Mercoledì, 18 Settembre 2019 09:44

"La botanica di Leonardo" in mostra a Firenze

La mostra su Leonardo a Firenze (fotografie di Andrea Dami) La mostra su Leonardo a Firenze (fotografie di Andrea Dami)

di Andrea Dami

Firenze – Una grande mostra in Santa Maria Novella per ricordare il pensiero scientifico e “universale” di Leonardo da Vinci.

L'esposizione, dal titolo: “La botanica di Leonardo. Per una nuova scienza tra arte e natura”, è un “viaggio” che ci invitano a compiere i curatori Eritjof Capra, Stefano Mancuso e Valentino Mercati negli “studi” botanici di Leonardo ed è anche un approfondimento nel pensiero del grande di Vinci, così ricco di implicazioni per noi contemporanei, che ci costringe a ripensare “in profondità” il rapporto tra uomo e natura.

La mostra, promossa dal Comune di Firenze, ideata e promossa da Aboca con il coordinamento scientifico e l’organizzazione di MUS.E, si articola, grazie ad un allestimento suggestivo e coinvolgente, nel “Dormitorio” di Santa Maria Novella, tra tavole originali del Codice Atlantico della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, le belle installazioni interattive e le piante, che ti conducono, o meglio, ti fanno entrare dentro “le intuizioni” di un modo di pensare complesso, che portava Leonardo, sia a rivedere alla luce di nuove osservazioni, o conoscenze un “elemento” studiato, sia a ricercare le possibili analogie, o dipendenze, o anche diversità, intuendo che è tutto legato da una “rete” in cui gli elementi interagiscono tra di loro.

Questo “pensiero sistemico”, le cui origini ci portano ai filosofi della Grecia antica, ai primi pitagorici che riflettevano sulla forma e la sostanza delle cose, Leonardo lo fa suo e l’esperienza diventa il fondamento del sapere, elaborando così una visione organica del mondo grazie ad uno “sguardo” unitario sulla natura e sul mondo dei viventi. Le “tracce” di questo pensiero-ricerca le possiamo vedere nei disegni e leggere nei suoi “fogli”, che hanno cambiato l’arte, ma hanno anche dato inizio alla “scienza”.

I poliedri

Guardando alla vita e alla natura, Leonardo ci lascia un appunto: “venite o uomini a vedere i miracoli che per questi tali studi si scopre nella natura” – uomo incluso – come un’entità unica in cui tutto è connesso e tutto è movimento. E questo ci richiama alla mente ciò che accadeva in questa città nella seconda metà del Quattrocento, sotto l’egida dei Medici, la sua grande rinascita, oltre che artistica, anche filosofica, scientifica e tecnica in nome di un’unità del sapere che vedrà proprio Leonardo da Vinci protagonista in questa ricerca per scoprire i meccanismi che fanno funzionare la “macchina” natura, sempre con rispetto per la sua complessità, rimanendo sempre convinto che l’“ingegno” della natura fosse superiore a quello dell’uomo.

Quindi, non è anche un invito a continuare a studiare in forma unitaria le sue mille sfaccettature e ad assumere un atteggiamento che guarda alla complessità, “all’universalità”? Per cui “è necessario un cambiamento radicale delle nostre percezioni, delle nostre idee e dei nostri valori – scrive Eritjof Capra nel prezioso catalogo – con un mutamento fondamentale della visione del mondo, della scienza e della società”. È anche vero che negli ultimi decenni la concezione sistemica e ecologica non è poi lontana da quella che espresse nei suoi appunti-disegni Leonardo.

Possiamo anche dire che è stato l’iniziatore di un’ecologia profonda, proprio grazie al suo “pensiero sistemico” che considerava il mondo interconnesso e interdipendente, riconoscendo il valore intrinseco di tutti gli esseri viventi: ecco l’eredità che ci ha lasciato Leonardo e che viene messa in evidenza dai lavori presentati in questa esposizione fiorentina.

Sappiamo della ricca “biblioteca” che aveva Leonardo e di quei 200 libri da cui non si separava, “aveva approfondito il pensiero di Alberto Magno (un testo in suo possesso), di Ruggero Bacone o di Raimondo Lullo e segue l’esempio della natura a cui intreccia il pensiero e la mano dell’uomo, suo massimo strumento”, come leggiamo nel saggio di Valentino Mercati nel catalogo. Quindi per Leonardo “la natura – scrive Paolo Galluzzi – non è né per l’uomo né nel potere dell’uomo”, infatti il Genio di Vinci scrive: […] la natura [è] costretta dalla ragione della sua legge che in lei infusamente vive […]”.

Leonardo anche quando compie studi sui processi, tecniche e formule alchemiche, rimane fermo nelle sue convinzioni, “stando in natura” diceva, disprezzando coloro che cercavano di sostituirsi ad essa e alle sue leggi, altrimenti non si sarebbe potuto giungere a risultati utili ed efficaci.

Leonardo capisce, per esempio, il nesso tra i cerchi del tronco e l’età dell’albero, ma anche il flusso all’interno dell’albero, spiegato molto bene nell’organismo vegetale realizzato nel Dormitorio di Santa Maria Novella, grazie ai linguaggi digitale e multimediale che ci fanno vivere in chiave interattiva alcune delle importanti intuizioni di Leonardo.

L’“anatomia vegetale”, che Leonardo ha scandagliato e che gli ha permesso di cogliere e di rendere i dettagli più minuti di un fiore, di un ramo o di una foglia, ci viene proposta nel Dormitorio in dialogo con opere contemporanee, mentre i meravigliosi dettagli botanici inclusi nei suoi dipinti, che possiamo definire “ritratti di piante”, vengono offerti al nostro sguardo curioso per attivare anche un percorso a ritroso sull’origine dei pigmenti vegetali utilizzati in pittura.

E qui è evidente che le intuizioni del genio di Vinci hanno anticipato principi e regole che verranno teorizzate molto tempo dopo; per cui, ci dicono i tre importanti curatori: Capra (fisico e teorico dei sistemi e studioso di Leonardo da Vinci), Mancuso (tra le massime autorità nel campo della neurobiologia vegetale) e Mercati (fondatore e presidente di Aboca Group, un nuovo modo di curare con prodotti naturali per la salute dell’uomo), che i suoi lavori-pensieri cinquecento anni dopo la sua morte sono un ulteriore invito ad assumere la natura come modello e guida, rispettandola senza dominarla.

Non ci rimane che riflettere (e agire) sulla “visione organica” nella quale tutto è connesso. Grazie Leonardo dell’avvertimento!

Il dodecaedro

I curatori concludono il percorso espositivo con un grande dodecaedro, circondato da piante verdi, che hanno chiamato: “Albero Vitruviano”, per offrirci l’opportunità di vivere in prima persona come la natura sia stata e possa tornare ad essere al centro dell’armonia del mondo e del sistema vivente, e per questo possiamo anche noi entrare dentro e farci fotografare circondati dalle piante.

Questo grande poliedro regolare ci riporta all’inizio del “viaggio”, a quelli installati nel prato del Chiostro grande. Poliedri che Leonardo indagò e disegnò per la “De Divina Proportione” di Luca Pacioli, che davano corpo agli elementi del cosmo: il cubo, o meglio, l’esaedro per la terra, l’icosaedro per l’acqua, l’ottaedro per l’aria, il tetraedro per il fuoco e il dodecaedro per l’intero universo. Per Leonardo furono la sintesi di profonde riflessioni sulle proporzioni, sull’aritmetica, come sulla geometria euclidea che seppe intrecciare, grazie al pensiero sistemico, filosofia, arte e scienza.

Oggi, le dodici facce pentagonali del dodecaedro (posto in bella mostra in Piazza della Signoria), simbolo dell’armonia come della complessità, non contengono più l’uomo, ma un bell’albero di gelso – albero caro a Leonardo – diventando il “manifesto” della bella ed interessante mostra… ma anche “speranza”.

La mostra “La botanica di Leonardo. Per una nuova scienza tra arte e natura” chiude il 15 dicembre 2019 e l’ingresso è doppio: o da Piazza della Stazione 4 o da Piazza Santa Maria Novella (Basilica).

Oltre a laboratori didattici – Leonardo ne faceva di tutti i colori – per far capire ai bambini e non solo la sua anima di grande sperimentatore, vengono organizzate delle “Passeggiate botaniche leonardiane” in giro per Firenze con botanici di Aboca alla ricerca delle piante di Leonardo che vivono e resistono oggi tra cemento e asfalto.

 

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