Mercoledì, 23 Novembre 2016 08:59

Torino Film Festival, il giorno di Roberto Bolle

Roberto Bolle Roberto Bolle

dall’inviato Giacomo Martini

Torino - La 34° edizione del Torino International Film Festival ha girato la boa della prima parte della manifestazione e si accinge al rush finale.

Fino ad oggi niente di clamoroso o di particolare valore, tutto nella normalità e nel dejà vu. Solo alcune novità hanno ravvivato questa edizione del festival, un evento senza red carpet e grandi star, con una sola eccezione: la partecipazione di Roberto Bolle, il divo della danza italiana ed internazionale sulla cui storia artistica è stato presentato un docufilm di Francesca Pedroni dal titolo “Roberto Bolle. L'arte della danza”. Il film racconta lo spettacolo “Bolle & Friends” ideato dall'artista italiano nel corso di questi ultimi anni della sua carriera, fissato durante un tour estivo attraverso tre luoghi simbolo del nostro patrimonio culturale: Pompei, le Terme di Caracalla e l'Arena di Verona. Danza on the road che ti permette di conoscere il lavoro di grande sacrificio che questi artisti devono esercitare. Un viaggio nella grande danza che il pubblico ha molto gradito anche per la partecipazione dello stesso Bolle.

Un altro evento, non proprio cinematografico, che ha ravvivato la programmazione è stato l'omaggio a due poeti piemontesi Gipo Farassino e Guido Catalano. Le due storie si incrociano al TIFF e vengono proposte al pubblico: “Gipo lo zingaro di Barriera” di Alessandro Castelletto e “Sono Guido e non guido” di Alessandro Maria Buonomo. Due film, due personaggi, all'apparenza diversi, e una città. Il primo una cantastorie, il secondo un poeta che hanno segnato la vita di Torino e non solo. Un viaggio tra i ricordi di una città, della sua periferia che troppo spesso vengono dimenticati ma che sono determinanti per continuare a vivere e a sperare.

Ma torniamo alla tradizionale rassegna segnata, come ho già ricordato, da molti, troppi film. Pochi fin'ora quelli che si potranno ricordare e speriamo vedere nelle sale. “Avant les Rues” della giovane regista canadese Chòloè Leriche è stato apprezzato dai critici presenti; racconta la storia di un giovane che vive in una riserva di nativi (i mitici pellerossa) in Quebec, che si trova coinvolto accidentalmente in un omicidio, il senso di colpa lo getta in una crisi profonda che lo spinge a fuggire nelle foreste dove, attraverso la riscoperta delle tradizioni del suo popolo, cerca una via per espiare le proprie colpe. Un'opera prima di inclinazione antropologica, accorata e musicale con bravissimi attori non professionisti.

Un altro film interessante già visto alla Festa del Cinema di Roma è “Los Decentes” di Lukas Valenta Rinner, di coproduzione Austria, Corea del Sud e Argentina. Una cameriera trova lavoro in una ricca zona residenziale alla periferia di Buenos Aires, ma scopre che al di là del filo spinato che “difende” la comunità dei ricchi, c'è un'altra comunità che sfida le leggi dei residenti attraverso le leggi del corpo e della natura. Un'opera spiazzante, una commedia comica e noir allo stesso tempo che unisce rigore narrativo e pienezza sensitiva delle immagini, con chiare allusioni politico-sociali.

Sempre all'interno della sezione Torino 34, abbiamo visto il film di Andrea De Sica, nipote del leggendario Vittorio, dal titolo “I figli della notte”. L'azione si volge in un collegio per figli di ricchi dove saranno formati per diventare la nuova classe dirigente del paese, una prigione di lusso dove si respira un'aria soffusa di repressione. Poco lontano, uno chalet nel bosco dove si vivono piaceri proibiti. Una favola noir che mescola suggestioni horror, ambizioni d'autore, analisi politica e intuizioni artistiche post moderne. Un'opera prima che non riesce a trovare il giusto equilibrio narrativo tra le diverse sollecitazioni filmiche e finisce per rimanere un'opera incompiuta con una storia scontata e già vista in altri film con risultati molto più positivi.

Ancora da ricordare una straordinaria Isabelle Huppert nel film “L'avenir” di Mia Hansen-Love storia di una professoressa di filosofia che abbandonata dal marito, dopo la morte della madre, si rifugia in montagna con un ex studente di tendenze radicali.

E il sempre bravo Daniele Segre che ha proposto il suo ultimo documentario “Nome di battaglia Donna” che ci racconta il ruolo delle donne nella lotta partigiana in Piemonte.

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