Mercoledì, 10 Dicembre 2014 01:00

Spazio A, Flet: l'opera e il mondo si confrontano

Gillen the Robin's Nest Gillen the Robin's Nest Servizio fotografico di Andrea Dami

 

di Andrea Dami

Pistoia – Spazio A è una galleria d’arte che presenta giovani artisti. In questi giorni sono in mostra le opere del brasiliano Adriano Amaral, (di Riberao Preto), dell’algerino Mohamed Namou (di Oran), degli statunitensi Oto Gillen (di New York), Ajay Kurian (di Baltimore), Kait Mooney (di Seattle) e Eric Veit (di Napa).

La mostra è stata curata da Alex Ross e il titolo che gli ha dato è Flet, titolo di un libro di Joyelle McSweeney. Sul foglio che trovi all’ingresso c’è scritta questa frase: “Flet sta sfrecciando sul Grande Altopiano Deciduo. Ormai gli alberi sono pochi, ma la terra stessa è in qualche modo decidua, perché si alza e precipita a un ritmo sincopato. Qua e là, il deflusso scava strani, schiumosi caratteri nel terriccio. Floridi fiori superstiti che prosperano sotto la coltre dei fumi di scarico ondeggiano sullo spartitraffico in un’allegria lobotomizzata. Sembrano papaveri, probabilmente modificati. I guard-rail scorrono come un nastro consumato”. Un’ introduzione a un possibile e vicino mondo “necro-pastorale” , com’è stato scritto, o siamo in un’allegria lobotomizzata, come riporta la frase citata, insomma siamo di fronte a una “terra futura” e le opere sono un po’ come il romanzo Flet, che procede attraverso l’accrescimento di dettagli che il lettore, come in un giallo, deve mettere insieme?

Ecco che i lavori in mostra ci invitano a collegare i “fili” delle loro proposte, per cui la conchiglia-strumento musicale in bilico sulla sommità di un monte richiama alla precarietà del tavolo che si regge su un pane, ci dice il gallerista Giuseppe Alleruzzo, che forse è il pane che sorregge noi, mentre una “lama” di luce al neon, tenuta in piedi da un sasso, sembra illuminare se stessa, ormai lontana da un frammento di stoffa, mentre un trittico di “tele” tiene in alcune fessure, quasi delle tasche, dei frammenti di travertino… gli ultimi? E Alleruzzo precisa che quelle pietre “sono un pezzo di natura e l’interessante è l’averla inserita, messa insieme a una pittura molto minimale”. Per me sono dei reperti archeologici, come la foto di un nido che contiene delle uova: un ricordo di un tempo lontano? Evocazione nostalgica per il passato o avvertimento per il futuro mentre noi guardiamo i guard-rail che scorrono come un nastro consumato? E mentre osservo le cornici di quelle fotografie esposte che mi ricordano quelle di alcuni artisti futuristi, il gallerista sottolinea l’importanza della natura che questi artisti hanno voluto mettere in evidenza sulla tecnologia che sembra prendere il sopravvento e questo mi riporta al titolo della mostra Flet e al contenuto del libro.

L’importante è che il confronto con l’opera e il mondo in cui viviamo sia mantenuto vivo, come il curatore statunitense ci ha proposto, per alimentare discussioni e riflessioni, per cui la domanda che giro a Giuseppe Alleruzzo è: la città di Pistoia, gli artisti pistoiesi partecipano alle proposte di Spazio A? “In una percentuale che possiamo dire minima –risponde – forse perché non invito ad esporre gli artisti locali, ma questo è dovuto alla ‘linea’ che ho scelto, che è rivolta ai giovani e non metto in discussione la ‘qualità’, perché questa la si trova da ambo le parti. Questa galleria partecipa da tempo alle mostre internazionali, uno spazio che si è guadagnato grazie al lavoro che porta avanti e che viene valutato dagli organizzatori di quelle mostre che si svolgono nel Mondo e posso dire che mi riempie il cuore di orgoglio quando vedo il nome di Pistoia insieme ai nomi di New York, Londra, Parigi… Vorrei che questa piccola città, rispetto a queste capitali, riuscisse ad organizzare una borsa di studio da offrire a un giovane artista consentendogli di andare a ‘lavorare’, a fare esperienza, magari a Londra o a Berlino e confrontarsi con il mondo internazionale dell’arte”.

Mentre saluto, prima di uscire, entrano due giovani, mi dice Alleruzzo: "Vedi, uno viene da Bruxelles e l’altro da Amsterdam".

 

 

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