Domenica, 01 Dicembre 2019 11:50

L'Ombra di San Gimignano, un piccolo capolavoro d'arte etrusca

La statuetta etrusca al centro dell'esposizione (foto di Andrea Dami) La statuetta etrusca al centro dell'esposizione (foto di Andrea Dami)

di Andrea Dami

San Gimignano – Chi non conosce il caratteristico profilo della città che si erge su un’alta collina della Val d’Elsa?

Una città circondata dalle antiche mura che ne proteggono ancora l’architettura medievale nel suo centro storico e poi le alte e sottili torri che sembrano toccare il cielo, simboli di uno stato sociale importante, di censo e di potere.

Ancora una volta da questa terra antica, abitata dagli autoctoni Etruschi che da questo colle potevano dominare la sottostante valle ben prima del III secolo avanti Cristo, è emersa in località Torraccia di Chiusi, a pochi passi dal corso del torrente Fosci, lungo le propaggini collinari che scendono da San Gimignano verso la Val d’Elsa, un’esile, ma bellissima figura di offerente, ora esposta al Museo Archeologico della città, che è stata chiamata simpaticamente “l’Ombra di San Gimignano” per la sua forma allungata, che l’avvicina a quella trovata a Volterra, l’antica Velathri, conosciuta come “Ombra della sera”, come la chiamò (almeno così si dice) Gabriele D’Annunzio.

Hinthial, l’hanno chiamata gli esperti, traducibile allo stesso tempo come “anima” e “sacro”, è un reperto sorprendente sia per la qualità del modellato, sia per la tecnica esecutiva che gli artigiani (o artisti scultori-fonditori) etruschi conoscevano molto bene. Un’abilità fusoria che ritroviamo da questa “Ombra”, alta poco più di 64 centimetri e datata intorno al III secolo avanti Cristo, fino ai grandi bronzi come l’Arringatore di ben 170 centimetri di altezza (datato tra la fine del II e i primi del I secolo a.C. e conservato al Museo Archeologico di Firenze). L’arte fusoria è una caratteristica di questa antica popolazione, che si è sviluppata in questa terra toscana ed espansa sia verso Nord che verso Sud.

L’Ombra della sera di Volterra è un giovane nudo, mentre Hinthial di San Gimignano è un personaggio importante, perché indossa una toga che arriva fino ai polpacci e lascia scoperta la spalla, il braccio destro e gran parte del torace; indossa dei calzari con allacciatura alta; la mano destra sorregge una patera ombelicata: una bassa scodella con al centro un rialzo per permettere alla mano di afferrarla meglio senza così toccare con le dita l’interno del “piatto” e poter versare il liquido cerimoniale (generalmente vino) sulla terra, sull’ara e sul “sacro” fuoco purificatore che ardeva durante i riti, con l’aggiunta di offerte (anche di cibo) alle divinità del luogo. Hinthial, il nostro “offerente”, è stato trovato proprio vicino ad un monolite in pietra squadrato che presentava tracce evidenti di esposizione al fuoco, quel fuoco rituale a cui si è fatto riferimento prima.

Quindi, ci dicono gli studiosi, che nei pressi dell’odierna Torraccia di Chiusi, grazie al ritrovamento dell’ex-voto a fettuccia allungata di derivazione centro-italica, ancorato a forme della tradizione religiosa locale e di raffinata fattezza nei confronti dei bronzi allungati finora venuti alla luce, doveva sorgere una straordinaria area sacra etrusca all’aperto, che è stata “usata” per almeno cinquecento anni, dal III secolo a.C. fino al II secolo d.C., come testimoniano i molti reperti che gli archeologi hanno fatto riemergere dalla terra e che vanno dalle monete ai frammenti ceramici, dagli unguentari integri ai frammenti di laterizi. Inoltre, quest’area sacra era vicina ad una sorgente, per cui potrebbe essere ricondotta al culto di una divinità legata all’acqua, o alla terra.

Hinthial, “l’Ombra di San Gimignano”, i cui tratti del volto sono ben marcati con grandi occhi, con il naso prominente, la bocca carnosa, il mento con la tipica fossetta centrale e la capigliatura disposta a ciocche mosse e realizzate con profonde solcature, che da una scriminatura posteriore si dispongono verso il volto a coprire parte della fronte e le orecchie, è, al momento, la più elegante e raffinata nel nucleo dei bronzi allungati finora ritrovati.

Possiamo anche dire che è un’opera “colta” che presuppone i modelli della grande plastica del primo ellenismo e proprio nell’antica Velathri (Volterra), nella prima metà del III secolo a.C. dobbiamo immaginare anche l’ambito culturale di provenienza dell’artista che creò Hinthial, dicono gli autori della mostra.

Grazie a Hinthial possiamo immaginare che il luogo di culto della Torraccia di Chiusi costituisse uno dei santuari al confine del territorio volterrano, infatti la “chiusa” nascosta nel toponimo allude al percorso stradale pre-romano, imperiale e poi altomedievale che sarà la via Francigena che passa proprio per l’area sacra e le “fauci”, celate nel nome del torrente Fosci, indicavano l’ingresso al territorio volterrano.

La scoperta archeologica è avvenuta nel 2010 nel corso di lavori agricoli e a partire dal 2011 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo dette l’avvio a una serie di indagini, seguite da una campagna di scavi che hanno fatto emergere, oltre all’esile figura di “offerente”, un’area sacra etrusca.

“Con questa scoperta San Gimignano, sito Unesco noto per le architetture medievali, non sarà più soltanto la città dalle belle torri – ha detto l’Assessore alla Cultura Carolina Taddei – ma anche la terra di questo bronzetto etrusco che nella sua verticalità rimanda al profilo delle nostre case turrite” e l’incontro ravvicinato con l’Ombra di San Gimignano accompagnerà il visitatore presso l’area di culto in un percorso rituale che richiama la gestualità e le percezioni dell’“offerente”.

Così questo capolavoro toreutico risorge dalla sua sepoltura e ci racconta delle speranze, delle preghiere e delle offerte avvenute per più di cinque secoli in questo luogo sacro che sorgeva in un’area di confine dei territori dell’antica etrusca Volterra.

L’esposizione: “Hinthial. L’Ombra di San Gimignano. L’Offerente e i reperti rituali etruschi e romani”, curata da Enrico Maria Giuffrè e Jacopo Tabolli, è stata promossa dal Comune di San Gimignano e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, con la collaborazione organizzativa di Civita Group ed ha ricevuto il patrocinio della Regione Toscana. I restauri dei reperti sono stati eseguiti con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, mentre la rivista Archeo supporterà l’esposizione attraverso una partnership editoriale.

La mostra rimarrà aperta nei locali del Museo Archeologico di San Gimignano fino al 31 maggio 2020 con il seguente orario: dalle ore 11.00 alle ore 17.30. Chiusura il 25 dicembre. Il primo Gennaio dalle ore 12.30 alle ore 17.30. Dal primo Aprile al 31 Maggio dalle ore 10.00 alle ore 19.30.

La mostra è corredata da un catalogo (edito da Sillabe, Livorno) a firma del Comitato Scientifico, (accademici di ambito nazionale e internazionale e ha un carattere multidisciplinare) che ha studiato dalle offerte in ceramica alle monete, dal racconto del paesaggio archeologico alla descrizione di Hinthial, fino allo studio della sua lega e della materia; gli studiosi hanno ricostruito l’intero contesto archeologico che è presente in mostra, che raccoglie contributi anche di altri autori esperti del territorio di San Gimignano.

 

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