Lunedì, 04 Novembre 2019 15:59

“Enigma Pinocchio”: artisti contemporanei “rileggono” il celebre burattino

Alcune immagini delle opere in mostra (fotografie di Andrea Dami) Alcune immagini delle opere in mostra (fotografie di Andrea Dami)

di Andrea Dami

Firenze – “Enigma Pinocchio” è in mostra a Villa Bardini per (ri)valorizzare una storia senza tempo, universale, scritta da Carlo Collodi alla fine dell’Ottocento.

Una storia, divenuta famosissima, nella quale racconta le esperienze, ora dannose, ora accidentali, ora crudeli, di questo fantastico “personaggio” di legno dal naso che si “allunga” ad ogni bugia che dice, che non è né un burattino, né una marionetta: un “enigma” quindi.

Ma l’“Enigma Pinocchio” può ancora trasmettere messaggi educativi rivolti anche alle giovani generazioni attraverso una “lettura” visuale che Villa Bardini (costa San Giorgio, 2) ci propone attraverso le opere di molti artisti, che vanno da “Giacometti a LaChapelle”, dando vita a “una grande storia italiana”, come riporta il sottotitolo della mostra.

Ben oltre cinquanta opere, tra sculture in legno, ferro, cartapesta, dipinti, bronzi, foto e video, che hanno fatto di Pinocchio l’interprete delle inquietudini della contemporaneità, l’icona del nostro tempo, affermando la natura metamorfica attraverso un “tracciato, un percorso-specchio del viaggio della creatura collodiana, in oscillazione tra ingenuità e furbizia, autonomia e suggestione e infine tra la vita e la morte”, come ha detto Lucia Fiaschi, curatrice di questa bella mostra fiorentina.

Il racconto artistico, che si snoda tra le stanze della villa, è stato suddiviso dalla curatrice in sette sezioni per meglio raccontare le mille sfaccettature dell’enigmatica creatura di legno: Pinocchio (non) è un Re; Pinocchio (non) è un burattino; Pinocchio (non) è un uomo; Pinocchio (non) è morto; Pinocchio (non) è Pinocchio; Pinocchio (non) è una maschera; Pinocchio (non) è un bambino.

Insomma Pinocchio è una “straordinaria invenzione – per ricordare le parole della curatrice Fiaschi – metafora di ogni possibile metafora, toscano e universale, aperto a tutte le possibili letture. Pinocchio, nato sullo scorcio dell’Ottocento, è una creatura novecentesca. Il Novecento l’ha manipolato, l’ha passato al setaccio, al lento crogiuolo delle proprie tragedie, maschera tragica, e il burattino ha superato l’insuperabile: incredibilmente egli vive”.

Mentre si passa tra installazioni multimediali che dialogano con le opere esposte, una addirittura interagisce con noi facendoci allungare il naso al nostro passaggio…

“Ma chi è Pinocchio?” Si domanda e ci domanda Lucia Fiaschi. “O meglio cos’è Pinocchio? È vero che l’uso popolare, già ai tempi di Collodi, sovrapponeva il termine marionetta a quella di burattino e ne faceva una cosa sola – leggiamo nel catalogo (Giunti Editore) – che passa dall’azione sconsiderata al più profondo pentimento per poi riprendere la sua sarabanda, egli è il protagonista del suo particolare mondo alla rovescia dove sempre l’apparenza contraddice la verità”.

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Forse anche per questo nel corso degli ultimi settant’anni sono stati molti gli intellettuali che si sono confrontati con Pinocchio, fornendo ardite interpretazioni della sua vicenda assunta a paradigma di quella umana o come punto di riferimento; ad esempio la curatrice ci ricorda il Pinocchio che Venturino Venturi aveva progettato come uno gnomone per il centro della sua “piazza” (da lui realizzata a mosaico a Collodi), perché con la sua ombra indicasse lo svolgersi del racconto e del tempo. “Tanto vivo da muoversi autonomamente – scrive la Fiaschi – nella sostanza immateriale della propria ombra per l’alternarsi dei giorni e delle stagioni, della luce e dell’ombra”.

Quel Pinocchio (il bozzetto è in mostra) non fu realizzato e era in piena coincidenza temporale con l’evoluzione formale della scultura Le Nez di Alberto Giacometti, che usa il lungo naso di Pinocchio per ricordarci il precario equilibrio della vita, facendolo diventare il contrappeso al cranio di quella testa scarna, dai grandi occhi e appesa a un sottile e precario filo, come fosse una stadera, “tra ciò che è morto e ciò che è vivo”, dice la Fiaschi dinanzi al prezioso disegno.

Pinocchio si è avviato “per le strade del mondo accolto a braccia aperte da generazioni di artisti. L’arte contemporanea ha ben compreso l’elusività della creatura e l’ha trasformata in mille altre senza mai perdere l’essenza ed essa è oggi come più di un secolo orsono soltanto Pinocchio”.

All’ingresso veniamo accolti da Pinocchio e la farfalla rossa, che il burattino cerca di prendere, come fanno i bambini, con quella gioia che li contraddistingue… “ma che nel mio pezzo di legno – dice Andrea Dami, il suo autore – è anche speranza di trasformazione. Spero che il mio Pinocchio, congelato in quell’attimo, riuscirà a prendere quella farfalla rossa e come fu positiva la sua metamorfosi da legno a “ragazzino per bene”, possa esserlo anche per tutti noi”… e siamo ormai nel mondo dell’“enigma”, dinanzi al “pezzo di legno” che ci guarda di Tim Rollins & K.O.S che ci introduce verso i “pinocchi” di Oliviero Toscani, passando da L’uomo nell’ulivo di Venturino Venturi al Pinocchio roller di Sergio Traquandi, alle Marionette Koning Hirsch di Sophie Taeuber - Arp e ancora alla Macchina inutile di Bruno Munari e alla scultura mobile di Alexander Calder.

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Poi è l’Ostentazione di Gionata Francesconi che ci indirizza, attraverso le tempere, i pastelli a cera e i bronzetti di Venturino Venturi, verso il Pinocchio in cornice di Mimmo Paladino, quello di Luigi Ontani, di China Marks, di Miquel Barcelò, per ricordare alcuni degli artisti in mostra. La Nez dans Peintures romanes des èglises de France di Giacometti ci introduce nella sezione “Pinocchio (non) è Pinocchio” e ci accoglie a braccia aperte l’opera di Jim Dine, quella di Sam Havadtoy e di Francesco De Molfetta; mentre nella sezione “Pinocchio (non) è una macchina”, ricordo l’opera di David LaChapelle che ci guarda, come fanno le maschere di cartapesta dipinta di Venturino Venturi. Segue il Pinocchio di Mario Ceroli, quello di Stefan Rinck e il Totocchio pifferaio di Riccardo Dalisi.

Alla fine dell’“enigma” ci saluta la farfalla rossa di Dami, invitandoci a vedere il meraviglioso giardino e dalla balaustra non si può perdere la visione panoramica sulla città di Firenze.

“Enigma Pinocchio”, prodotta e organizzata da Generali Valore Cultura, Fondazione CR Firenze e Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, in collaborazione con Unicoop Firenze e con il patrocinio del Comune di Firenze e della Fondazione Carlo Collodi, si può visitare dal martedì alla domenica, dalle ore 10.00 alle ore 19.00 (la biglietteria chiude un’ora prima).

 

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