Sabato, 17 Ottobre 2015 00:00

Andy Warhol al G.A.M. di Bologna

Bologna - La Galleria d'Arte Maggiore G.A.M. di Bologna apre la stagione espositiva autunnale con una mostra dedicata ad Andy Warhol, figura incredibilmente versatile e dinamica che, a vent'anni dalla morte, continua a rimanere uno dei personaggi più influenti dell'arte e della cultura contemporanea.

La mostra – curata da Franco e Roberta Calarota e fortemente voluta dalla figlia Alessia, attuale direttrice – rende omaggio al ricco percorso artistico del maestro della Pop Art americana, capace di lasciare un segno indelebile non solo nel mondo dell'arte ma anche in quello della musica, del cinema e della moda. Un grande rivoluzionario quindi che, più di chiunque altro, ha compreso e interpretato i tratti della società del XX secolo per modificare per sempre il significato profondo che attribuiamo oggi alla parola "Arte".

Ripercorrere il percorso creativo di Andy Warhol (Pittsburg, 1928 – New York, 1987) significa comprendere gli snodi che hanno rivoluzionato l'arte dei nostri tempi. L'artista ha infatti colto alcune delle suggestioni più intriganti della storia dell'arte che lo ha preceduto – dalla decontestualizzazione dei Ready Made di Marcel Duchamp alla ripetizione differente operata da Giorgio de Chirico - per dare loro un seguito nuovo, calato negli anni del boom economico, delle celebrità mediatiche (scegliendo come soggetti Marilyn Monroe, Mao Tse-Tung, Jacqueline Kennedy) e della pubblicità commerciale (con le famose bottiglie di Coca-Cola o gli ancora più noti Barattoli di Campbell Soup). Portando gli scaffali del supermercato all'interno di un museo, Warhol continua a riflettere sulla forza della decontestualizzazione degli oggetti di Duchampiana memoria condividendo con questi il prelievo tale e quale di una porzione di realtà per trasportarla altrove e si fa artefice principale del definitivo abbattimento delle ormai anacronistiche barriere tra cultura alta e bassa, o per meglio dire "popolare".

Il concetto di "Pop" non si riferisce infatti all'idea di creare un'arte "del popolo" o "per il popolo" ma piuttosto di guardare all'immaginario della cultura di massa per elevarlo allo stato di arte. Per rendere semplici oggetti senza significato delle icone, Warhol capisce però l'importanza di affiancare al concetto dello straniamento dadaista, la pratica della ripetizione, ancora una volta dimostrando la capacità di assorbire le tendenze della società di quegli anni in cui la produzione in serie si era imposta con forza. La ripetizione differente trova un grande maestro e un illustre predecessore in Giorgio de Chirico, che negli anni della Neo-metafisica torna a citare se stesso in un gioco di corsi e ricorsi e ha conseguenze dirette anche sulle tecniche artistiche adottate da Warhol: nella sua produzione si assiste a un progressivo abbandono della pittura a favore della serigrafia, tecnica che consente la produzione di immagini in serie proprio come le industrie capitalistiche realizzano in massa prodotti per i consumatori. Se negli anni Quaranta-Cinquanta, con Jackson Pollock e gli Informali, l'importanza veniva data alla manualità, al gesto dell'artista che imponeva sulla tela segni e materia, ora al centro viene posta l'idea, il pregetto, il pensiero che produce l'opera, con evidenti fortissime conseguenze sulle tendenze in cui si è poi mossa l'arte in anni più recenti.

Il quadro tracciato da Andy Wahrol è quello di un artista costantemente in bilico tra la critica e l'ammirazione per un sistema che seppur fondato su basi estremamente controverse, è anche uno straordinario esempio di democrazia: “perfino il più povero può bere la stessa Coca-Cola che beve Jimmy Carter o Liz Taylor”. La Galleria d'Arte Maggiore si prepara ad accogliere la prima monografica sull'artista, mettendo come sempre in evidenza i legami con la storia e gli influssi sulle generazioni successive e continuando l'approfondimento sulle figure più rilevanti della storia dell'arte.

 

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