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Sabato, 13 Aprile 2019 16:24

"Arte in Fabbrica", a Calenzano la personale "Environments" di Vittorio Corsini

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L'artista Vittorio Corsini e la sua opera "Sotto Luce" (foto di Andrea Dami). Nell'articolo, lo spazio espositivo e altre opere esposte (foto di Andrea Dami) L'artista Vittorio Corsini e la sua opera "Sotto Luce" (foto di Andrea Dami). Nell'articolo, lo spazio espositivo e altre opere esposte (foto di Andrea Dami)

di Andrea Dami

Calenzano – Il nuovo spazio culturale “Arte in Fabbrica” inaugura la mostra “Environments” dell’artista Vittorio Corsini.

Un evento che si sviluppa in due atti: il primo si è aperto a Milano, alla Galleria d’Arte Frediano Farsetti, luogo storicamente deputato all’arte dei maestri del XX secolo, dal titolo “Unstable”. E adesso questo a Calenzano in uno spazio di lavoro di Fabio e Paolo Gori, o meglio un’eccellenza italiana del tessile, capace di una giacenza media di dieci milioni di metri di tessuti, che ha saputo ritagliarsi anche un posto nel mondo del cinema internazionale, dagli arredi alle stoffe di films come “Il Gladiatore”, “Pirati dei Caraibi”, “Aladdin”, “Marco Polo”.

Due “atti” creativi importanti di Vittorio Corsini perché diventano anche un “ponte” tra Milano e Calenzano: tra la Galleria Farsetti e la Fabbrica Gori, mettendo in relazione geografie e ambienti culturali diversi; abbracciando anche una logica aperta e dinamica dove l’arte è luogo di affinità e di differenze; di possibilità e di confronto.

“Prevedere la stabilità di ambienti e sistemi è diventata la massima scommessa degli obiettivi strategici di aziende, economie, politiche sociali, gestioni ecologiche – dice Marco Scotini, curatore della mostra e autore del testo – l'abbreviazione dei cicli di vita, il cambio tecnologico, le imprevedibilità sociali sono la nostra sfida contestuale”.

Questa doppia personale di Corsini (Milano-Calenzano) viene “legata” dall’artista da un elemento semplice com’è una lampada da cantiere, ma che ora emana una luce rossa-arancione dai suoi filamenti creativi privi della griglia protettiva (Light for construction site) che illumina gli ingressi dei due spazi: “una stessa intenzione” tra Unstable e Environments, che pongono l’attenzione sul problema (all’interno del sistema dell’arte) dell’abitare come occupazione più o meno stabile, che è stato il denominatore comune dell’intera attività dell’artista Corsini, le cui opere le abbiamo già viste a Prato, al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci in “In Forma” (1993), in “Futurama”, in “Continuità. Arte in Toscana, 1968/1989” (2002), poi al Museo di Palazzo Pretorio (2015), ma anche in opere-evento nel Comune di Luicciana (Prato) con “Chi mi parla?” (2007) e infine nella collezione permanente del Centro Pecci con “Anni lunari”.

Sotto Luce

“Questa ultima mostra propone nuove fenomenologie, mette in campo ulteriori strategie, creando un cortocircuito tra oggetto della produzione e spazio dell’esposizione”, per ricordare le parole del curatore Scotini.

“Un luogo inesplorato che si colloca all’interno della fabbrica – dice Vittorio Corsini nel catalogo (Gli Ori Pistoia) – in cui l’instabilità si colloca a un livello diverso, si cala all’interno delle opere, attraversate dall’instabilità della vita, del tempo, ovvero della prospettiva quattrocentesca”.

“Creano uno spazio, una dimensione” all’interno di Arte in Fabbrica, la cui apertura al pubblico “è la stessa che scandisce i ritmi produttivi dell’azienda; l’intento è dichiarato: vita, arte e lavoro senza soluzione di continuità” e le opere concepite da Vittorio Corsini per il “capannone” di Calenzano diventano metafora di un rapporto tra l’individuo e il mondo, tra lo spazio privato e quello condiviso, tra quello domestico e quello sociale attraverso l’immagine-icona della “casa”, una costante nel lavoro di Corsini, ora in una dimensione tridimensionale in acciaio appesa alla parete (Sotto Luce), che ruota lentamente… è aperta e proietta un fascio di luce sul pavimento… una metafora che l’artista gentilmente e simpaticamente rivolge alla famiglia Gori, che con il loro “fare” proiettano l’esperienza o, se volete, la conoscenza acquisita sul “mondo” in continuo movimento.

Lo spazio (ri)creato è “in divenire, riscritto in continuazione – scrive Gabriele Sassone – come elemento preventivo e indissociabile dell’esistenza umana e quindi dell’abitare.

Possiamo inoltre ammirare due opere dai titoli chiarificatrici: quella blu: Paolo’s house e quella rossa: Fabio’s house, che derivano dalle piante delle case di Fabio e Paolo, disposte su tre livelli, mentre nel grande quadro: In nome del Signore (olio su alluminio con un taglio di luce verticale e centrale) una strada nel bosco ci “porta fuori”…e ci indica una nuova prospettiva?

Paolos house

Un viaggio che vale la pena di fare fino a Calenzano. La mostra resterà aperta fino al prossimo 30 settembre con orario da lunedì a venerdì 10-13 e 15-18.

Fabios house

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