Lunedì, 02 Settembre 2019 17:40

Il “Giardino della Memoria”, tra storia e arte ambientale

Alcune opere d'arte ambientale presenti all'interno del "Giardino della Memoria" (foto di Andrea Dami) Alcune opere d'arte ambientale presenti all'interno del "Giardino della Memoria" (foto di Andrea Dami)

Larciano – Le istituzioni e le comunità del Padule di Fucecchio, in una cerimonia unitaria, hanno ricordato il 75° anniversario dell’eccidio avvenuto il 23 agosto 1944.

Dopo la deposizione della corona al monumento marmoreo “Lo stupore” di Gino Terreni, si è svolta una seconda cerimonia al “Giardino della Memoria”, realizzato nel 1996, grazie al Sindaco Lisa Amidei e al Console generale Aggiunto di Germania Peter von Wesendonk, che hanno contributo al restauro di questo spazio d’arte ambientale per non perdere la “memoria” dell’avvenuta strage, come ci ricorda la scritta davanti all’antico muro d’ingresso, alla presenza di alcuni sopravvissuti e familiari delle vittime, dei Sindaci dei comuni colpiti dal tragico evento, del Senatore Dario Parrini, del Prefetto di Pistoia Emilia Zarrilli, del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, dell’Assessore Federica Fratoni della Regione e delle autorità militari e combattentistiche.

Quella mattina, “per un piano strategico mostruoso – come si legge in uno dei quattro cartelli bilingue appesi allo storico muro di recinzione – quella zona si macchiò del sangue di 175 persone (come scrisse nel 1984 il giornalista Cardellicchio) il cui unico torto fu quello di essersi rifugiate in alcune case coloniche, in capanne, lontano dalla via Francesca battuta dalle incursioni aeree, da rappresaglie e razzie.

Quel giorno, il 23, fu ordinato dai comandanti germanici Strauch e Krasemann, comandante della 26° Panzerdivision e responsabilmente dal federmaresciallo nazista Kesserling l’annientamento – vernichtung – per ostacolare l’avanzata degli alleati e creare terrore tra i civili e così lo sterminio fu puntualmente eseguito in quella zona, preventivamente delimitata, ai margini della palude vera e propria”.

Ma cos’è il “Giardino della Memoria”?

“È un’opera d’arte ambientale perché – ci dice l’artista Andrea Dami – è una sintesi estetica tra il medium espressivo, il luogo e il tempo, da non confondersi con i giardini d’arte ambientata, dove le opere ospitate non sono state concepite per quel luogo, ma solo portate in quello spazio come accade per molte delle sculture all’aperto di marmo o di bronzo che potrebbero anche essere spostate indifferentemente in altri siti senza cambiare il loro significato. La sintesi estetica è il “Giardino della Memoria”, che qui, nell’ex cimitero di Castelmartini, si compone di una serie di interventi artistici legati tra loro: dalla scultura di metallo ai mosaici e queste esperienze vanno dalla land art, passando per la minimal art, all’arte concettuale. I pittogrammi-sedute a mosaico composti per questo spazio sono distesi sulla superficie verde, il colore di fondo del “quadro” che chiamammo “cartolina calpestabile”, dal quale si innalzano tridimensionalmente alcune piante storiche come i cipressi e altre messe a dimora, con la collaborazione di Marco Cei, 23 anni fa quando fu realizzato.

Con la realizzazione del “Giardino della Memoria” è stato recuperato lo spazio che era l’antico cimitero di quella frazione, che è stato importante nel corso dei secoli in quanto si trovava ad un incrocio di strade e una, ancora esistente, porta alle Morette: l’antico porto sul Padule.

Il tempo all’interno del “Giardino” è quello della “memoria”, inerente a quella pagina che fu scritta il 23 agosto del 1944, quindi l’opera Paysage doveva contenere 175 formelle, perché volevo indicare la dimensione tragica dell’evento.

Veduta del Giardino

Nel territorio del Comune di Larciano sono stati uccisi ben 36 esseri umani, proprio laggiù, oltre la porta del “Giardino”, oltre la villa Poggi-Banchieri e quelle formelle rettangolari della mia scultura portano, oltre a dei “segni”, delle sfere e dei quadrati: i primi per indicare gli uomini e più sfere ci sono, più era giovane l’età, e le seconde, per indicare le donne e più quadrati portano su quella piccola superficie metallica, più era giovane la loro età... Le altre 139 hanno colori diversi a seconda delle località in cui sono stati uccisi in quella calda mattina d’agosto».

Quindi il “Giardino”, che ha visto la luce il 23 agosto del 1996, è un vero intervento d’arte ambientale, come ci ha spiegato l’artista, che comprende in sé sia l’elemento storico, sia quello politico, sia quello sociale e, aggiunge ancora Dami, “interagisce con e sull’ambiente che va oltre la semplice funzione panoramica-naturalistica perché le ondulazioni del Montalbano che si vedono oltre il muro le ho ripetute sul retro dell’opera Paysage, quasi una continuazione, un voluto richiamo alla coscienza ambientalista. Mi viene in mente soltanto un altro luogo nella provincia pistoiese che presenta opere di arte ambientale ed è la collezione d’arte di Giuliano Gori alla Fattoria di Celle, a Santomato di Pistoia. La mia opera d’arte ambientale si compone, sul piano orizzontale, di vari elementi artistici: un grande occhio, una colomba stilizzata, la luna-sole, per citarne alcuni, che insieme agli altri “pittogrammi-sedute”, adagiati su questo “pavimento-quadro” d’erba, sono il frutto di un’operazione di mail-arte condotta nel ’94 da Simone Fagioli, come possiamo leggere sul pannello trilingue. Sono delle strutture di cemento di altezze da terra diverse per facilitare la seduta dei visitatori, realizzate dal Comune di Larciano, rivestite con tessere musive colorate da alcuni ragazzi della scuola media che vorrei ricordare: Daniele De Paola, Antonietta Maraia, Enzo Maddaloni, Alice Matteoli, Sara Pagnini, Martina Pieraccioli, insieme all’indimenticabile “vecchio” muratore Alfio Niccolai, che ci ha e li ha guidati e seguiti come un nonno amoroso”.

Andrea Dami si siede sull’“Occhio”, che ha visto tutto, davanti ad un grande “No!”: il no alla guerra e punta il dito verso il “Tavolo della pace”, “realizzato come un’ideale aia – sottolinea Dami – perché quello spazio condiviso dai contadini, delimitato dalle loro case era il punto d’incontro, di socializzazione e di lavoro di quella micro comunità e ora vi si sono seduti idealmente sia la comunità di Larciano, sia quella tedesca, rappresentate dal Sindaco larcianese a nome di tutti noi italiani e dal rappresentante del Consolato germanico. Un atto di pace, un atto importante di conciliazione, nella volontà di non dimenticare”.

Infatti il restauro è stato finanziato tramite il Fondo italo-tedesco per il Futuro. Poi l’artista si volge verso il muro ottocentesco, indicando l’opera verticale di metallo, quasi un bassorilievo “l’ho chiamata Paysage, perché nel titolo richiamasse l’ambiente come dimostrano, dalla parte della strada, le linee dei “monti” e il “canneto” che separa fisicamente l’esterno dall’interno, ma non impedisce allo sguardo di vedere le 175 formelle che “galleggiano” come aggallati di padule formando un’area triangolare proprio per ricordare la superficie del vicino Padule. Sono 175 formelle non regolari, come diverse erano le personalità delle vittime; le personalità di tutti noi. Sono leggermente oblique rispetto all’orizzonte: è la casualità, è l’imprevedibilità della vita, è l’illogico sulla sperata certezza rispetto all’ortogonalità di questo filare di canne di ferro che “ricostruisce” il muro rotto dell’ex cimitero di Castelmartini”.

Lopera Paysage

Infatti leggiamo sul pannello che Paysage è “ricucitura”, perché non si perdesse la primaria identità di questo luogo, la sua sacralità, oltre a ricordarci l’importante posizione che aveva assunto, perché posto sul “canto”, come si diceva a Pistoia e in Toscana, all’incrocio di quella antica via che i pellegrini insieme ai mercanti percorrevano, la cui indicazione finale era la Francia da una parte e Roma dall’altra. I viandanti giungevano da San Miniato e da Fucecchio per raggiungere Monsummano e poi Pieve a Nievole, per dirigersi verso Pescia o piegare verso il passo di Serravalle. L’altra via, che tagliava questa Francigena, oggi Via Francesca, all’altezza di questo antico cimitero, univa la città di Pistoia con il porto delle Morette nel Padule (di Fucecchio), dopo aver oltrepassato l’antico e suggestivo borgo di Cecina che vediamo oltre il muro perimetrale segnato dai pochi resti delle vecchie lapidi marmoree.

In questo spazio d’arte ambientale pubblico del Comune di Larciano si prova emozione, un’emozione che dovrebbero provare tutti perché aiuta a ricordare: è il “luogo materiale del dialogo tra gli uomini, tra gli uomini e la Terra, tra gli uomini e loro stessi”, com’è stato anche scritto sul cartello esplicativo.

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