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Martedì, 14 Gennaio 2020 17:37

"Trasparenze": la fotografia di Andrea Dami a Villa Stonorov

L'artista Andrea Dami con una delle opere in mostra L'artista Andrea Dami con una delle opere in mostra

Pistoia - Alla Fondazione Vivarelli, venerdì 17 – alle ore 17.30 – si inaugura la mostra fotografica “Trasparenze” dell’artista Andrea Dami.

La personale è ospitata nelle sale di Villa Stonorov, in via di Felceti, tra le opere eseguite dallo scultore montalese Jorio, ma pistoiese d’adozione, fino al 15 febbraio 2020.

“Trasparenze” sono immagini che ci mettono al centro della scena: tra quello che c’è davanti e contemporaneamente tra quello che c’è alle spalle, perché “viviamo in una continua tridimensionalità”, ci dice il suo autore che, essendo un artista, ci mostra, o meglio, grazie allo scatto fotografico, congela quell’attimo, come scrive Antonio Frintino sul catalogo-guida che è qualcosa di più, perché “affonda le sue radici in una cultura percettivo-linguistica che, da una parte rimanda al movimento psicologico della Gestalt theory, e dall’altra alla multisignificatività di un elemento linguistico determinata da fattori culturali, sociali, morali”.

Frintino precisa che «trasparente è – al di là e dopo l’atto percettivo – ciò che risulta dopo l’atto cognitivo, l’analisi e l’approfondimento, che consentono di cogliere il momento “unico” di un oggetto, di un evento, che non è ciò che è “oggettivamente”, ma ciò che può essere dopo l’intervento dell’artista, un “atto unico” dovuto alla speciale e irripetibile disposizione percettiva dell’artista». Quindi «all’artista fotografo non interessa la realtà fenomenica, bensì la realtà sondata nei suoi aspetti molteplici, passata dall’analisi in profondità, che si presenta perciò “altra” dalla riproduzione statica somigliante raffigurante secondo stereotipi percettivi».

Nelle dodici immagini che Andrea Dami ci offre veniamo “proiettati” in architetture che abbiamo visto, «che “non illuminano” – dice ancora Frintino – anzi stravolgono equilibri estetici; si hanno poi figure umane che un gioco di specchi trascina in spazi come a proiettarli in una dimensione surreale, ove i principi statici sono sconvolti, e tali figure diventano icone offerte allo stupore di chi guarda».

Quella realtà fisica in Dami si fa realtà psichica! È l’opera artistica che stimola riflessioni “sul senso dell’oggetto, dello spazio, del tempo, dell’uomo stesso, tutti elementi della quotidianità messi sotto una lente che li rispecchia, che fa di essi vere e proprie trasparenze”. Ecco il titolo appropriato della mostra.

Andrea Dami, che nel suo processo creativo usa le più svariate tecniche espressive che vanno dalla cartapesta alle digigrafie, dalle sculture sonore di metallo alla fotografia, con queste “trasparenze”, aggiunge il curatore, «mira alla ricerca: se la trasparenza induce a ripensare il processo di strutturazione di una moltitudine di elementi per arrivare al “tutto”, pare conseguente cogliere in questa proposta, in questa sorta di Gestalt completion test cui Dami sottopone chiunque osservi queste sue foto, l’idea centrale della ricerca, che l’atto fenomenico è solo ciò che appare, è una semplice percezione sensoriale il cui autentico essere è “oltre”, quell’oltre che spesso solo la creatività può cogliere».

Ma l’artista Dami ci riserva un’altra sorpresa, sempre legata alle trasparenze, questa volta sonore, per non smentirsi, un’opera che presentò nel 2018 a Certaldo (con la performer Sabina Cesaroni che ballò sulle ritmiche eseguite da Gennaro Scarpato sui cubi-tamburi).

Queste “Trasparenze sonore” sono degli elementi verticali con elementi cruciformi che evocano un antico strumento agrimensorio (che veniva usato per tracciare sul terreno allineamenti ortogonali per suddividere con angoli di 90° le principali strade, o gli spazi utili al lavoro dei campi), adornati con veli trasparenti, "non per isolare – dice Dami – ma per indicare le possibili direzioni, in opposizione alla disumana cecità dei muri innalzati nei confronti dell’altro: il nostro simile, il nostro fratello “uomo” che ha i nostri stessi difetti, ma anche i nostri pregi".

E, per risvegliare l’attenzione, quelle leggere trasparenze nel muoversi faranno sentire il “suono” antico di piccoli bubboli, che inonderà l’ambiente «tenendo lontani gli “spiriti maligni” e nella luce riflessa, protetti dalle quinte morbide dei quattro angoli-veli – ci dice sorridendo Dami – potrete far volare la vostra fantasia… mentre il ritmo del cubo-tamburo di legno potrà accompagnarla – conclude il suo autore – come i battiti del nostro cuore in un girotondo su quelle piccole ruote del tamburo mentre le leggere velature accennano una dondolante danza, ci isolano ma ci potranno far “vedere” nell’altro».

Ecco ancora l’“oltre” creativo che la Fondazione Jorio Vivarelli e il suo Presidente Ugo Poli ci propongono con le opere di Andrea Dami, che fu allievo di Jorio.

 

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