Venerdì, 01 Febbraio 2019 16:18

Arte Fiera Bologna: un viaggio tra fotografia, installazioni e arte contemporanea

L'installazione dei Vedovamazzei che introduce l'edizione 2019 dell'Arte Fiera L'installazione dei Vedovamazzei che introduce l'edizione 2019 dell'Arte Fiera

di Andrea Dami

Bologna – Siamo all’interno dell’edizione 2019 dell’Arte Fiera, che chiude il 3 febbraio prossimo.

Una rassegna che “punta sulla propria italianità, ma con uno standard di qualità internazionale, che sfrutta la propria forza sul moderno e l’arte postbellica, ma guarda alle tendenze contemporanee; che rafforza il suo legame con Bologna e la sua regione”, come sintetizza il Direttore Artistico di Arte Fiera Simone Menegoi.

L’edizione di quest’anno ha introdotto un nuovo criterio di partecipazione, infatti le gallerie sono state invitate a presentare una scelta ristretta di artisti (non più di tre per gli stand piccoli e medi, fino a un massimo di sei per gli stand più grandi), per privilegiare l’approfondimento e la specializzazione, incoraggiando i galleristi a presentare progetti ambiziosi e dal taglio curatoriale.

La risposta da parte degli espositori è stata pienamente positiva, infatti sono una cinquantina gli espositori che presentano degli stand monografici, che spaziano dal moderno agli artisti emergenti. E parlando di numeri, sono bel 141 le gallerie partecipanti, di cui 128 nella Main Section e 18 nella sezione Fotografia e Immagini in movimento.

La direzione artistica di Menegoi porta ad Arte Fiera ben cinque grandi progetti. Ricordo soltanto quello del padiglione 26, che mette in mostra le gemme artistiche del territorio (a cura di Davide Ferri).

Voglio ricordare le gallerie presenti che sono vicine a noi di ReportCult (come territorio toscano): la Vannucci (Pistoia); l’Armanda Gori e l’Open Art (Prato); la Poggiali e la Tornabuoni Arte (Firenze); la Poleschi e la Prometeogallery (Lucca); la Flora Bigai e la Marcorossi (Pietrasanta); la Gian Marco Casini Gallery, la Giraldi e la Guastalla Centro Arte (Livorno); la Granelli (Castiglioncello); la Phneutro (Siena); la Galleria Continua (San Gimignano) e la Alessandro Bagnai (Foiano Della Chiana).

ReportCult nei giorni passati ha dato notizia degli eventi che caraterizzano Art City in questo inizio di Arte Fiera; non potendo citare tutte le mostre, proponiamo: Gasometro M.A.N. n.3 dell’artista Carlo Valsecchi, che è una mostra fotografica (alla Pinacoteca Nazionale di Bologna – Sala degli Incamminati – via delle Belle Arti, 56 – Bologna / fino al 31 marzo 2019. Dal martedì alla domenica si può visitare dalle ore 10.00 alle 19.00; ingresso libero), che racconta in modo del tutto inedito e originale la metamorfosi del gasometro di Bologna durante i lavori di restauro promossi dalla stessa multiutility Gruppo HERA (che opera nei settori: ambiente, idrico e energia).

Al di fuori di ogni intento archeologico, il lavoro di Valsecchi presenta la struttura del gasometro come un organismo vivente in continua trasformazione e non come testimonianza inerte di un passato industriale. Ma ancora meglio ce lo dice il curatore della mostra Luca Massimo Barbero: «Sono immagini di un’architettura che diventa intima, che alla pura documentazione degli spazi sostituiscono il ritratto di una possibile interiorità, anche dell’animo umano. Negli spazi che Valsecchi ritrae, da un lato si percepisce il mistero più profondo e il fascino di questi luoghi, dall’altro si avverte, sottile seppur evidente, la sacralità della rappresentazione e la forza che questi luoghi portano con sé».

Le quattordici opere di Valsecchi «colgono la dimensione utopica del tempo, che lega indissolubilmente questi giganti dell’architettura alla città e alla società di cui si fanno portavoce – continua Barbero –, ci consegnano un senso preciso e immediato di quella relazione che storicamente esiste tra uomo e modernità, utopia e progresso».

Il Gasometro M.A.N. n. 3, che è entrato in funzione nel 1930, è stato utilizzato fino al 1984 per stoccare il gas usato in città e, fino al 1960, per la distillazione del carbone e per qualche anno ancora per lo stoccaggio del nuovo gas metano; poi negli anni Ottanta, con l'introduzione di nuovi impianti di stoccaggio, è stato definitivamente dismesso.

Carlo Valsecchi

Questo gioiello di architettura industriale nel cuore della città, con i suoi 52 metri di altezza, caratterizza da quasi un secolo lo skyline di Bologna. Siamo infinitamente grati per il suo recupero, messo in atto dal Gruppo Hera (società proprietaria), perché è stata (ri)consegnata alla città una struttura (la cui base ha un diametro di ben 30 metri), «capace di interloquire attivamente con il suo paesaggio fisico ed emotivo – sottolinea Tomaso Tommasi di Vignano, Presidente del Gruppo Hera – e un artista importante come Carlo Valsecchi, grazie anche alla sua esperienza a livello internazionale, è stato capace di cogliere fino in fondo questo aspetto, consentendoci di rappresentare anche attraverso l’arte lo spirito con il quale ci mettiamo quotidianamente al servizio dei nostri territori di riferimento».

Proponiamo una visita alle sculture, come le chiama Mika Rottenberg, in realtà sono dei video e delle installazioni o tutti e due i modi espressivi fusi tra loro, al MAMbo (via Don Minzoni, 14) che rimarrà aperta fino al 19 maggio.

L’arte è un viaggio virtuale, mentre nei lavori della Rottenberg diventa reale, perché è l’artista che vuole che il visitatore si chini per “entrare” dentro l’opera, o passi attraverso uno spazio angusto, perché con la sua intromissione “entra” nel suo mondo.

I lavori dell’artista nata a Buenos Aires, cresciuta in Israele, mentre oggi lavora a New York, indagano “su come il lavoro dei nostri corpi viene trasformato in oggetto – come ha scritto il curatore della mostra Lorenzo Balbi –. La descrizione dell’oggetto e del suo potenziale commerciale è svuotata di significato: i personaggi dei video producono cose banali, assurde e apparentemente inutili”. Infatti i suoi “oggetti scultorei”, come qualcuno ha anche definito le opere dell’artista argentina, ci mostrano “catene di montaggio azionate da donne il cui corpo, lontano dai canoni di bellezza – per citare ancora Baldi –, gioca il doppio ruolo di strumento e di materia prima”. È attraverso la vita di tutti i giorni che la Rottenberg ci fa “vedere” dalla catena di distribuzione al consumo del prodotto che a prima vista può sembrare anche divertente ma, mentre le immagini apparentemente assurde scorrono avvolgendoci, diventano “inquietanti”: una sollecitazione alla nostra coscienza!

Mika Rottenberg

Infine, non si può mancare ad uno degli appuntamenti più attesi: la White Night (sabato 2 febbraio ) con apertura straordinaria fino alle ore 24 in numerose sedi del circuito Art City Bologna, oltre che in gallerie, spazi espositivi indipendenti, palazzi storici e negozi.

Il programma completo lo possiamo vedere su: www.artcity.bologna.it.

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