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Sabato, 22 Febbraio 2020 14:56

A Palazzo Strozzi l'arte eclettica e visionaria di Tomas Saraceno

Alcune installazioni di Saraceno a Palazzo Strozzi (fotografie di Andrea Dami) Alcune installazioni di Saraceno a Palazzo Strozzi (fotografie di Andrea Dami)

di Andrea Dami 

Firenze – Palazzo Strozzi ospita fino al 19 luglio 2020 la mostra “Tomás Saraceno. Aria” curata da Arturo Galansino.

È una grande esposizione delle opere di uno dei più originali e visionari artisti contemporanei, la cui ricerca poliedrica e creativa unisce arte, scienze naturali e sociali; ed è nell’intreccio di questi “mondi” che Tomás Saraceno ci propone i progetti partecipativi, le sculture galleggianti e le installazioni interattive che lo aiutano ad esplorare nuovi modi di abitare e/o di percepire l’ambiente.

Per coerenza, Saraceno, artista argentino (classe 1973), ha dato vita alla comunità artistica interdisciplinare Aerocene che immagina un futuro privo di confini e libero dall’uso di combustibili fossili. Tre sono le grandi sfere sospese, fatte di lamine trasparenti e a specchio dell’opera Thermodynamic Constellation (“Costellazione termodinamica”, promossa e realizzata da Fondazione CR Firenze), che ci accolgono all’interno del cortile di Palazzo Strozzi.

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Sono come metafore di una nuova era di solidarietà tra uomo e ambiente (espressa da Aerocene) e sono l’invito ad entrare nel mondo di Tomás Saraceno e così, grazie alla sua creatività, magari cambiare il nostro punto di vista sulla complessa realtà.

Insomma, Saraceno ci fa entrare, ci mette in connessione con fenomeni ed elementi non umani che diventano protagonisti delle sue installazioni e, perché no, possibili metafore della nostra percezione del Cosmo.

Esiste anche un kit portatile contenente una di queste sculture aerosolari gonfiate ad aria che può sollevarsi con il calore del Sole, senza combustibili fossili, pannelli solari, batterie o elio e essere portata dal vento…

Thermodynamic Constellation nasce dalla sperimentazione di Tomás Saraceno con le reali mongolfiere capaci di volare grazie alla sola energia solare e le tre sfere fiorentine sono infatti dei prototipi di palloni “aerosolari” in grado di compiere voli su lunghe distanze ad altezze tra i 20 e i 40 chilometri, fluttuando intorno al mondo libere da frontiere, navigando “attraverso i fiumi dell’atmosfera – dice l’autore –, andando alla deriva con il vento all’interno del nostro essere primordiale”.

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Ecco che l’installazione diviene un invito a ripensare in maniera poetica e collettiva come abitiamo il nostro mondo, trasformando il cortile di Palazzo di Strozzi in una piattaforma fisica, ma soprattutto filosofica per proporre un cambiamento di paradigma attraverso un originale dialogo tra Rinascimento e contemporaneità: dall’uomo al centro del mondo all’uomo come parte di un universo in cui ricercare una nuova armonia.

Con quest’opera Thermodynamic Constellation possiamo anche dire, prendendo in prestito le parole pronunciate da Arturo Galansino, che Saraceno ci invita a riflettere in modo nuovo e immaginifico sulla capacità dell’uomo di andare oltre limiti e i confini consolidati nel nome di una nuova sintonia con il Pianeta.

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L’opera, quindi, diviene il punto di partenza per una profonda riflessione sui temi della sostenibilità e del rapporto tra arte e scienza, fondamentali nel lavoro dell’argentino Tomás, anche in un ampio progetto di attività rivolte in particolare ai giovani. Infatti sono in programma una serie di attività gratuite per i ragazzi delle scuole superiori toscane (tra i 15 e i 19 anni), che prevedono laboratori sul rapporto tra arte e sostenibilità realizzati direttamente negli istituti scolastici e incontri a Palazzo Strozzi con esperti di tematiche ambientali su temi come il cambiamento climatico, l’alimentazione e l’utilizzo dell’acqua.

Ecco l’occasione per “stimolare una riflessione sulle relazioni tra uomo e ambiente, oggi ancora più urgente e necessaria – come ha affermato il Presidente Luigi Salvadori –. L’arte diventa così uno stimolo della coscienza critica degli individui e consente di fermare la nostra attenzione su alcuni aspetti importanti del tempo in cui viviamo: da quelli che riguardano la nostra quotidianità ai grandi temi di dibattito globale come la tutela delle risorse naturali e dell’ecosistema. Le questioni relative al cambiamento climatico e all’ecosostenibilità delle attività umane costituiscono la più grande sfida che l’umanità e le nuove generazioni saranno chiamate a fronteggiare nei prossimi anni”.

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Ma entriamo nel vivo della mostra “Tomás Saraceno. Aria” che, com’è nella natura del “gioco” dell’arte, ci invita a cambiare il punto di vista attraverso quello che ci propone l’autore e così mettersi in connessione con fenomeni ed elementi non umani come ragni e piante che diventano protagonisti nelle installazioni di Saraceno e metafore della nostra percezione del cosmo, in un contesto storico e simbolico com’è Palazzo Strozzi e Firenze.

Nel titolo della mostra c’è un riferimento preciso all’Aria, che suona come “un monito al rispetto del pianeta e della sua atmosfera, ormai criticamente compromessa – come ha affermato Galansino – prefigurando il passaggio ad una nuova era geologica: l’Aerocene, incentrata proprio su questo prezioso elemento che ha anche implicazioni musicali, data la presenza in esposizione del ritmo delle vibrazioni delle ragnatele e della sonificazione delle onde gravitazionali provenienti dall’Universo. Un approccio interdisciplinare che ci fa percepire la complessa rete che collega l’uomo sia al microcosmo delle particelle, sia al macrocosmo dei mondi”.

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Ormai entrati nel “mondo” creativo di Tomás Saraceno è importante avvalersi delle sue trentatré carte, perché sono metafore dei legami tra tutto ciò che esiste in natura, vivente e non vivente, creando inaspettate connessioni tra elementi apparentemente lontani come le sculture poliedriche dell’installazione Connectome modellate sulla forma delle bolle di sapone che formano delle “nuvole”, mentre le superfici a specchio riflettono giochi di luci e di ombre; o i suoni prodotti da alcuni fili di seta di ragno che oscillando risuonano con l’aria; o le ragnatele (ibride) che diverse specie di ragni intrecciano formando un “paesaggio fluttuante” che diviene immagine dell’Universo.

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Questi “Aracnidi” sono stati tra le prime creature comparse sulla terraferma e tra le prime a popolare le foreste primordiali (al giorno d’oggi se ne conoscono circa 35.000 specie diffuse in quasi tutti gli ambienti della terra) e la capacità di secernere la seta dalle speciali ghiandole che si trovano nella parte posteriore del corpo permette loro di “costruire” delle elaborate e resistenti ragnatele, che alcune specie utilizzano per cacciare, per avvolgere le prede, per immagazzinarle, per costruire tane e per tessere bozzoli in cui proteggere le uova (non tutte le specie costruiscono le tele per procurarsi il cibo: molti ragni infatti sono attivi cacciatori ed inseguono o tendono agguati ad insetti o ad altri invertebrati).

La tela che crea il ragno è il mezzo con cui comunica e si orienta nel mondo ma, analogamente alla mappa neuronale del nostro cervello, è anche base della sua consapevolezza.

Ecco che la “collaborazione” di Saraceno con i ragni offre un modo per connetterci con il loro mondo. Per l’artista il ragno è l’oracolo del nostro passato, presente e futuro ed è quindi metafora della mostra.

Saraceno ci propone anche delle “biosfere” (di vetro), i Flyng Gardens (Giardini volanti) contenenti piante, che diventano provocazioni scultoree per mettere in discussione i concetti di confine e territorio, ma anche per ricordarci che una pianta, o un albero, “sono molto più simili a una colonia di api o di formiche che a un animale singolo, perché la fisiologia vegetale è basata su principi diversi rispetto a quella animale”, come ci ricorda Stefano Mancuso (in Verde brillante, 2013). “Le piante hanno letteralmente creato il mondo in cui viviamo – scrive Emanuele Coccia (L’arca astrale di Tomás Saraceno, 2020) – allora Gaia è un’entità vegetale: è un giardino, molto più che uno zoo ed è solo perché Gaia è un giardino che possiamo vivere”.

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Visitare una mostra, e questa in particolare, è, oltre ad un’esperienza sensoriale, un momento di critica, anche di autocritica, che comunque induce a domande-riflessioni, come dinanzi all’immagine della ragnatela che sovrasta la città di Firenze allagata, che è un’allusione alla recente inondazione di Venezia causata dai cambiamenti climatici e nello stesso tempo ricorda anche l’alluvione fiorentina del 1966… insomma una città ragnatela sospesa su un abisso come scrisse Italo Calvino e anche noi – ci ricorda Tomás Saraceno – come Kublai Khan di fronte a un impero insostenibile che sta schiacciando se stesso, sogniamo città leggere come aquiloni, città traforate come pizzi, città trasparenti come zanzariere… e se Marco estraesse dal mazzo un’altra carta? Quella di Aria, una città connessa alle stelle dove nei palazzi le ragnatele diventano porzioni di universi che predicono futuri radiosi mentre i ragni suonano la musica del cosmo…

Durante la mostra “Tomás Saraceno. Aria” si terranno una serie di eventi a Palazzo Strozzi come la Strozzi Night, la speciale serata dedicata ai giovani e i concerti “Costellazione suono” in collaborazione con Tempo Reale.

La mostra è stata promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e dallo Studio Tomás Saraceno, con il sostegno di: Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze e Fondazione CR Firenze; con il supporto di Terna, in collaborazione con Manifattura Tabacchi e con la partecipazione dell’Istituto Europeo di Design (IED).

Catalogo Marsilio a cura di Arturo Galansino.

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