Mercoledì, 27 Novembre 2019 15:50

“Il colore del caso”: la fotografia di Tatge a Palazzo Fabroni

L'esterno di Palazzo Fabroni in una delle foto di George Tatge L'esterno di Palazzo Fabroni in una delle foto di George Tatge

Pistoia - Dopo dieci mesi di chiusura, Palazzo Fabroni riapre con la mostra “George Tatge: il colore del caso”, curata da Carlo Sisi.

Venerdì 29 novembre alle ore 18, con l'inaugurazione di questa esposizione, Palazzo Fabroni Museo del Novecento e del Contemporaneo di Pistoia, riaprirà al pubblico al termine di alcuni importanti lavori di ristrutturazione che hanno determinato il recupero di un'ampia porzione del pianoterra.

La rassegna, aperta al pubblico fino al 16 febbraio 2020, nasce da una svolta nel modus operandi dell'artista. Noto da sempre per il suo lavoro in bianco e nero, da sette anni egli si dedica esclusivamente a riprese a colori. Non ha abbandonato il suo leggendario Deardorff, un banco ottico 13x18cm, che lo accompagna da quando è arrivato in Italia, 46 anni fa. Ma la scelta del colore ha richiesto un modo radicalmente diverso di guardarsi intorno.

La mostra ci presenta così luoghi di misteriosa metafisicità, città sovraffollate, ma prive di persone, sospese nel tempo, quasi a sottolineare la solitudine esistenziale. Strade ed angoli dove vige quel conflitto continuo tra il man-made e la natura, una convivenza difficile e spesso comica. Oggetti ricorrenti nel lavoro di Tatge sono i muri, le barriere, i recinti, le staccionate. Visioni che ci toccano oggi con significati ancora più profondi ed attuali.

Eppure la fotografia di Tatge rimane lontanissima dall’essere documento. E’ pura metafora, un’espressione poetica che va oltre il visibile. Tatge si muove raramente con progetti precisi in mente. Preferisce vagare per lasciare che sia il mondo a sorprenderlo, che sia la sua psiche a reagire e a rispondere alle sollecitudini dei luoghi. Al Caso, appunto. Come Gerhard Richter, “non persegue obiettivi, né sistemi, né tendenze; non ha programmi, né uno stile, né una direzione; gli piace l'indefinito, lo sconfinato, l'incertezza continua”.

Sono dunque frutto del nuovo lavoro di George Tatge le 74 immagini, suddivise in sei diverse sezioni, di cui si compone la mostra, completamente pensata per le sale del secondo piano di Palazzo Fabroni, in una relazione stretta ed organica con il contesto architettonico dell'edificio, a tal punto che l'alternanza degli spazi, irregolari di forma e differenti per dimensioni, governa la disposizione delle opere.

La rassegna è accompagnata dal video “George Tatge. Ritorno a Pistoia, dieci anni dopo”, realizzato da Raffaele Cafarelli per Redfish, testo di Gianluca Chelucci e musica di William Tatge, che dà conto degli scatti di George Tatge dedicati a Pistoia.

Nel ricco catalogo, edito da Giunti, le 74 opere fotografiche esposte sono affiancate da un testo critico del curatore Carlo Sisi.

La mostra permetterà di scoprire, inoltre, il nuovo volto di Palazzo Fabroni dopo alcuni importanti lavori di ristrutturazione, tra cui l’apertura di nuovi spazi riservati all'accoglienza del pubblico e di nuove sale destinate a funzione museale.

Qui, dove ha trovato una nuova collocazione la biglietteria con il guardaroba e il bookshop, accoglie oggi i visitatori uno spazio appositamente ideato e realizzato per raccontare, attraverso l'utilizzo di tecnologie innovative, la storia di Palazzo Fabroni e delle sue collezioni fino al nuovo giardino, contestualizzandone la presenza nell'ambito della rete dei Musei Civici di Pistoia e la collocazione nel cuore del centro storico cittadino.

Quattro nuove sale destinate a funzione museale ospitano poi le civiche raccolte d'arte dedicate al Novecento artistico pistoiese dalla seconda metà degli anni Venti alla fine degli anni Sessanta, con opere della 'scuola' pistoiese attiva nel periodo tra le due guerre e della cosiddetta ‘generazione di mezzo’ segnata dal contrasto tra figurativo e informale, e presenze di assoluto rilievo quali quelle dello scultore Marino Marini e della sorella gemella Egle, pittrice e poetessa, e degli artisti del gruppo denominato “Scuola di Pistoia” nel clima Pop degli anni Sessanta.

I lavori di recupero del pianoterra si inseriscono nel progetto infrastrutturale finanziato, oltre che dal Comune di Pistoia, con contributi sui fondi europei di sviluppo regionale POR FESR – Regione Toscana 2014-2020 (per l’area di intervento “Arte Contemporanea”) e della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

Insieme alle sale del primo piano dove, in logica prosecuzione di esperienze, il percorso museale continua e si conclude, e in continuità con le raccolte d’arte antica del Museo Civico in Palazzo Comunale, oggi Palazzo Fabroni riunisce dunque, al suo interno, i percorsi dedicati alla modernità e alla contemporaneità, con un doppio sguardo all'arte locale e a quella nazionale e internazionale.

Il complessivo riassetto dell'edificio settecentesco di via Sant'Andrea è stato possibile, per ragioni museologiche e museografiche ben precise, col trasferimento, dal mezzanino del Palazzo Comunale, delle opere del Novecento pistoiese in gran parte acquisite dal Comune in prossimità della Prima Mostra Provinciale d'Arte del 1928 con l'intento di costituire una pubblica galleria d'arte moderna, alle quali se ne sono aggiunte quattro, che arredavano le sale di altrettanti uffici comunali, insieme a tre sculture e a un dipinto a olio di Marino Marini, attentamente selezionati fra le opere di proprietà comunale concesse in uso alla Fondazione intitolata all'artista presso l'ex Convento del Tau.

Rinnovato nel suo assetto complessivo e fulcro del rapporto fra la città e il contemporaneo, Palazzo Fabroni appare oggi il vero e proprio Museo del Novecento e del Contemporaneo di Pistoia, come il fascino e la bellezza dell’edificio (basti pensare alla magnifica enfilade di porte corrispondenti alla scenografica facciata curvilinea) si meritano. Una destinazione verso la quale, nel corso dell'ultimo decennio, si sono orientati l’adesione (2009) all’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani (AMACI), che riunisce ventiquattro tra i più importanti musei di arte contemporanea del territorio nazionale, impegnati a costruire una vera cultura istituzionale dell'arte moderna e contemporanea nel nostro Paese; la riapertura (2010) dell’accesso principale da via Sant’Andrea; e il riallestimento (2011) della collezione permanente al primo piano, con la conseguente destinazione delle sale del secondo alle mostre temporanee.

 

 

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