Lunedì, 06 Maggio 2019 17:56

Arte e natura: le sculture di Tony Cragg nel parco di Boboli

L'artista Tony Cragg, il direttore degli Uffizi Eike Schmidt e l'opera "Industrial Nature" L'artista Tony Cragg, il direttore degli Uffizi Eike Schmidt e l'opera "Industrial Nature"

di Andrea Dami

Firenze – Nel Giardino di Boboli, da oggi, un geysers di acciaio scintillante si staglia contro il cielo di Firenze.

È “Elliptical Column”, un’opera di Tony Cragg, che insieme alle altre quindici accompagneranno il visitatore, o meglio giocheranno a “nascondino”, a farsi trovare, in uno scenario unico al mondo.

Nel prato dell’Anfiteatro c’è un “fiore” che è sbocciato e ci presenta il suo colore primario che apparentemente dialoga con quello del verde naturale, perché il nome dell’opera è “Industrial Nature”. Vicino alla Palazzina della Meridiana c’è un “vortice” dalle forme rotondeggianti che si solleva dalla ghiaia per raggiungere le nubi, è “Mean Average”.

Il bello dell’arte di Tony Cragg è che le sue “forme”, che qui spuntano tra le siepi, qualcuno le “vede” come stalagmiti, ovviamente di bronzo, di apparenza preistorica, o anche come steli colossali e candidi, oppure eruzioni collinari, intrecci di immaginarie foreste fossili, o colate di metallo che sussultano, si contorcono, colte un attimo prima di rapprendersi, lasciando ad ognuno di noi le proprie suggestioni, o impressioni. Quindi possiamo dire che le monumentali opere dell’artista inglese Cragg ci propongono un dialogo, tra associazioni e dissonanze, con le geometrie del Giardino di Boboli, ma anche con il panorama della città che dal Giardino si può scorgere e le strutture stesse del “tessuto” storico che caratterizza Boboli.

«È il teatro perfetto per questa mostra – ha detto Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi – perché il tema della scultura nel parco è centrale nella poetica dell’artista», infatti le “forme” che Tony Cragg crea si ispirano alla natura e alla sua misteriosa forza, per cui riescono a suscitare una reazione forte in noi osservatori, «che sia di pura emozione o interpretazione intellettuale».

Ricordo alcune opere realizzate tra il 2006 al 2018 in alluminio, in bronzo e anche in resina: Castor & Pollux, che possiamo vedere oltre la Vasca del Nettuno, invece Wild relatives nei pressi del Museo delle Porcellane e Ever After al Kaffeehaus, mentre Luke è alla Vasca dell’Isola insieme a Willow, Caught Dreaming e Versus. La Senders è situata all’uscita-ingresso di Porta Romana e Tommy, il cui sfondo è la Grotta del Buontalenti, è all’uscita del Giardino da Palazzo Pitti.

Tony Cragg, classe ’49, è nato a Liverpool e vive e lavora dal 1977 in Germania, a Wuppertal, dove il suo studio non è lontano dal vivace centro espositivo dedicato alla scultura contemporanea, lo Skulpturenpark Waldfrieden, che ha fondato nel 2008.

Cragg è attivo sulla scena artistica dalla fine degli anni Settanta e oggi ha all’attivo decine di mostre in gallerie, musei, parchi di tutto il mondo, nonché la partecipazione alle principali rassegne d’arte contemporanea come Documenta o la Biennale di Venezia.

I curatori della mostra “Tony Cragg a Boboli” sono: Eike D. Schmidt, Chiara Toti e Jon Wood; è promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e dalle Gallerie degli Uffizi; il progetto dell’allestimento è di Mauro Linari, realizzato da Opera Laboratori Fiorentini – Civita.

Potremo ammirare la mostra fino al 27 ottobre 2019. L’orario, nel periodo di maggio, settembre e ottobre: 8.15 – 18.30 dal lunedì alla domenica e nei mesi di giugno, luglio e agosto, sempre da lunedì alla domenica: 8.15 – 19.30. Chiuso il primo e l’ultimo lunedì del mese.

Elliptical Column

 

 

 

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