Martedì, 03 Aprile 2018 18:04

Tra storia e vita privata: esce nelle sale “Il giovane Karl Marx” di Raoul Peck

di Giacomo Martini

All'età di 26 anni, Karl Marx si mette insieme alla moglie Jenny sulla strada dell'esilio.

Nel 1844 a Parigi conosce il giovane Friedrich Engels, figlio del proprietario di una fabbrica, che studiava gli inizi del proletariato inglese. Engels, una specie di dandy, dà a Marx il pezzo mancante del puzzle che ricompone la sua nuova visione del mondo. Insieme, nonostante le gravissime difficoltà che dovranno incontrare, perseguitati e censurati dalla polizia, dalla politica dominante in quegli anni e da una parte predominante degli stessi lavoratori, e scontrandosi anche con le prime formazioni politico-sociali come quella guidata dal socialista Proudon, riusciranno a dare vita alla prima organizzazione del movimento operaio, che fino a quel momento era per lo più disorganizzato e improvvisato.

Un movimento che, guidato, contro ogni aspettativa, da due giovani uomini di buona famiglia brillanti, insolenti e perspicaci, diventerà la più totale rivoluzione culturale, politica, sociale e filosofica della storia che inciderà radicalmente nella vita del mondo intero dall'Ottocento ai giorni nostri.

Tra gli attori ricordiamo August Diehl (il giovane Marx), Stefan Konaske (Friedrich Engels), Vicky Krieps (la moglie di Marx), Hannah Steele (Mary Burns), Oliver Gourmet (Pierre-Joseph Proudon). Il film di Raoul Peck cerca di mettere insieme i diversi aspetti del protagonista e del contesto sociale e storico in cui vive, e cioè un'opera in cui si mescolano insieme e in parti il più possibile simili gli elementi biografici, intimi, politici, storici.

“Nel caso dell'oggetto Marx, ognuno di questi aspetti poteva dare luogo ad un'interpretazione, nella misura in cui l'ordine di presentazione è sempre una maniera di esporre un rapporto di causa a effetto: la vita sull'opera, la politica sulla vita, il carattere sulla politica, la teoria su tutto il resto... “.

Ma é chiaro che in un film, e in particolare in un film in costume, è la parte romanzata a prendere il sopravvento. Però, fin dall'inizio il regista Raoul Peck e il suo sceneggiatore Pascal Bonitzer hanno cercato di riequilibrare il tutto mettendo al centro il lavoro teorico, cosa notoriamente non facile da filmare senza tralasciare il racconto crudelmente realista della miseria economica in cui versa l'autore del Capitale, che però non predomina nella narrazione liberando il film dal rischio di cadere nella retorica di tipo dickensiano che avrebbe potuto distogliere lo spettatore dal tema dominante del film, la ricerca teorico-filosofica legata strettamente alla denuncia sociale che diventa lotta di classe. Il regista ha cercato di finalizzare il pensiero di Marx arricchito dalla studio di Engels in un obbiettivo unico che invade tutto il film: l'idea del connubio tra rivoluzione e lotta di classe.

In questa prospetiva l'impegno e il ruolo sociale e culturale del film è positivo dal punto di vista storico e politico, come il tentativo di farci conoscere tutti gli aspetti e le contraddizioni possibili della personalità di Carlo Marx: il genio, l'uomo, il suo pensiero, i suoi limiti pubblici e privati acominciare dal suo rapporto umano e sentimentale con Jenny e con Engels. Non era facile fare un film sulla vita del giovane Carlo Marx, c'era il rischio reale di finire schiacciati dal peso titanico del personaggio, rischiando apologia e retorica o il contrario.

Il regista decide di non scegliere, di non dare indicazioni, lascia al pubblico la libertà di decidere da che parte stare offrendo una visione, la più oggettiva possibile di una parte della vita dell'uomo che più di tutti ha influenzato la storia degli ultimi due secoli, forse tre.

Raul Peck, regista, sceneggiatore e produttore, di origine haitiana, è cresciuto nello Zaire e in USA. Ha studiato in Francia e negli Stati Uniti e ha frequentato la Deutsche Film- und Fernsehakademie, la scuola di cinema e TV di Berlino. Le sue opere sono state presentate nei principali festival internazionali come quelli di Cannes (il suo "L'uomo sulla banchina" è stato il primo film caraibico selezionato alla kermesse francese), Berlino e Toronto, e lui stesso ha fatto parte della giuria della Berlinale (nel 2002) e del Festival di Cannes (nel 2012). Tra il '96 e il '97 è stato Ministro della Cultura di Haiti. Nel 2001 ha ricevuto il premio Irene Diamond Lifetime Achievement Award dalla Human Rights Watch Organization. Nel 2017 ha ricevuto la candidatura all'Oscar per il miglior documentario con "I Am Not Your Negro". Per questo film ha ottenuto anche il Premio del pubblico della sezione "Panorama" e la Menzione speciale della Giuria Ecumenica alla 67ma Berlinale, dove ha presentato anche il dramma storico "Le jeune Karl Marx" (Berlinale Special Gala). E' Presidente de La Fémis, la scuola nazionale di cinema di Parigi.

 

 

 

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