Venerdì, 08 Novembre 2019 15:52

Modigliani e "l'avventura parigina" in mostra a Livorno

Alcune delle opere in mostra (foto di Andrea Dami) Alcune delle opere in mostra (foto di Andrea Dami)

di Andrea Dami

Livorno – Amedeo è tornato nella sua città che lo vide crescere dal 12 luglio del 1884.

Veniva chiamato “Dedo” e morì all’età di 36 anni all’ospedale della Carità (Charité, Saint-Étienne) di Parigi e oggi Livorno, ormai prossimi al centesimo anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 24 gennaio 1920, dedica al “suo” pittore e anche scultore l’importante esposizione “Modigliani e l’avventura di Montparnasse”, curata dal francese Marc Restellini e dal coordinatore del progetto Sergio Risaliti, che si svolge nei locali del nuovo Museo della Città, in Piazza del Luogo Pio, offrendo al pubblico l’occasione di ammirare ben 14 dipinti e 12 disegni del grande Modigliani.

Rimarrà aperta fino al 16 febbraio del 2020.

Il titolo dell’evento si completa con la dicitura: “capolavori delle collezioni Netter e Alexandre” e attraverso questi possiamo vedere il suo stile inconfondibile, che era riuscito a rendere immortali i suoi amici, le sue compagne, le amanti e i collezionisti appunto, oltre ai volti ‘eroici’ dei figli della notte parigina: ecco l’“avventura di Montparnasse”. Montparnasse, ben inteso come Montmartre, perché Amedeo Modigliani aveva stretto amicizia con Guillaume, con Apollinaire, ma anche con Chaïm Soutine, con Paul Guillaume, con Blaise Cendrars, con Andrè Derain e Maurice Utrillo, e tutti lo ammiravano, oltre che per la sua cultura, per il suo carisma.

Modigliani incantava oltre che per la sua passionalità mediterranea, anche per il suo geniale talento e anche Picasso, suo contemporaneo (era nato nel 1881), che Modì ammirava, era affascinato dalle opere dell’artista livornese, nelle quali diceva che “si rispecchiava tutta la bellezza dell’arte rinascimentale espressa con un linguaggio assolutamente moderno”; purtroppo la sua vita fu anche prigioniera dell’alcol e delle droghe. Amedeo, come qualcuno ha detto, non si risparmiava e sfidava ogni giorno la morte cercando nell’arte una via di fuga al suo tragico destino, come nella vita che conduceva “sopra le righe”, basti pensare alle tante amanti che frequentava, tra le quali le poetesse Anna Akhmatova e Beatrice Hastings.

Modì Jeanne Hébuterne

Modigliani, ancora giovane, non sfuggirà nel ‘20 alla “falce della mietitrice”. Fu una tragedia che provocò forti turbamenti nell’intera avanguardia parigina e, come una scintilla, dette origine alla “leggenda Modigliani”, trasformandolo in un personaggio leggendario, in una “emanazione evanescente e scandalosa di un mondo bohémien, che nei suoi ritratti e nei suoi nudi riconoscerà il senso della propria estrema vitalità mista a tedio e profonda fatale malinconia”. I drammi non vengono mai da soli, perché anche la sua giovane compagna, Jeanne Hébuterne, artista di talento che tutti adoravano, decise di accompagnarlo nella morte, nonostante che da Amedeo aspettasse il secondo figlio.

Dedo si era formato artisticamente studiando i macchiaioli, così cari a noi toscani. Fu qui a Livorno che Modigliani per la prima volta si ammalò gravemente e fortunatamente, o come si dice anche: “miracolosamente”, riuscì a guarire. Poi la partenza per Parigi, centro nevralgico della scena e del mercato artistico, dove ebbe modo di esprimere il suo straordinario talento.

Nella Ville Lumière, immergendosi nell’avanguardia artistica di allora, Modigliani ritrovò quell’“energia necessaria per essere invincibile, come artista, come demiurgo e come detentore di verità e di conoscenza, alla pari dei più grandi del suo tempo”, riuscendo così a “nascondere a sé stesso la malattia, la dipendenza, l’inesorabile destino”. Ma Modì restò sempre legato alla sua Livorno, tanto da tornarci più volte nel corso della sua breve vita e ora, come dice il curatore della mostra Marc Restellini: «è un ritorno a casa.

Qui a Livorno Amedeo Modigliani ha sviluppato la sua capacità creativa e lo spiritualismo ebraico e qui a Livorno mi auguro che la storia, e non solo il mercato, possano approfittare di questa meravigliosa opportunità per dargli la giusta posizione nella storia dell’arte occidentale».

Modì Costant Lepoutre

Una precisazione sul sottotitolo della mostra: “Capolavori delle collezioni Netter e Alexandre” perché possiamo vedere i dipinti e i disegni appartenuti ai due collezionisti Netter e Alexandre, sicuramente i più importanti che lo hanno accompagnato e sostenuto nella sua vita.

Primo fra tutti è Paul Alexandre, perché oltre ad essere “centro” di un legame tra Livorno e Parigi, lo ha sostenuto al suo arrivo a Parigi e lo ha anche aiutato nel progetto scultoreo delle Cariatidi, oltre che durante i suoi ritorni nella città labronica, nel 1909 e nel 1913. Il secondo (non in senso di classifica) è Jonas Netter che ha riunito, come un esperto e geniale collezionista, i più bei capolavori di Amedeo Modigliani.

Tra le opere in mostra ricordo il ritratto di una bambina di circa 8-10 anni il cui vestitino e il muro retrostante sono dipinti di un delicato colore azzurro, in un ambiente ricolmo di dolcezza e innocenza: Fillette en Bleu (del 1918) e il ritratto di Chaïm Soutine (del 1916), suo caro amico durante gli anni parigini più difficili, seduto con le mani appoggiate sulle ginocchia. Poi il ritratto Elvire au col blanc (Elvire à la collerette) dipinto tra il ’18 e il ’19 raffigurante la giovane Elvira, conosciuta ed ammirata a Parigi per la sua folgorante bellezza e per il suo caldo temperamento italiano, o il ritratto Jeune fille rousse (Jeanne Hébuterne), dai profondi occhi azzurri (del 1919). Dei disegni ricordo alcune Cariaditi tra i quali la Cariatide (bleue) del 1913.

Utrillo

Insieme alle opere di Modigliani sono esposti molti capolavori collezionati da Jonas Netter a partire dal 1915, opere rappresentative della grande École de Paris. Tra queste si potranno ammirare i dipinti di Chaïm Soutine come L'Escalier rouge à Cagnes, La Folle, L'Homme au chapeau e Autoportrait au rideau, eseguite dal 1917 al 1920. Le opere di Maurice Utrillo come Place de l'église à Montmagny, Rue Marcadet à Paris, Paysage de Corse, dove gli spazi sono sereni e dove tutto è calmo e silenzioso, dove nulla traspare dei suoi soggiorni negli ospedali psichiatrici per tentati suicidi legati alla dipendenza dall’alcol.

I lavori di Suzanne Valadon come le Trois nus à la campagne, con donne nude in aperta campagna, tema molto caro a Renoir e a Cézanne oltre che ad Andrè Derain che con Le Grand Bagneuses ha realizzato un’opera considerata uno dei capisaldi dell’arte moderna e dipinti come St.tropez e Portrait d’homme (Jonas Netter) di Moïse Kisling, artista polacco che ci ha lasciato uno dei ritratti più emblematici del collezionista Jonas Netter.

Con questa mostra: “Modigliani e l’avventura di Montparnasse. Capolavori delle collezioni Netter e Alexandre”, la città lo ha abbracciato, ha detto il Sindaco Luca Salvetti e, per l’occasione verranno organizzati numerosi eventi collaterali che faranno da cornice alla mostra e proseguiranno per tutto il 2020. Per cui siete i benvenuti!

La mostra è visitabile dal lunedì al giovedì dalle ore 10 alle ore 19. Invece venerdì, sabato e domenica dalle ore 10 alle ore 23. Nessun giorno di chiusura e rimarrà aperta anche nelle festività.

 

 

 

 

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