Giovedì, 16 Maggio 2019 17:58

La sfida dell'arte ai “tempi moderni” alla Biennale di Venezia

"Barca nostra" e "Liberty", due installazioni d'arte presenti alla Biennale di Venezia (foto di Andrea Dami) "Barca nostra" e "Liberty", due installazioni d'arte presenti alla Biennale di Venezia (foto di Andrea Dami)

di Andrea Dami

Venezia – La cinquantottesima Biennale d’Arte è un invito a compiere un “viaggio” nella città dei Dogi e di Marco Polo, dai Giardini all’Arsenale.

È un’apertura sul mondo espressivo che ci invita a “guardare” oltre il visibile, il tangibile della tela dipinta, della scultura, o dell’installazione: questa è l’arte!

Il titolo di quest’anno è: “May You Live In Interesting Times” e, visto che siamo a Venezia, sarebbe stato più giusto leggerlo in Italiano, cioè “Che tu possa vivere in tempi interessanti”.

Essendo il titolo la chiave di lettura di qualsiasi iniziativa, cosa ci dice, a freddo, questa frase che deriva da un proverbio immaginario? Nel 1936, il giornale britannico Yorkshire Post riportò il discorso di Sir Austen Chamberlain che illustrava la minaccia alla sicurezza collettiva europea rappresentata dall’ingresso di alcune truppe tedesche in Romania, dichiarando: “passiamo da una crisi all’altra. Subiamo disordini e shock continui” e, per evidenziare la gravità della situazione, evocò un’antica maledizione cinese: “che tu possa vivere in tempi interessanti e concluse dicendo che questa maledizione è senza dubbio ricaduta su di noi”.

Ed è questo anatema di Chamberlain che il curatore della mostra, Ralph Rugoff (direttore dal 2006 della Hayward Gallery di Londra considerata fra le gallerie d’arte pubbliche più importanti del Regno Unito; nel 2015 è stato anche il direttore artistico della XIII Biennale di Lione, dal titolo “La vie moderne”) ha trovato strettamente familiare, vicino ai nostri tempi, visto che passiamo da una crisi all’altra, come registrano i notiziari contemporanei.

Quindi l’espressione interesting times del titolo stampato su tutti i manifesti della mostra «evoca l’idea di tempi sfidanti e persino minacciosi – ha dichiarato Paola Baratta, presidente della Biennale –, ma può essere anche un invito a vedere e considerare sempre il corso degli eventi umani nella loro complessità, un invito pertanto che ci appare particolarmente importante in tempi nei quali troppo spesso prevale un eccesso di semplificazione, generato da conformismo o da paura». Aggiunge il curatore Ralph Rugoff che la ‘maledizione’ evocata dal proverbio cinese è un “artefatto di incerta natura... sospetto, ma anche ricco di significati”, perché suggerisce potenziali percorsi, “traiettorie esplorative”, che vale la pena perseguire, e aggiunge, “soprattutto in questo momento storico in cui i ‘tempi interessanti’ che invoca sembrano essere di nuovo con noi”. Ecco che il titolo-guida della mostra ci pone anche questa domanda: come, in un’epoca di falsità e di bugie, funziona l’arte? Il suo curatore ci viene subito in aiuto: “mi auguro che l’arte possa fornirci gli strumenti per ripensare le possibilità dei ‘tempi interessanti’ in cui stiamo vivendo, e trasformare così questa ‘maledizione’ in una sfida da affrontare con entusiasmo”.

Quindi “May You Live In Interesting Times” tenta di portare alla luce i modi in cui la complessità dell’arte – i cui segni sono carichi di contraddizioni e ambivalenze – può illuminare alcuni aspetti contemporanei dei nostri rapporti sociali e della nostra psiche. E questo è un esplicito invito a entrare in questa 58° Mostra Internazionale d’Arte, che presenta ben 79 artisti provenienti da tutto il mondo, le cui opere sono una riflessione “sugli aspetti precari della nostra esistenza attuale, fra i quali le molte minacce alle tradizioni fondanti, alle istituzioni e alle relazioni dell’‘ordine postbellico’ – come ha dichiarato Ralph Rugoff –. Riconosciamo però fin da subito che l’arte non esercita le sue forze nell’ambito della politica. Per esempio, l’arte non può fermare l’avanzata dei movimenti nazionalisti e dei governi autoritari, né può alleviare il tragico destino dei profughi in tutto il pianeta, il cui numero ora corrisponde a quasi l’un percento dell’intera popolazione mondiale”.

“May You Live In Interesting Times” è l’indicazione utile che, come un “filo” d’Arianna, ci può far muovere, orientandoci nel complesso “labirinto” dell’espressione artistica dall’interno del Padiglione Centrale ai Giardini, alle partecipazioni internazionali, sempre ai Giardini, fino a quelle dell’Arsenale. Sono ben 90 e Ghana, Madagascar, Malesia e Pakistan e la Repubblica Dominicana sono presenti per la prima volta a Venezia.

Liberty

Le opere d’arte, influenzate dai contesti architettonici che le ospitano, certamente presentano allestimenti e condizioni di fruizione diversi da quelli proposti inizialmente dall’artista, ma possono anche creare un’interessante “spaccatura” nell’esperienza che andiamo a vivere visitando i due luoghi espositivi, perché «in questi tempi interessanti – come ha detto il curatore della 58° Biennale – gli artisti hanno messo in discussione le categorie di pensiero esistenti, aprendoci una nuova lettura di oggetti, di immagini, di gesti, di situazioni».

L’arte e quindi anche le opere in questa Mostra internazionale ci mostrano la “realtà” da più punti di vista, infatti gli artisti sanno dare, o cercano di dare significati alternativi a ciò che prendiamo come dati di fatto, proponendo modi diversi di metterli in relazione tra loro e di contestualizzarli. Possiamo anche dire che il loro lavoro animato senza dubbio da curiosità, intelligenza e spirito, ci spinge a guardare con sospetto tutte le categorie, i concetti e le soggettività che vengono dati e date per indiscutibili, ci invitano a considerare alternative e punti di vista nuovi, o “sconosciuti” come li ha chiamati Ralph Rugoff e quindi «a capire che ‘l’ordine’ è ormai diventato presenza simultanea di diversi ordini».

La fermata d’obbligo è al Padiglione Italia, alle Tese delle Vergini all’Arsenale, curato da Milovan Farronato (nato in provincia di Piacenza nel 1973), il cui progetto ha preso spunto dalle letture di Calvino e di Borges e è stato scelto “per originalità, innovatività, valore dell’allestimento e capacità di valorizzare il lavoro degli artisti” che sono: Enrico David, Chiara Fumai e Liliana Moro.

Il titolo dell’evento: Né altra né questa. La sfida al labirinto, ha il labirinto come immagine sia dell’esposizione, sia della vita stessa e è in linea con la filosofia di questa edizione e con il panorama artistico internazionale.

Anche questa cinquantottesima Mostra – che chiuderà i battenti il 24 novembre 2019 – cercherà di farci aprire gli occhi verso modi sconosciuti o ignorati “di essere al mondo”.

 

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