini del mondo fluttuante”), che proprio in questo periodo registrarono l'apice del loro successo, dando luogo a vere e proprie “serie” di riproduzioni su uno stesso tema.

Un'esperienza fondamentale non solo per la storia dell'arte giapponese, ma anche per la diffusione che tali serigrafie ebbero in Europa, nell'ambito di quella moda del “japonisme” che alla metà dell'Ottocento influenzò anche i pittori del primo Impressionismo. Un'arte che raggiunge il suo culmine negli anni Trenta dell'Ottocento, e che ha probabilmente la sua massima espressione nelle serie di Hokusai raffiguranti la “grande onda” di Kanagawa, immagine divenuta presto iconica di un secolo di arte giapponese.

Ma la mostra allestita a Bologna vuole “andare oltre” la celebre veduta dell'Onda per far scoprire al pubblico la ricchezza della produzione silografica dei due maestri, attraverso vedute e scene che attingono alle bellezze naturali e paesaggistiche o richiamano alle secolari tradizioni e mitologie del Giappone più antico. Dai paesaggi incontaminati alla vita campestre, dalle festività religiose al ricordo di figure leggendarie, il mondo nipponico si svela in tutto il suo fascino e la sua complessità.

Hokusai è presente con le “Trentasei vedute del monte Fuji”, la montagna sacra del Giappone, vulcano dal cono appuntito e dalla cima innevata, che ricorre in una serie di paesaggi marini o rurali, facendo da sfondo alle bellezze naturali, ai templi fondati lungo le sue pendici, alla vita quotidiana degli uomini. Seguono le silografie che richiamano a paesaggi letterari ed evocativi della tradizione nipponica, ispirandosi in particolare alle antiche antologie poetiche: a dominare le scene è l'azione delle figure umane, fra tramonti autunnali, vita campestre e viaggi su barche di giunco.

Con Hiroshige, autore della generazione successiva, le silografie policrome acquistano caratteri per certi aspetti nuovi: rispetto all'opera di Hokusai, le figure sono più nitide, c'è una maggiore attenzione al dettaglio e uno stile quasi impressionista nel ricreare su stampa i personaggi, con una sapiente giustapposizione fra tonalità chiare e scure.

Molto interessante è la corposa serigrafia delle cinquantatrè stazioni di posta del Tokaido (la regione centrale dell'isola di Honshu) lungo la strada da Edo a Kyoto, memoria autobiografica di un viaggio compiuto dall'autore al seguito del governatore locale per omaggiare l'imperatore. Non mancano, anche in questo caso, i richiami a luoghi mitici e lontani, le illustrazioni di leggende e tradizioni millenarie, le scene di “interno” con geishe, samurai e cortigiani dello shogun. Nelle ultime opere in mostra, come in un caleidoscopio di immagini, si alternano fioriture di ciliegi, vedute di santuari, paesaggi invernali con neve, scene di pesca, processioni sacre, scorci della regione di Edo nelle diverse stagioni dell'anno.

La mostra, che raccoglie opere provenienti dal Museum of Fine Arts di Boston, resterà aperta al pubblico fino al prossimo 3 marzo.

 

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