Venerdì, 27 Ottobre 2017 16:49

Festa del cinema, delude "Hostile", convince a metà "Una questione privata"

Una scena del film "Una questione privata" Una scena del film "Una questione privata"

di Giacomo Martini

Roma - Si è aperta con una delusione la 12° edizione della Festa del Cinema di Roma che aveva scelto come proposta di apertura del concorso internazionale il film made in USA, “Hostile” di Scott Cooper.

Un'idea interessante, stimolante, ma che nel racconto scade troppo spesso nella retorica dei buoni sentimenti segnati da episodi e dialoghi che non sempre convincono; ritorna il vecchio “adagio” con i Comanche cattivi ed i bianchi costretti a diventarlo anch'essi. Piuttosto scontato e stucchevole. E decisamente poco rispondente alla storia.

Per fortuna che il cinema made in USA e la festa si sono riscattati con il bel film di Kathryn Bigelow, “Detroit”, il film è ispirato alle sanguinose rivolte che sconvolsero Detroit nel 1967. Tra le strade della città si consumò un vero e proprio massacro ad opera della polizia che uccise a sangue freddo tre giovani afroamericani e centinaia di persone rimasero gravemente ferite. Questo atroce episodio scatenò disordini e una guerriglia che distrusse parte della città e che obbligò l'America a prendere coscienza sull'accaduto anche se i responsabili della strage furono tutti assolti da una giuria di bianchi razzisti. Il film con un ritmo incalzante e duramente realista ci accompagna nella città devastata senza lasciarci un attino di respiro e ci obbliga a riflettere anche sulla situazione attuale che per alcuni versi potrebbe riproporre eventi del genere.

La Festa ha presentato in anteprima nazionale l'ultimo ed attesissimo film di Paolo e Vittorio Taviani, “Una questione privata” dal capolavoro di Beppe Fenoglio.

Racconta la storia di tre ragazzi, Milton, Giorgio e Fulvia e della loro estate in una villa in campagna. Milton è un giovane riservato che parla perfettamente l'inglese, Giorgio è bello ed estroverso e sono ambedue innamorati di Fulvia che gioca con i sentimenti di entrambi. Poi la guerra porta i due ragazzi nelle fila dei partigiani e Milton, rivisitando la villa dei loro incontri, causa di un ambiguo racconto della custode, viene aggredito da una gelosia folle.

In qualche modo sembra di rivivere la storia del film di Vittorio De Sica “Il giardino dei Finzi Contini” tratto dall'omonimo romanzo di Giorgio Bassani, dove la bellissima Micol scherza con l'amore di Fabio Testi e Lino Capolicchio.

Milton vuole scoprire la verità e cerca disperatamente Giorgio che è stato catturato dai fascisti. Come spesso accade il film non riesce a trasmettere la forza e la passione del racconto di Fenoglio, anche se ci aiuta a recuperare una parte importante della nostra storia troppo presto dimenticata ed oggi di cocente attualità visto l'insorgere di fenomeni legati all'ideologia del fascismo e del nazismo. Ma la scelta degli attori non convince, troppo “moderni” per essere veri, troppo “affettati” per farci sentire tutta la drammaticità della storia, privata e pubblica. Convincente invece l'ambientazione tra le nebbie delle colline piemontesi, delle Langhe dove la storia partigiana scrisse pagine importanti.

Al termine della proiezione del film dei Taviani, pochi applausi e qualche fischio.

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