Venerdì, 12 Aprile 2019 18:38

I segreti di Leonardo svelati dallo studio del suo "Paesaggio"

Il "Paesaggio 8P" di Leonardo Da Vinci e un momento della ricerca (foto di Andrea Dami) Il "Paesaggio 8P" di Leonardo Da Vinci e un momento della ricerca (foto di Andrea Dami)

di Andrea Dami

Firenze – “Di brutti caratteri scrisse lettere, che son fatte con la mano mancina a rovescio”.

“E chi non ha pratica non l’intende, perché non si leggono se non con lo specchio”; così scriveva Giorgio Vasari e oggi l’indagine dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze sul disegno “Paesaggio”, conosciuto dal suo numero d’inventario 8P delle Gallerie degli Uffizi, proprietarie dell’opera, ci dice che Leonardo da Vinci scriveva e dipingeva con entrambe le mani, anche se per lui la sinistra fu la principale.

Lo studio sul Paesaggio 8P, durato numerose settimane, è stato condotto da un team di specialisti anche attraverso l’utilizzo di tecniche e macchinari sperimentali, sotto la supervisione delle storiche dell’arte e funzionarie dell’Opificio Cecilia Frosinini e Letizia Montalbano. Un’indagine effettuata su 8P in vista della mostra “Alle origini del Genio”, organizzata nell’ambito del cinquecentenario della morte di Leonardo nella sua terra natia Vinci, che potremo ammirare dal 15 aprile.

Il Paesaggio, datato 5 agosto 1473, contiene due scritte: una sul fronte, tracciata secondo la celebre stesura al contrario di Leonardo – da destra verso sinistra – “Dì di s[an]ta Maria della neve / addj 5 daghossto 1473” e un appunto, un abbozzo di una formula contrattuale sul retro – stilata nel verso ordinario – da sinistra verso destra: “Io, Morando d’Antoni, sono chontento”.

È stato dal confronto, o meglio da una scrupolosa indagine calligrafica tra queste due frasi scritte dall’artista e con lo stesso inchiostro, che le due studiose hanno avuto la conferma dell’ambidestria di Leonardo, paragonandole con molti suoi testi autografi, che hanno fornito ulteriori prove in questo senso; poi lo studio combinato dei materiali, dei tratti tipici della sua scrittura ed il raffronto con altri documenti hanno dimostrato che Leonardo scrisse ‘a specchio’ sul fronte presumibilmente con la sinistra, mentre per quella sul retro, con verso ordinario, usò la destra. Entrambe le calligrafie, pur contenenti alcuni elementi grafici differenti, legati all’uso di mani diverse, sono però caratterizzate da numerosi tratti chiave in comune, inequivocabilmente riconducibili allo stile unico di Leonardo.

«Leonardo nasce mancino, ma viene rieducato all’uso della mano destra fin da ragazzino – spiega la storica dell’arte Cecilia Frosinini – dall’osservazione dei suoi scritti, incluso quello sul disegno, si capisce che la sua calligrafia da destro è colta, ben fatta; Leonardo sa adoperare bene questa mano. Quanto alla scrittura specchiata, con verso da destra a sinistra, è probabile che Leonardo stesso, da adulto, abbia scelto volontariamente di adottare questo stile originale, che è infatti, nei primi esempi, molto elaborato, direi anche artificioso; poi, con il passare del tempo e la continuità di uso, si fa più semplificato e corsivo. La nostra ipotesi è che l’idea gli sia nata osservando le scritte a rovescio sui lucidi da lui usati per i disegni, dopo averli capovolti».

La ricerca oltre a svelare l’ambidestria del Genio di Vinci ha messo in luce “altri misteri” grazie alle radiazioni all’infrarosso e all’impiego di svariate tecnologie e prototipi scientifici (tutti esami ovviamente non invasivi). Infatti sono emerse due differenti stesure del paesaggio sul fronte e, anche sul retro, ci sono due paesaggi, uno sovrapposto all’altro, del tutto difformi da quello disegnato sul fronte. Il modello della “macchina” usata per l’infrarosso è in grado di acquisire 32 bande cromatiche diverse, ideato dal Cnr-Ino (Istituto nazionale di ottica).

E’ stato utilizzato anche un sistema innovativo di raggi X a fluorescenza, con illuminazione ad area anziché a punti localizzati come avveniva finora (in questo caso il prototipo è stato costruito dall’Istituto nazionale di fisica nucleare dell’Università di Firenze); è stato prezioso anche il rilevatore portatile di materiali organici (messo a punto dal Cnr Ifac, Istituto di fisica applicata), oltre alle ‘classiche’ osservazioni al microscopio e all’utilizzo di fotodiagnostica ad elevatissima risoluzione, supportata dall’impiego di elaborazioni informatiche. Per non parlare dell’impiego di fotografia nodale ad alta risoluzione in luce diffusa e in luce radente, ad alta risoluzione in fluorescenza UV e in luce trasmessa e ancora: riflettografia con Scanner Multispettrale VIS-NIR, il rilievo in 3D mediante microprofilometria laser a scansione e l’analisi tomografica (OCT, Optical Coherence Tomography).

Leonardo ha utilizzato nel foglio 8P anche del “nerofumo” – in forma compressa, di pastello – e ciò testimonia che usava questo materiale in un periodo precedente a quanto ritenuto fino ad oggi dagli studiosi. Altrettanto precoci sarebbero anche (se la data scritta nel foglio corrisponde a quell’anno: il 1473) le tracce di schizzi realizzate a “sanguigna”, sempre sul retro, nella parte alta del foglio. I primi disegni a sanguigna di Leonardo finora erano datati al 1492.

Nel Paesaggio ci sono anche motivi geometrici realizzati a “punta di piombo” (una sorta di lapis ante litteram), come la “base”, la bozza dell’intero schizzo, “ripassato” poi, ma in due momenti e con due inchiostri diversi per composizione chimica, probabilmente sovrapponendo al foglio anche uno strato di carta lucida, sulla quale aveva già composto parte del disegno, allo scopo di disegnare con precisione la ‘skyline’ del paesaggio stesso. Va ricordato che di questo “Paesaggio”, come metodo di lavoro, Leonardo da Vinci parla anche nel suo “Trattato di Pittura”.

“Importanti sono gli elementi emersi durante questa campagna di indagini – ci tiene a precisare Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi – che aprono nuove prospettive sull’interpretazione del disegno 8P di Leonardo e su come l’artista ha ‘costruito’ il Paesaggio, sulla sua tecnica e perfino sulle sue abitudini e abilità nella scrittura. Una vera e propria rivoluzione nell’ambito degli studi leonardeschi. In questi ultimi anni, la collaborazione tra le Gallerie degli Uffizi e l’Opificio delle Pietre Dure, un istituto di restauro e di indagini tecnologiche sulle opere d’arte che non ha eguali al mondo, ha permesso di condurre ricerche che hanno sempre portato nuovi risultati, a volte inaspettati specie quando si trattava di opere celeberrime e ormai apparentemente senza misteri. Ricordo il recente caso della Santa Caterina di Artemisia Gentileschi, sotto la quale si sono trovati altri due abbozzi di stesure. Ora è la volta del disegno di Leonardo, ma contiamo su molte altre importanti sorprese e scoperte nel corso dei prossimi anni”.

Non ci rimane che andare lunedì 15 aprile a Vinci.

8P recto

 

 

 

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