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Mercoledì, 09 Gennaio 2019 11:14

La storia dell'Impressionismo francese in mostra a Padova

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"Il ponte di Waterloo nuvoloso" di Claude Monet "Il ponte di Waterloo nuvoloso" di Claude Monet

di Andrea Capecchi

Padova – Un percorso breve ma intenso attraverso gli autori dell'Impressionismo francese.

Palazzo Zabarella di Padova ospita un'accurata selezione di opere di Gauguin e di altri pittori impressionisti provenienti dalla collezione Hansen del museo Odrupgaard, nei pressi di Copenaghen. Una collezione che è considerata oggi una delle più belle raccolte europee di arte impressionista e che, all’indomani del primo conflitto mondiale, veniva valutata come “senza rivali” nel nord Europa, grazie all'attività del banchiere e filantropo danese Wilhelm Hansen.

L'introduzione della mostra si sofferma sulla genesi dell'Impressionismo, visto come superamento dei temi storici, mitologici e politici che avevano caratterizzato la grande pittura di inizio Ottocento (con Delacroix e David massimi esponenti di questa tendenza) e come rinnovato interesse dell'artista verso la rappresentazione della natura e della realtà. Questa nuova “estetica della natura” si traduce in primo luogo nelle vedute paesaggistiche di Courbet, dove l'elemento naturale risulta preponderante rispetto alle figure umane. Contadini, pastori, artigiani e lavandaie popolano invece le opere di Corot e dei pittori della Scuola di Barbizon, che si allontanano volontariamente dalla caotica Parigi e restano affascinati dal mondo della Francia rurale, che diventa protagonista della loro pittura, in risposta alla vità nella grande città, in cui essi si sentono estraniati e oppressi.

La tecnica impressionista delle rapide pennellate e dell'uso di colori giustapposti giunge a maturazione nelle opere di Sisley e Monet, dove la sperimentazione di un nuovo linguaggio espressivo conduce gli artisti a un attento studio del colore e della luce, in particolare nei suoi riflessi acquatici.

Con Pissarro le scene di vita quotidiana acquistano una vivacità straordinaria grazie all'innovativo uso del colore e al sapiente ricorso al chiaroscuro.

La Parigi di fine Ottocento, capitale culturale d'Europa con la sua vita mondana, i caffè all'aperto, i circoli di intellettuali e filosofi, gli atelier degli artisti, ma anche con le sue miserie e contraddizioni che fanno da contraltare al mondo scintillante dei locali alla moda in riva alla Senna, diventa la protagonista quasi assoluta nella pittura impressionista. Pissarro, Manet e soprattutto Renoir, con il suo interesse verso le figure femminili di cameriere e danzatrici, lasciano una traccia iindelebile della “belle epoque” parigina nei loro capolavori.

L'ultima sala della mostra è dedicata a Gauguin, autore sul quale l'esposizione si sofferma in modo particolare grazie alla presenza di due capolavori come “Ritratto di giovane donna” e “Donna tahitiana”. Entrambi i dipinti fanno riferimento all'esperienza polinesiana di Gauguin, durante l'ultima fase della sua vita, e rivelano interesse dell'artista per lo studio della figura femminile, nella quale il fascino esotico si unisce ai richiami simbolici di una civiltà remota.

Pur non presentando opere particolarmente note e sfruttando Gauguin per lo più come nome di richiamo, tuttavia la mostra restituisce un'efficace e interessante sintesi della storia e dei protagonisti dell'Impressionismo francese.

L'esposizione ha il merito di presentare per la prima volta in Italia una collezione così pregevole e significativa e di illustrare il percorso di questa corrente artistica, dalla sua nascita al suo pieno sviluppo, sottolineando la sua rilevanza nella storia dell'arte occidentale e la sua portata rivoluzionaria in ambito tematico e stilistico.

 

 

 

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