Martedì, 04 Luglio 2017 08:49

Bologna. Bellocchio e Cardinale tornano sul set dell'Enrico IV

Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale in una scena del film Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale in una scena del film

di Giacomo Martini

Bologna - Domenica 9 luglio, alla Rocchetta Mattei, nel Comune di Grizzana Morandi, in provincia di Bologna, sarà presentato il film di Marco Bellocchio, in una nuova copia restaurata dalla Cineteca di Bologna, il film, “ Enrico IV “ tratto dall’omonima tragedia di Luigi Pirandello.

Il Castello della Rocchetta Mattei, restaurato dalla Fondazione della Cassa di risparmio di Bologna nel 1984, ma ancora chiuso al pubblico e nel più assoluto abbandono, fu scelto come set ideale per il film che vedeva tra i protagonisti Claudia Cardinale, Marcello Mastroianni, Leopoldo Trieste e Paolo Bonacelli. La sceneggiatura era dello stesso Bellocchio in collaborazione con Tonino Guerra, la fotografia di Giuseppe Lanci, i costumi di Lina Nervi Taviani la scenografia di Giancarlo Basili e Leonardo Scarpa.

La proiezione, alle 21,30, vedrà la partecipazione di Marco Bellocchio, Claudia Cardinale, Giancarlo Basili, Leonardo Scarpa e del produttore Enzo Porcelli che ripercorreranno davanti al pubblico la storia del film. La manifestazione è promossa dalla Cineteca Comunale di Bologna che da anni svolge un lavoro straordinario di recupero e di restauro di classici del cinema italiano ed internazionale.

Il film ripropone la trama del testo pirandelliano. Nel corso di una festosa cavalcata in maschera, un giovane subisce una grave caduta provocata dal Barone Belcredi, suo rivale in amore. Impazzito per il colpo, il giovane assume l'identità di Enrico IV di Germania, di cui indossa il costume al momento dell'incidente e, rinnegando il presente, si allontana dalla donna che respinge il suo amore e dagli amici che si fanno beffe di lui per rinchiudersi in un castello con un piccolo gruppo di servitori. Anche quando ha superato il trauma della caduta, egli conserva la maschera del pazzo recitando la commedia dell'imperatore tormentato dalla scomunica di Gregorio VII, ma nel suo animo esacerbato dalle delusioni e dalle finzioni del mondo, coltiva un amaro risentimento e progetti di rivalsa. Questo è l'antefatto del film di Bellocchio che si ispira al dramma di Pirandello. L'azione inizia venti anni dopo con la visita al castello del gruppo che un tempo aveva partecipato alla mascherata. In primo luogo Matilde, la donna amata dal finto Enrico IV, sua figlia Frida, Belcredi, che nel frattempo, è divenuto l'amante di Matilde, e uno psichiatra che vorrebbe con un esperimento tentare di guarire quello che credono un povero matto. La miseria morale e l'ipocrisia di questi personaggi provocano lo sdegno del folle - che peraltro folle non è - e lo inducono a rivelare la verità, prima ai servitori, poi ai nuovi venuti che accusa delle colpe del passato, della sua vita non vissuta e, infine, abbraccia Frida che somiglia tanto alla madre così da essere la donna che egli avrebbe voluto e che ora in Matilde invecchiata non trova più. La sorpresa sbigottisce i domestici che per anni erano stati compagni, musicisti e famigli dell'imperatore e riempie di spavento Matilde, Belcredi e lo psichiatra che sono stati smascherati da colui che credevano uno smemorato da compatire. In un ultimo gesto di ira, il finto Enrico IV alza la mano sull'amico che l'ha tradito; ma una mano armata di una spada da teatro, compiendo quindi un gesto che ha il valore di beffa. Poi torna a rinchiudersi nella definitiva finzione dalla follia, ben sapendo che la sua confessione di "normalità" lo ha paradossalmente reso prigioniero per sempre della pazzia.

Il film non fu accolto positivamente dalla critica e al botteghino andò piuttosto male. Il tema della follia era un tema molto caro al regista che ne aveva fatto quasi una proprio cifra stilistica. “I Pugni in tasca! (1965 ), “Nel nome del padre” (1971 ), “Matti da slegare! (1975 ), “Salto nel vuoto” (1980 ), “Gli occhi, la bocca” (1982 ) i titoli delle opere che impegnano il regista in questa sua ricerca di carattere psicoanalitico.

“Enrico IV” si inserisce con forza in questa linea ricca di momenti alti di cinema, ma anche di evidenti contraddizioni. Come registriamo proprio nella trasposizione del dramma pirandelliano.

 

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