Giovedì, 18 Aprile 2019 15:52

“Italia Moderna”: un viaggio tra i maestri del Novecento a Palazzo Buontalenti

Una sala della mostra "Italia Moderna" a Palazzo Buontalenti (foto di Giovanni Fedi) Una sala della mostra "Italia Moderna" a Palazzo Buontalenti (foto di Giovanni Fedi)

di Andrea Capecchi

Pistoia – Un percorso espositivo rinnovato, un viaggio sorprendente e di alto valore artistico tra le opere e i maestri italiani del secondo Novecento.

La neonata Fondazione Pistoia Musei presenta “Italia Moderna 1945-1975: dalla Ricostruzione alla Contestazione”, esposizione a cura di Marco Meneguzzo. La mostra, allestita nei rinnovati spazi espositivi di Palazzo Buontalenti e visibile al pubblico, a ingresso gratuito, fino al prossimo 25 agosto, presenta oltre centocinquanta opere tutte selezionate dalle collezioni d'arte di Intesa Sanpaolo.

“Italia Moderna” punta a mostrare il complesso tessuto artistico italiano in uno dei periodi di trasformazione del Paese tra i più fecondi e vivaci dal punto di vista culturale, grazie alla presenza di artisti e movimenti d'avanguardia che si fecero interpreti del nuovo clima dell'Italia del secondo dopoguerra. La “Ricostruzione” e la “Contestazione” non sono infatti solo due poli cronologici entro cui si dipana l’idea della Modernità, declinata alla maniera italiana, ma sono due indicazioni culturali e mostrano già un arco di sviluppo di idee e di costumi che hanno portato l’Italia alla ribalta internazionale, sia come economia che come cultura.

Suddivisa in sezioni che non seguono solo l’andamento tradizionale, ma preferiscono evocare contesti sociali e culturali in cui si incontravano anche tendenze diverse, “Italia Moderna” vuole evidenziare il clima, l’atmosfera, il tessuto connettivo dell’arte italiana, più ancora della presenza di nomi e opere già molto conosciute.

“Il contesto dell’arte italiana tra il 1945 e gli anni Settanta – spiega il curatore Marco Meneguzzo – accompagna l’evoluzione del Paese e spesso la anticipa: questa rassegna vuole mostrare proprio il fermento, il “brodo di coltura” entro cui si è sviluppata una nuova grande stagione dell’arte italiana, ormai riconosciuta anche a livello internazionale”.

L'allestimento, ospitato in due diversi ambienti al piano terreno di Palazzo Buontalenti, risulta molto ben curato e supportato da un esauriente apparato esplicativo, con pannelli introduttivi che spiegano il contesto storico e artistico, gli autori e le opere ospitate nelle varie sale. L'esposizione ha così il merito di accompagnare per mano il visitatore alla scoperta di una stagione artistica e culturale di grande ricchezza e valore, in cui, accanto ai nomi più noti dell'arte contemporanea, si affacciano molti altri “minori” contraddistinti però da una spiccata originalità e specificità. Nell'insieme, emerge l'immagine di un'Italia non certo priva di difficoltà e laceranti divisioni e contraddizioni, ma allo stesso tempo animata da un fortissimo spirito di rinascita, di sviluppo, di riscatto dopo le tragedie della guerra e del fascismo, di sperimentazione artistica, diventando non solo un terreno fertile per i modelli provenienti dall'estero, ma anche un “laboratorio” d'arte e cultura destinato a far sentire la propria influenza anche a livello internazionale.

La prima sezione della mostra affronta i temi dell'arte italiana nell'immediato dopoguerra, quando artisti e intellettuali si volgono alla ricerca di nuovi modelli e di nuovi parametri per quella “ricostruzione culturale” per superare le macerie della guerra e del totalitarismo. Si passa quindi attraverso il realismo sociale di Guttuso, il naturalismo di Morlotti, l'esistenzialismo di Recalcati, la scultura primitivista di Greco, seguiti dal successo riscontrato negli anni Cinquanta dall'astrattismo geometrico di ascendenza francese e russa, e che ebbe tra i massimi interpreti in Italia autori come Crippa, Baj, Reggiani e Prampolini.

La seconda sezione si sofferma invece sulla maturità raggiunta dall'arte italiana alla fine degli anni Cinquanta, con l'avvio della grande stagione contrassegnata dalla cosiddetta “arte informale”, insieme di tendenze d'avanguardia come l'espressionismo astratto, ripreso dalla scuola newyorkese, l'action painting, lo spazialismo e l'astrattismo: correnti che in Italia risultano variamente declinate e interpretate con originalità dai singoli artisti, rendendo improprio il parlare di una vera e propria “scuola”. Sono qui raccolte opere di artisti come Fabbri, Morlotti, Peverelli, Ruggeri, Novelli e Sanfilippo.

Chiude l'esposizione una terza sezione dedicata ai “maestri” più noti dell'arte italiana del dopoguerra, così definiti perchè nelle loro opere hanno saputo interpretare meglio e con maggior efficacia lo “spirito del tempo”, trasformando un vago sentore collettivo in forme precise che riescono a trascendere proprio quel tempo, e si propongono nel futuro non tanto come “documenti visivi” del passato, ma come opere vive capaci di comunicare ancor oggi idee e sensazioni attuali. Tra I capolavori presenti, le sculture di Burri, Colla e Pomodoro, i “tagli” su tela di Fontana, le pitture serigrafiche della serie “Achrome” di Manzoni e della serie “Crack” di Dorazio.

“La Modernità – conclude Marco Meneguzzo – può così essere guardata e interpretata nei suoi mutamenti generali e radicali, ma anche nelle peculiarità e nelle varianti proposte dai singoli artisti, in una sorta di grande affresco corale sul recente passato”.

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