Mercoledì, 26 Giugno 2019 20:58

ll Giappone nelle foto di Araki in mostra a Siena

Alcune fotografie di Araki esposte in mostra (foto di Andrea Dami) Alcune fotografie di Araki esposte in mostra (foto di Andrea Dami)

di Andrea Dami

Siena – Fino al 30 settembre il complesso di Santa Maria della Scala ospita la mostra del maestro Nobuyoshi Araki (Tokyo, 1940) a cura di Filippo Maggia.

Siena ha voluto celebrare gli oltre 50 anni di attività di Araki (è del 1965 la sua prima mostra e del 2007 quella a Roma) con una selezione di ben 2200 opere, che ripercorre la sua lunga carriera artistica offrendo un panorama pressoché completo della sua sterminata produzione, assai complessa e articolata, ben oltre le immagini del kinbaku, il bondage giapponese, che l’hanno reso celebre in tutto il mondo.

Il kinbaku ha origini molto antiche, quando i samurai legavano con una corda i prigionieri, immobilizzandoli. Il modo di legatura che veniva usato era un messaggio e comunicava ai presenti anche la classe sociale dell’accusato. Questa tecnica, in tempi più recenti, si è trasformata in una costrizione fisica: una pratica sensuale per creare ulteriori stimoli sensoriali e emotivi all’interno della coppia tra il legatore e il legato.

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Araki presenta una serie di queste fotografie, che fanno parte di questo avvincente viaggio nel “mondo” dell’artista giapponese, che inizia con il racconto dedicato a Satchin and his brother Mabo, due ragazzini che abitavano vicino alla sua casa: siamo negli anni sessanta. Poi “scatti” eseguiti nella metropolitana di Tokyo: Subway of Love, a cavallo degli anni settanta; non potevano mancare i provocanti ritratti di donne e di uomini giapponesi e le composizioni intitolate Araki’s Lovers degli anni ottanta e novanta.

Araki nella sua intera vita, che non distingue l’ambito privato da quello pubblico, ha fatto il lavoro di operatore visuale, di “narratore” usando la macchina fotografica, come possiamo vedere nelle immagini di Tokyo Diary del decennio 2000-2010, nel diario fotografico che Araki ha aggiornato quotidianamente dal 1980 e nella cronaca del 2017 intitolata: Anniversary of Hokusai’s Death (in onore del grande pittore e incisore giapponese Katsushika Hokusai).

Accanto a Sentimental Journey (in versione completa) il racconto del viaggio di nozze con la moglie Yoko e, per la prima volta in Italia, il lavoro intitolato Sentimental night in Kyoto, ci sono anche le fotografie dedicate alla modella Komari: l’Amant d’Août.

Ripensando a quanto dice il grande fotografo giapponese, che la fotografia non è racchiudere uno spazio visivo, ma è un’arte che racchiude il tempo, perché in ogni singolo scatto ci sono presente e futuro, ecco che “appaiono” le fotografie che Araki ha realizzato in occasione dei 60 anni dalla fine della guerra (The 60th year after the End of the War) e, a seguire, una ventina di dittici dalla serie Tokyo Nude, architetture simboliche della capitale giapponese accostate a nudi femminili.

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Non poteva mancare il piccolo formato delle storiche Polaroid che narrano del quotidiano vivere di Nobuyoshi Araki a Tokyo e ancora due recenti serie dedicate alla sua città natale: Tokyo Summer Story, brillante e luminosa come è la calda estate della capitale giapponese e Tokyo Autumn, melanconica e intima, velata di luce crepuscolare.

In questo intrigante “viaggio” possiamo dire che abbiamo incontrato un lavoro che, parafrasando le parole del nostro artista, è teso all’esplorazione della bellezza che risiede nello spazio infinitamente piccolo che sta tra la vita e la morte, fino a ricercare “La realtà della morte” stessa (Death Reality del ’97) in queste bellissime stampe “corrose dal tempo” immobile. Come vediamo è la precarietà del momento uno dei temi cari a Araki e la fragilità dell’attimo nella sua “irripetibile bellezza o tragicità”, come dice l’artista, la troviamo anche nelle colorate composizioni floreali: una celebrazione della bellezza e della caducità della vita.

In mostra, nel suggestivo allestimento, c’è anche la serie Balcony of Love, fotografie animate dalla presenza del gatto Ciro, l’insostituibile compagno di vita del fotografo giapponese, oltre alla serie Gloves e alla raccolta Araki’s Paradise, realizzata per Siena, che Araki che ha “scattato” utilizzando la sua casa come un palcoscenico.

Un Nobuyoshi Araki originale, riflessivo e emozionante che ha cercato di riassumere in questa bella mostra: “Effetto Araki” la sua intera vicenda artistica e umana.

L’esposizione si può visitare tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00) e è stata organizzata dal Santa Maria della Scala con il sostegno di Opera-Civita; il libro-catalogo è edito da Skira.

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