Sabato, 05 Ottobre 2019 14:22

L'impatto dell'uomo sulla Terra: a Bologna la mostra “Anthropocene”

Alcune immagini della mostra "Anthropocene" (foto di Andrea Dami) Alcune immagini della mostra "Anthropocene" (foto di Andrea Dami)

di Andrea Dami

Bologna – Il MAST di Bologna ospita un'esposizione multimediale sull'impatto dell'uomo sul pianeta.

Fino al prossimo 20 gennaio si potranno ammirare le straordinarie immagini di Edward Burtynsky, fotografo di fama mondiale, e i filmati di Jennifer Baichhwal e Nicholas de Pencier, pluripremiati registi, nella bella mostra “Anthropocene” che è “un’esplorazione multimediale” che documenta l’indelebile nostra impronta sulla Terra.

“Anthropocene” è una testimonianza degli effetti delle attività umane sui processi naturali: dalle barriere frangiflutti edificate sul 60% delle coste cinesi alle ciclopiche macchine costruite in Germania, dalle psichedeliche miniere di potassio nei monti Urali in Russia alla devastazione della Grande barriera corallina australiana, dalle surreali vasche di evaporazione del litio nel Deserto di Atacama alle nostre cave di marmo di Carrara e ad una delle più grandi discariche del mondo a Dandora, in Kenya.

Le opere in mostra ci offrono «uno sguardo avvincente su ciò che accade – come ha sottolineato l’artista Edward Burtynsky – sono una testimonianza reale e far vivere queste realtà attraverso la fotografia è come creare un potente meccanismo che dà forma alle coscienze».

E di coscienza parla anche Jennifer Baichhwal che cerca di smuovere anche le nostre, attraverso queste preziose testimonianze visuali, senza «fare prediche, rivendicare o attribuire colpe. Credo ancora che il pensiero e l’esplorazione trasversale, il confronto, generino una trasformazione più profonda e duratura rispetto ad un’aspra contrapposizione».

Anche a Nicholas de Pencier non interessa puntare il dito o rinnegare le nostre colpe. «Vivo nel mondo reale e ho bisogno delle stesse soluzioni pratiche di chiunque altro. È quindi mia responsabilità usare la macchina da presa come uno specchio e non un martello: invitare gli spettatori a essere testimoni di questi luoghi e a reagire ognuno a suo modo».

Una classe in visita

Il gruppo internazionale di scienziati “Anthropocene Working Group” è impegnato a raccogliere le prove del passaggio dall’attuale epoca geologica: l’Olocene, iniziata circa 11.700 anni fa, all’ Anthropocene (dal greco anthropos, uomo), prove che purtroppo dimostrano che gli esseri umani sono diventati la singola forza più devastante del pianeta.

Tutto è iniziato quando diventammo stanziali e cominciammo a praticare l’agricoltura, ma con l’industrializzazione, circa 250 anni fa, si ebbe un aumento progressivo di CO2 nell’atmosfera.

Ricordiamoci che movimentiamo terra, pietre, sedimenti, perforiamo montagne, utilizziamo ogni riserva disponibile di carbone, petrolio, metano, fosfato, fino alle terre rare. Abbiamo sviluppato materiali come il cemento, l’alluminio, la plastica, nuove fonti energetiche come la scissione dell’atomo, che inquinano la nostra aria, i nostri mari e che in alcuni casi troviamo nella catena alimentare sotto forma di microparticelle.

Sfruttiamo il mondo animale pescando ogni anno 80 milioni di tonnellate di pesci dai mari e altrettanti dagli impianti ittici; negli allevamenti intensivi di maiali, polli, pecore, bovini viene aumentata la produzione per soddisfare la crescente domanda e l’agricoltura industriale incrementa ogni anno la sua produttività, facendo ricorso a pesticidi sempre più efficaci? E’ la nostra condotta che provoca l’acidificazione degli oceani, l’aumento della temperatura media annua della Terra e limita fortemente la riproduzione di molte specie animali, tra cui api e insetti.

Zanne di elefati

Quindi, come ci mostrano le fotografie e i filmati di Burtynsky, di Baichhwal e de Pencier al MAST (grazie alle sinergie della Art Gallery of Ontario di Toronto e della National Gallery of Canada di Ottawa e alla collaborazione con Sophie Hackett e Andrea Kunard, che hanno curato la mostra), è l’impatto dei nostri comportamenti che condiziona l’esistenza di ogni organismo vivente del pianeta.

Non dimentichiamoci che attualmente siamo 7,6 miliardi di persone circa, che con la velocità di riproduzione pongono l’umanità stessa e la natura – nella quale e con la quale viviamo – di fronte a problemi di eccezionale portata (penso ai cambiamenti climatici) e per descrivere questo fenomeno alcuni scienziati hanno coniato il termine “Antropocene”, concetto che è oggetto di discussione, ma non lo sono la portata e la complessità dell’influenza che noi esseri umani esercitiamo sul pianeta; questo cambia tutto e per sempre.

Ecco il motivo per visitare la mostra (via Speranza, 42), che è aperta dal martedì alla domenica e dalle ore 10 alle ore 19.

 

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