Sabato, 20 Aprile 2019 14:43

Prato, inaugurate due nuove mostre d'arte al Centro Pecci

La mostra "Capsule Collection" in corso al Centro Pecci (foto di Andrea Dami) La mostra "Capsule Collection" in corso al Centro Pecci (foto di Andrea Dami)

di Andrea Dami

Prato – Al Centro Pecci si è inaugurata, o meglio si sono inaugurate due interessanti mostre: “Wiltshire Before Christ” e “Tomorrow Is the Question”.

Due progetti espositivi che si inseriscono lungo quella “linea” di pensiero che contraddistingue il lavoro che sta portando avanti Cristiana Perrella (direttrice del museo), aperto a linguaggi e punti di vista molteplici. Quindi possiamo affermare che il Pecci 2019 è il luogo che accoglie produzioni, dibattiti e promozioni culturali tese alla ricerca artistica nel più ampio senso del termine e precisamente: tra arte visiva, design e moda, performatività e teatro, senza dimenticare la musica.

“Wiltshire Before Christ” nasce dalla collaborazione tra l’artista Jeremy Deller, il marchio di streetwear Aries e il fotografo di moda David Sims. Quindi possiamo anche dire che Wiltshire Before Christ è un contenitore che parte dalle immagini, ovviamente rivisitate dall’artista, del celebre sito preistorico Stonehenge (nel Wiltshire), che continua ad emanare un grande fascino intriso di mistero, e viene completato da capi di abbigliamento che costituiscono una capsule collection di ben 30 pezzi, da libri, fotografie, mappe aeree dell’antico cromlech, il cerchio di grosse pietre erette che sono “un’identità della cultura britannica”.

In questa esposizione Jeremy Deller cerca di restituirci quell’alone di misticismo, o di simbologia pagana, che per secoli ha affascinato l’uomo e continua tutt’oggi, in opposizione, o in contraddizione con la sua opera “Sacrilege” del 2012, che presentava il sito archeologico di Stonehenge in scala 1:1 come un’attrazione da luna park, perché le “pietre” erano sostituite da gonfiabili, per cui “quel luogo”, uno dei più famosi al mondo, la cui “silhouette è più riconoscibile di qualsiasi altra cosa in Gran Bretagna – dice l’artista – tolta forse la Regina”, era diventato gioco per i bambini.

Qui al Pecci, nel Wiltshire Before Christ il fascino dell’archeologia continua nei capi d’abbigliamento (marchio Aries), presentati come “reperti” di un tempo lontanissimo, infatti quelle preistoriche pietre sono diventate il set fotografico di Sims dove la presenza della modella, in mostra su grandi lightbox, sfuma i confini tra passato e presente, “rimescolando, come è stato detto, le presunte gerarchie culturali fuori dai codici di quanto abitualmente viene presentato in un’istituzione museale”.

È doveroso ricordare che Jeremy Deller, nel 2013, con il progetto “English Magic” ha rappresentato il Regno Unito alla Biennale di Venezia.

“Tomorrow Is the Question” presenta, invece, tre interventi di Rirkrit Tiravanija, che vede ancora il coinvolgimento diretto da parte del visitatore ed è anche la prima personale dell’artista argentino in un museo italiano, curata da Camilla Mozzato.

Tiravanija, con i suoi lavori che “raccontano” la vita reale e quindi necessitano, per quella sottintesa realtà, l’intervento attivo del pubblico, infrange la “barriera” tra opera e spettatore. Qui al Pecci, l’artista riattiva “Ping Pong Society”, un progetto dell’artista slovacco Július Koller che fu presentato a Bratislava nel 1970, il cui obiettivo era ed è ancora quello di stimolare l’osservatore-giocatore in un pensiero attivo: una riflessione sull’ambiente e sull’inscindibile contesto culturale. Infatti sui tavoli-opere campeggia la scritta “Domani è la questione”, nella speranza che in questo “gioco”, che è il tennis da tavolo, scelto perché è uno degli sport di maggior diffusione nel mondo e che si può praticare a qualsiasi età, lo spettatore-giocatore, lanciando la pallina oltre la rete sul campo avversario, possa riflettere sull’idea di futuro, interrogandosi sul destino del nostro pianeta e dell’umanità.

Rirkrit Tiravanija presenta anche una fotografia, idea che riprende ancora da Koller (del 1978), dove sono le persone di oggi (e non più ragazzini in uniforme) che formano il segno, “il punto di domanda” sul selciato della Piazza delle Carceri di Prato. Tiravanija, come fece Koller, ci ricorda il valore del dubbio, dell’interrogarsi su quanto accade intorno a noi. Ci invita ancora ad una riflessione: la relazione tra individuo e massa.

Davanti al Museo Pecci, per chi entrando non l’avesse vista, magari perché le dimensioni non sono rapportate al contesto in cui è stata collocata, sventola l’opera-bandiera di Tiravanija, in cui campeggia la scritta “La paura mangia l’anima” (titolo di un film di Rainer W. Fassbinder del 1973) uno spirito di resistenza politica, come è stato anche detto, il “manifesto” dell’opera dell’artista argentino, un atto di fede sulle relazioni umane come l’accoglienza e quindi la vicinanza all’altro, valori questi che danno senso alla nostra vita e al nostro futuro.

Anche Rirkrit Tiravanija è stato più volte presente alla Biennale di Venezia.

Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci è aperto tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 20. Venerdì e sabato dalle ore 10 alle ore 23. Il lunedì è chiuso.

 Stonehenge

 

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