Mercoledì, 27 Marzo 2019 18:18

Viani e Viviani a Massa e Cozzile: la rivoluzione grafica del Novecento

Il disegno preparatorio per l'opera "Viandante" di Lorenzo Viani Il disegno preparatorio per l'opera "Viandante" di Lorenzo Viani

di Paolo Gestri

Massa e Cozzile - L'appuntamento con la grande arte, a Pistoia e dintorni, di questi tempi é fuori città: a Massa e Cozzile, nell'oratorio-museo di San Michele.

La mostra é "Da Viani a Viviani", inaugurata ai primi di marzo ed in corso fino al 7 aprile. Prestatore delle opere Carlo Pepi, l'antifalsario che, contro Argan, tolse di scena i Modigliani falsi. Molte le opere esposte, con la grafica in primissimo piano, una sezione che Pepi ama e difende come radice "sine qua non" di tutti i capolavori.

Trattandosi poi di Viani e Viviani ne é più convinto che mai. Perchè i due dell'Alto Tirreno (Lorenzo Viani di Viareggio e Giuseppe Viviani di Pisa) sono loro che, per tutta la prima metà del Novecento, hanno rinnovato, o per meglio dire rivoluzionato il disegno, tutto a vantaggio di una riscoperta immagine dell'animo umano e che hanno portato alla luce il contestuale "Porto sepolto" del poeta Ungaretti. Con tutte le solitudini, le fatiche, lo smarrimento e l'emarginazione che il "Principe di Bocca d'Arno" (come Viani titolava se stesso) amava ritrarre, compartecipe del male di vivere del suo e di ogni tempo. Il quale, d'altronde dichiarava orgoglioso: "Col popolo in mezzo al popolo io vivo e vivendo creo con amore i miei eroi".

Eccoli dunque, anche qui rappresentati, i suoi personaggi presi dalla strada: "Due vecchi seduti", del 1907 - 8, "Due popolane" del 1910 - 15, un " Viandante" del 1920, un "Suonatore" del '35 - 36, con molti altri definiti da Pepi "senza diritto di cronaca": "Chi non è stato vagabondo - sono ancor parole del Viani - non può afferare l'intimità delle cose mie".

Ma proprio dentro l'inferno l'amareggiato disegnatore ritrova il senso alto della vita, per dirla di nuovo con Ungaretti (col quale ebbe in comune l'esperienza tragica del Carso), l' "Allegria di naufraghi", la pietà umana e la rinascita degli affetti, "L'offerta" della madre che porge il figlio al marito, del 1910 -15, oppure "La madre con bambino" del '30.

Alla fine dunque cé la resurrezione, perchè l'uomo Viani si accorge che "il popolo è grande, ricorda il mare, le sue collere e le sue bonacce. Si sconvolge sotto i colpi folli del vento e subito si riplaca in una luce di azzorro e smeraldo". Ne sono esempio "La processione", "La preghiera" ed anche "La benedizione dei morti nel mare".

Scelta analoga quanto all'umiltà dei soggetti, fu di Viviani. Ma con temi diversi. Ungarettiano l'uno, contestuale d'animo a Saba l'altro. Viviani che nella Grande Guerra condivise col D'Annunzio i voli spericolati, con lapis e penna si fa narratore pacato, decisamente intimo e familiare. Abbandonati i sogni di gloria, si compiace invece di sostare davanti ai cani accucciati e quando vede gli uccelli ad ali spiegate; ridisegna gli eroi sui monumenti come buoni vicini di casa, il gelataio, il ciclista, qualche signora; gli basta un lavabo, una rapa, dei fichi, poche castagne. E firma autoritratti mentre si vede un uomo qualunque.

 

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