Lunedì, 29 Luglio 2019 11:21

"Verso l'immortalità": mummie dell'Antico Egitto in mostra a Firenze

Alcune immagini della mostra (foto di Andrea Dami) Alcune immagini della mostra (foto di Andrea Dami)

di Andrea Dami

Firenze – “Mummie. Viaggio verso l’immortalità” è il titolo della mostra che si può ammirare nel Museo Archeologico Nazionale.

L'esposizione nasce da un’idea della dottoressa Maria Cristina Guidotti, in occasione di uno studio sulle mummie della sezione “Museo Egizio”, di cui la Guidotti è anche la curatrice scientifica, eseguito dall’Università di Pisa.

“Mummie. Viaggio verso l’immortalità” si compone di opere selezionate di grande importanza, organizzate per illustrare sotto vari aspetti il rapporto degli antichi Egizi con l’aldilà. Tra di esse sono da ricordare: il sarcofago di Padimut, caratterizzato da una ricchissima decorazione che contraddistingue i sarcofagi della XXI e XXII dinastia (1069 - 656 a.C.) – mai esposto e mai studiato prima della mostra –; la statua del sacerdote Henat, uno dei pochi esempi di statua di un dignitario che indossa una veste persiana, testimonianza del periodo in cui l’Egitto fu assoggettato al potente impero persiano (525 - 404 a.C.) e, ancora, la testa mummificata recentemente sottoposta a indagini radiografiche e TAC che hanno consentito la ricostruzione del volto del defunto (656 - 332 a.C.), senza dimenticare la cassetta per contenere le piccole e interessanti statue del corredo funebre di Nekhtamontu (1550 – 1070 a.C.).

“Mummie. Viaggio verso l’immortalità”, come si evince dal sottotitolo, ci illustra il concetto egizio della vita dell’anima nell’aldilà e il significato di tutti quegli oggetti che nell’antico Egitto venivano abitualmente deposti nelle tombe insieme al defunto. Perché, per gli antichi egiziani, la morte non determinava la fine della vita, ma costituiva un momento di passaggio a un’altra forma di esistenza che continuava nell’aldilà.

L’anima però, per continuare a vivere, aveva bisogno di tutta una serie di accorgimenti e di oggetti che dovevano magicamente consentirle la sopravvivenza oltre la morte e, soprattutto, doveva reincarnarsi nel proprio corpo che, per questo motivo, era conservato al meglio tramite pratiche di imbalsamazione del cadavere che diventava così una mummia in “Viaggio verso l’immortalità”. L’argomento è sicuramente affascinante e la mostra toglie quel velo misterioso, a volte un po’ romantico e molte volte anche macabro, che ha riempito le pagine di racconti e fotogrammi di film, contribuendo a diffondere delle idee inesatte sulle mummie egizie. Invece la mostra ci presenta il procedimento dell’imbalsamazione dei corpi dal punto di vista scientifico, in maniera chiara e comprensibile, ma non per questo, meno interessante.

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L’allestimento di “Mummie. Viaggio verso l’immortalità”, realizzato al piano terra del Museo (a cura di Contemporanea Progetti s.r.l., grazie all’apporto di Expona-museum exibition network), è organizzato in modo che la prima parte è dedicata al concetto di sopravvivenza dell’anima e alla “mummificazione” del corpo del defunto, mentre la seconda riguarda sia gli oggetti del corredo che accompagnavano il morto nella tomba e che avevano esclusivamente una funzione funeraria (stele, ushabti, tavole d’offerta), sia gli oggetti di vita quotidiana che dovevano ricreare nella tomba la perduta esistenza del defunto (abbigliamento, gioielli, mobilio di vario tipo).

La mostra “Mummie. Viaggio verso l’immortalità” ritorna da un lungo viaggio in Europa (ha toccato la Germania, l’Austria e la Finlandia) e poi, dal 2018, in Cina (nelle città di Guiyang, Hefei, Ningbo, Xian e Jinan), perché non dobbiamo dimenticare che la collezione del “Museo Egizio” di Firenze è la seconda in Italia dopo quella del Museo Egizio di Torino e si è formata, soprattutto nel corso del XIX secolo, in seguito alla famosa spedizione franco-toscana di Ippolito Rosellini e di Jean François Champollion.

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È del 1828 la prima spedizione scientifica in Egitto e i reperti furono distribuiti tra il Louvre e il Museo di Firenze. Infatti è qui a Firenze che possiamo ammirare il famoso carro rinvenuto in una tomba tebana della XVIII dinastia (1550-1291 a.C.) – un esemplare unico al mondo –, o i bassorilievi della tomba di Sety I, una delle più belle e riccamente decorate della Valle dei Re.

Nel 1880 il Museo fu trasferito nella sede attuale, insieme al Museo Etrusco e l’incarico del nuovo allestimento fu dato al giovane egittologo Ernesto Schiaparelli, che lo decorò in stile egizio. Quattro anni dopo Schiaparelli fu trasferito al Museo Egizio di Torino.

Nel 1939 il Museo Egizio fiorentino ricevette in dono dall’Istituto Papirologico della città del giglio numerosi reperti provenienti dagli scavi nelle città di El Hibeh (soprattutto sarcofagi) e di Antinoe (fra cui la importante collezione di tessuti copti). Oggi è depositario di una collezione di oltre 15.000 oggetti che vanno dall’epoca preistorica all’epoca copta.

“Mummie. Viaggio verso l’immortalità” si potrà visitare fino al 2 febbraio 2020.

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