Martedì, 22 Gennaio 2019 16:14

Al Vittoriano la “nuova arte” americana di Warhol e Pollock

Il ritratto di Mao, particolare di una serigrafia di Andy Warhol Il ritratto di Mao, particolare di una serigrafia di Andy Warhol

di Andrea Capecchi

Roma - Andy Warhol e Jackson Pollock: due personalità originali, due artisti visionari, due rivoluzionari dell'arte statunitense.

Il Vittoriano di Roma rende omaggio ai due massimi esponenti di quella straordinaria stagione artistica che investì l'America nel secondo dopoguerra, focalizzandosi in particolare sulla vitalità del mondo newyorkese e sulle novità e sperimentazioni che scaturirono dal cuore della Grande Mela.

Le due retrospettive, oltre a tracciare un ritratto biografico di Warhol e Pollock, sottolineano con forza l'impatto che queste due personalità ebbero sull'arte statunitense durante gli anni Cinquanta e Sessanta, attraverso la rielaborazione originale dei modelli esistenti e l'introduzione di nuove tendenze artistiche come l'espressionismo astratto o la pop art.

Nella mostra su Andy Warhol ampio spazio è dedicato alle “icone pop” create dall'artista attraverso il confronto con le nuove forme comunicative della pubblicità che negli anni Cinquanta ha ormai assunto un carattere pervasivo e “totale”, rivolgendosi alla massa dei consumatori e non più a un'elite ristretta. Nascono così le serigrafie in cui Warhol moltiplica in serie le proprie opere, raffiguranti un medesimo soggetto, che perde dunque la sua “unicità” e diventa parte della comunicazione di massa globale. La “rivoluzione artistica” di Warhol porta paradossalmente a una ridefinizione del concetto stesso di opera d'arte, che perde il proprio carattere unico e irripetibile, e diventa il mezzo di elevazione artistica dell'oggetto comune.

Protagonisti delle serigrafie di Warhol sono quindi prodotti d'uso quotidiano mutuati dalla pubblicità (come i barattoli della Campbell's Tomato Soup), ma anche personaggi famosi della politica (il leader cinese Mao) e del cinema (le attrici Liz Taylor e Marilyn Monroe), ritratti su sfondi monocromatici, con i volti leggermente deformati dalle sfumature di colore.

Ma Warhol non è stato solo “pop art”: il merito principale dell'esposizione è quello di fornire un ritratto esauriente e completo di questo straordinario personaggio, ponendo l'accento anche sul suo duraturo interesse nei campi della moda e della musica.

Artista d'avanguardia, fin dagli anni Sessanta Warhol ha reso il suo studio newyorkese il centro catalizzatore della nuova cultura cittadina e ha posto la sua originale sperimentazione al servizio della cultura “di massa” ben rappresentata dal “boom” dell'industria discografica. L'artista stringe un lungo sodalizio con la prestigiosa casa discografica RCA per la realizzazione delle copertine dei suoi dischi, firmando alcune delle cover più iconiche della storia della musica, come quelle per l'album “The Velvet Underground” dell'omonima band o per “Sticky Fingers” dei Rolling Stones. Warhol riscuote un analogo successo nel mondo della moda, stringendo un legame particolare con l'Italia e le sue grandi firme, e disegnando vestiti e scarpe ispirati alla sua arte pop.

La mostra su Jackson Pollock e la Scuola di New York immerge il visitatore in quell'atmosfera di novità e di fermento artistico che si respira nella Grande Mela all'indomani della fine della guerra. È in questo clima aperto alle sperimentazioni che Jackson Pollock, con l'apporto determinante della moglie Lenore Krasner, anch'ella pittrice, compie la sua “rivoluzione artistica” dando vita alla corrente dell'espressionismo astratto (ma definibile anche come “action painting”) e utilizzando per la realizzazione delle sue opere l'innovativa tecnica del “dripping”.

Dopo un'iniziale ammirazione per Picasso e l'adesione ai modelli dell'astrattismo e del surrealismo, Pollock vira decisamente verso una pittura più rapida, disorganica, emotiva e anarchica, segno di una forte ribellione interiore dell'artista e di una rottura radicale con le tradizioni precedenti. Attraverso il “dripping”, ovvero lo “sgocciolamento” dei colori sulla superficie dell'opera, Pollock inaugura uno stile pittorico singolare, a metà strada tra un rituale magico e una performance artistica, che ben si adatta alle sue rappresentazioni oniriche, astratte, drammatiche, eppure così dinamiche e vitali, con un uso assolutamente innovativo dei colori. La fortuna di Pollock è anche in buona parte legata all'ammirazione nei confronti della sua arte da parte della collezionista e filantropa Peggy Guggenheim, che definì Pollock “il più grande artista vivente dopo Picasso”.

Dall'esperienza cronologicamente breve ma intensa di Pollock ebbe seguito la cosiddetta Scuola di New York, movimento che riunisce vari artisti dell'impressionismo astratto, della quale la mostra compie una puntuale ricognizione.

Articoli correlati (da tag)