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Mercoledì, 29 Luglio 2020 16:09

La mostra "Exodus" di Salgado chiude con un successo di pubblico

Una delle fotografie della mostra (foto di Giovanni Fedi) Una delle fotografie della mostra (foto di Giovanni Fedi)

Pistoia - Si è conclusa con oltre 11.000 visitatori la mostra Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni, personale del fotografo brasiliano Sebastião Salgado.

L’esposizione è stata curata da Lélia Wanick Salgado e organizzata da Fondazione Pistoia Musei nelle sue due sedi di Palazzo Buontalenti e Antico Palazzo dei Vescovi. 

Un grande successo di pubblico e di stampa per un'esposizione inserita da giornalisti e critici tra gli eventi da non perdere della prima metà del 2020.

In circa tre mesi – dall'8 febbraio al 26 luglio 2020, con una pausa dovuta all'emergenza sanitaria dall'8 marzo al 21 maggio – il pubblico ha potuto ammirare un corpus di 180 fotografie capaci di comporre il racconto emozionante e drammatico delle migrazioni di massa, un lavoro capace di restituire la condizione esistenziale di milioni di uomini obbligati a spezzare i legami con le proprie radici e cercare loro stessi e un futuro migliore in un viaggio verso l'ignoto.

Fondazione Pistoia Musei, che dopo il lockdown ha riaperto le sue sale espositive garantendo ai visitatori totale sicurezza e pieno rispetto delle norme, ha deciso di prorogare la mostra fino a luglio 2020 per consentire al maggior numero possibile di persone di visitarla. Nel primo mese di apertura (in periodo pre-Covid) la mostra aveva infatti registrato una grandissima affluenza, con circa 3.000 visitatori. 

Dopo la riapertura a fine maggio, il trend positivo è continuato: nonostante le misure restrittive e gli accessi contingentati, infatti, sono stati 5.000 i biglietti staccati nel solo mese di luglio, con visite guidate e aperture serali straordinarie che hanno registrato sempre il tutto esaurito.

Una mostra, questa, che evidentemente è riuscita a parlare alle persone, interessandole ed emozionandole: è ormai passata quasi una generazione da quando queste fotografie sono state esposte per la prima volta, eppure per molti aspetti il mondo che ritraggono non è cambiato, e questi scatti continuano a porre la stessa domanda: nel nostro cammino verso il futuro non stiamo forse lasciando indietro gran parte del genere umano?

I profughi di oggi sono solo le vittime più visibili di un processo globale che dimostra quanto tutto ciò che accade sulla Terra sia collegato, dal crescente divario tra ricchi e poveri alla crescita demografica, dalla meccanizzazione dell'agricoltura alla distruzione dell'ambiente, dai cambiamenti climatici al fanatismo sfruttato a fini politici.

Povertà, disastri naturali, violenza e guerre costringono ogni anno milioni di persone ad abbandonare le loro case costrette poi a vivere in campi profughi che il più delle volte si espandono fino a diventare piccole città, e investendo tutti i risparmi, e spesso anche la vita, per inseguire il sogno di una Terra Promessa.

Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni ha raccontato la condizione di profugo, l'istinto di sopravvivenza, i momenti di esodo, i disordini urbani e le tragedie di continenti ormai alla deriva, racconta la paura e la povertà così come la volontà, la dignità e il coraggio.

"Oggi più che mai, sento che il genere umano è uno. Vi sono differenze di colore, di lingua, di cultura e di opportunità, ma i sentimenti e le reazioni di tutte le persone si somigliano. Noi abbiamo in mano la chiave del futuro dell'umanità, ma dobbiamo capire il presente. Queste fotografie mostrano una porzione del nostro presente. Non possiamo permetterci di guardare dall'altra parte." – Sebastião Salgado.

 

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