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Lunedì, 28 Dicembre 2020 17:26

Un'arte “nascosta” che fa riflettere: viaggio nella street art di #6matteo9

Una delle opere di street art di #6matteo9 a Pistoia (fotografia di Andrea Capecchi) Una delle opere di street art di #6matteo9 a Pistoia (fotografia di Andrea Capecchi)

di Andrea Capecchi

Pistoia – Una street art fatta di piccole immagini colorate tutte da scoprire, per fermarsi a riflettere e a pensare, anche nei luoghi più inconsueti della città.

Tra gli artisti di arte urbana che hanno lasciato – e continuano a farlo – il proprio segno in città, non si può non menzionare #6matteo9, street artist pistoiese che nel corso degli anni ha disseminato i propri interventi in molte strade del centro storico (qui la "guida" completa https://www.reportpistoia.com/la-via-della-seta/item/87422-street-art-a-pistoia-un-itinerario-artistico-in-citta.html).

Incuriositi dall'aver scoperto molti suoi “stickers” a giro per Pistoia, lo abbiamo intervistato in esclusiva per scoprire qualcosa in più sulla sua passione per la street art.

Come quasi tutti gli artisti di arte urbana, utilizzi uno pseudonimo: ma che cosa significa?

Non ho necessità di “nascondere” la mia identità o di restare nell'anonimato, la scelta di questo nome d'arte è semplicemente dovuta al richiamo alla mia pagina instagram; è un modo, tramite l'uso di un hashtag, per far conoscere e raccogliere le mie opere in un'unica, grande “galleria virtuale”.

Qual è la tua formazione artistica?

Ho cominciato a disegnare da bambino, la passione per la pittura mi ha preso e non mi ha più abbandonato. Sono un autodidatta, la mia prima esposizione personale risale al 1998, quando ero ancora liceale; poi all'università ho studiato architettura e oggi lavoro in un'azienda di moda. Non sono un artista professionista, lo faccio per passione, la pittura è il mio modo di esprimermi e di comunicare. Per molti anni sono stato – ma continuo ad esserlo anche oggi – un pittore “tradizionale”, che ama quadri con acrilici o tecniche miste. I soggetti sono molto personali, si rifanno ai miei stati d'animo, ai drammi di oggi, a scottanti temi d'attualità come le migrazioni e la libertà sessuale, al mio modo di vedere il mondo. È una pittura strettamente legata alle mie emozioni, dotata di una funzione catartica e liberatoria: serve per sentirmi libero di esprimere ciò che provo, per togliermi un peso di dosso e per aiutarmi a superare le difficoltà, sia a livello interiore che provenienti dal mondo esterno.

Come ti sei avvicinato al mondo della street art?

Da circa quattro anni mi sono avvicinato alla street art e ai suoi linguaggi espressivi, che ho iniziato a portare avanti parallelamente alla mia attività consueta. Per me la street art è un modo per uscire dalle gallerie e arrivare alle persone in maniera più diretta, è uno strumento per coinvolgere maggiormente il pubblico e farlo interagire in maniera immediata con l'opera d'arte. Inoltre la street art ha una seconda, importante funzione: è il tentativo di portare l'arte dove non c'è, in luoghi nascosti e insoliti, spesso in preda al degrado e all'abbandono. L'arte compare e si manifesta laddove nessuno la andrebbe a cercare: sui tubi dell'acqua, sui muri scrostati dei vicoli, sugli alloggiamenti dei contatori elettrici, sui pali metallici dei cartelli stradali. È un'arte che pretende di essere cercata con attenzione, che invita a osservare il dettaglio, che appare all'improvviso e che può sparire con altrettanta rapidità: non si sa dove potrà apparire e quando potrà durare, magari il giorno dopo l'opera viene cancellata e se ne perdono le tracce.

Camminando per le vie del centro di Pistoia abbiamo “scovato” molti tuoi “stickers”, adesivi su supporti metallici dove sono riprodotte le tue opere. Ci ha incuriositi l'mmagine ricorrente della scala, presente in tanti tuoi interventi...

La mia street art non nasce solo con l'intento di generare stupore e curiosità nell'osservatore, ma anche di lanciare un messaggio, un invito a pensare e riflettere. La scala è un soggetto ricorrente nei miei stickers perchè la interpreto come un mezzo per raggiungere i nostri sogni e i nostri obiettivi, che sono rappresentati da un sole o un pianeta. La sscala è un richiamo simbolico al non arrendersi mai e a cercare sempre di lottare per superare gli ostacoli e le difficoltà nel realizzare i nostri sogni. Spesso lungo la scala è presente una figura femminile, è anch'essa un simbolo che rappresenta tutti noi che iniziamo questo percorso di “salita”.

Abbiamo visto la tua street art a Pistoia, ma in altre città del mondo, per esempio a Vancouver in Canada. Ci vuoi raccontare come i tuoi stickers sono arrivati fin là?

Nasce tutto dall’idea di coinvolgere le persone che mi seguono a fare arte insieme a me. Nell'estate del 2019 ho lanciato un contest internazionale chiedendo alle persone di attaccare cinque miei adesivi in luoghi a loro piacimento: non solo la città o il posto dove vivevano, ma in qualsiasi luogo avessero occasione di trovarsi o di viaggiare. L'adesivo più votato avrebbe vinto il “concorso” e l'utente avrebbe ricevuto l'originale della mia opera. Questo contest mi ha dato l'opportunità di far conoscere la mia arte al di fuori dei confini regionali e nazionali, ho lasciato le persone libere di attaccare l'opera dove volessero, e in qualunque tipo di contesto: l'immagine che ha vinto è quella tenuta in mano da una stupenda drag queen al Vancouver Pride! Ma ho visto i miei adesivi attaccati anche a Capo Nord, Miami, New York, Los Angeles, Parigi, Valencia, Roma, Torino, insomma in tante parti del mondo.

Arte e social, un binomio che può funzionare.

Questo contest è stata anche la dimostrazione del ruolo che i social, se utilizzati in maniera intelligente, possono avere nella diffusione e nella promozione di questo tipo di arte, sono degli strumenti molto utili per poter comunicare e interagire con le persone. Per il mio modo di fare arte il rapporto fra street art e social funziona in entrambi i sensi, perchè ci sono stati utenti che sono partiti dalle mie opere per visitare e scoprire i luoghi dove essi erano attaccati. Pistoia è un esempio in tal senso: ho avuto la testimonianza di alcune persone che hanno sfruttato la ricerca delle mie opere disseminate nel centro storico di Pistoia come occasione per conoscere meglio la città e i suoi angoli segreti, nascosti e meno noti.

Secondo te a Pistoia c'è già o manca ancora la piena consapevolezza, da parte dei cittadini ma anche delle istituzioni, del valore della street art come strumento di espressione artistica attraverso nuovi linguaggi, ma anche di riqualificazione degli spazi urbani? 

Rispetto ad altre realtà, in generale in Italia siamo arrivati più tardi ad accettare e integrare questo tipo di arte. Anche Pistoia non è una città “facile” da questo punto di vista, si guarda molto alla conservazione e al passato, ma sono contento che gradualmente ci si stia aprendo ai nuovi linguaggi della street art, soprattutto da parte dei cittadini, come testimoniato dal successo e dagli apprezzamenti che alcuni di questi interventi hanno suscitato fra i pistoiesi. Nella nostra città ci sono tanti spazi abbandonati o lasciati nel degrado che potrebbetro essere fatti oggetto di interventi di street art per la loro riqualificazione urbana, sarebbe bello che gli interventi non fossero più fatti “di nascosto” ma nella piena legalità, e che non solo i cittadini, ma anche le istituzioni e l'amministrazione comunale prendessero coscienza delle possibilità offerte da questi nuovi linguaggi artistici.

Un sogno per il futuro?

Mi piacerebbe partecipare a un'attività bandita dalle istituzioni e realizzare qualcosa di importante qui a Pistoia: anche nelle periferie e nelle aree residenziali della città ci sarebbero le potenzialità per dare vita a dei veri e propri “musei all'aperto”.

 

 

 

 

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